DUE PASSI TRA I VICOLI DI NAPOLI di Joel Borsa photographer©

DUE PASSI TRA I VICOLI DI NAPOLI di Joel Borsa photographer©

DUE PASSI TRA I VICOLI DI NAPOLI di Joel Borsa photographer©

Joel Borsa e’ in questi giorni a Napoli e ci racconta attraverso le sue immagini le  passeggiate tra i vicoli di questa meravigliosa città.

DUE PASSI TRA I VICOLI DI NAPOLI di Joel Borsa photographer©

Questo e’ un bar vicino a piazzetta Nilo, su a Spaccanapoli, allestito in stile tibetano.

DUE PASSI TRA I VICOLI DI NAPOLI di Joel Borsa photographer©

Sorbillo, alle 9 di sera. la fila fuori e’ perché non si può prenotare, ieri sera un’amica ha atteso 2 ore ed erano solo  due persone….fossero state di più avrebbero aspettato il doppio. deve valerne la pena! in effetti e’ una delle migliori pizze di Napoli.

DUE PASSI TRA I VICOLI DI NAPOLI di Joel Borsa photographer©

L’Università stradale di Spaccanapoli: questo signore resta con il sole o con la pioggia a proporre questo gioco a turisti e passanti parodiando le università. Della serie”L’arte di arrangiarsi”.

DUE PASSI TRA I VICOLI DI NAPOLI di Joel Borsa photographer©

La finestra di un liutaio vicino a Piazza San Domenico Maggiore.

Via dei Tribunali, parallela a Spaccanapoli, famosa per le pizzerie come Sorbillo, Di Matteo, Il Presidente e molte altre.

Portici di Via dei Tribunali.

DUE PASSI TRA I VICOLI DI NAPOLI di Joel Borsa photographer©

Poteva mancare una vetrina così invitante? Questo e’ un alimentari e fornaio. A Napoli ci sono ancora le “Botteghe”, piccoli negozi sotto casa dove si trova di tutto un po’ e non mancano mai il pane e i dolci.

DUE PASSI TRA I VICOLI DI NAPOLI di Joel Borsa photographer©

San Gregorio Armeno, la via dei Presepi.

Questa strada collega Spaccanapoli con Via dei Tribunali.

Gli artigiani di presepi, abilissimi nel tradizionale lavoro di costruzione e arricchimento di tantissimi personaggi per i presepi, lavorano tutto l’anno. Ogni personaggio a Napoli ha un significato, ogni figura rappresenta un lavoro. C’e’ anche il vecchio con la gobba che porta fortuna O’ scartellat  maschera popolare molto nota nella tradizione napoletana.

Negozietti della zona.

DUE PASSI TRA I VICOLI DI NAPOLI di Joel Borsa photographer©

Vico delle Biciclette . E’ un altro collegamento tra Via dei Tribunali e Spaccanapoli.

Via Forcella e la biblioteca dedicata ad Annalisa Durante, uccisa dalla camorra durante un tentato assassinio di un boss locale. Questa e’ una zona famosa per la malavita. Si vendono sigarette di contrabbando ogni 30 metri, 5 postazioni di vendita facendo due passi e pare che sia in aumento rispetto all’anno scorso.

Dolce tipico “Fiocco di Neve” di Poppella, pasticceria del Rione Sanità fatto con ricotta e crema di latte.

“Arte” su Via Duomo con i cartelli stradali. I napoletani si divertono alla grande con i divieti d’accesso, del resto si sa che le regole stradali a Napoli sono decisamente obsolete.

DUE PASSI TRA I VICOLI DI NAPOLI di Joel Borsa photographer©

Pendino, ingresso di Via Forcella, appena fuori Spaccanapoli.

DUE PASSI TRA I VICOLI DI NAPOLI di Joel Borsa photographer©

Vico del Fico al Purgatorio, o Vicolo di Pulcinella al cui ingresso c’e’ la statua con la famosa maschera napoletana.

Aspettando in stazione…..si canta.

 

DUE PASSI TRA I VICOLI DI NAPOLI di Joel Borsa photographer©

O’ Princepe Piccerillo, la versione locale del “Piccolo Principe”.

Tutte le fotografie sono di Joel Borsa© 

Napoli e’ meravigliosa.

Read more

QUESTA CHE STO PER NARRARE E’ UNA STORIA VERA

QUESTA CHE STO PER NARRARE E' UNA STORIA VERA

QUESTA CHE STO PER NARRARE E’ UNA STORIA VERA

Storie, leggende, racconti, fantasie, ricordi, reminiscenze….tutto crea l’atmosfera nello scrivere e soprattutto nel coinvolgere il lettore. E questa che sto per narrare è una storia, vissuta realmente o solo di fantasia, poco importa, ma sicuramente è che rileggendola mi ha travolto l’anima…….

Eravamo accampati con la nostra legione in mezzo al nulla, luna oscurata, pioggia e vento. Una legione composta da 10.000 uomini, valorosi, coraggiosi, affamati……molti feriti, altri in fin di vita. A morire in una terra che non ci apparteneva.

Battaglie su battaglie, sconfitte, vittorie, amici e nemici lasciati sulla verde erba rigogliosa dopo le piogge di Aprile. Ora siamo rimasti in 3.000 uomini, in quanto Roma ne aveva richiamati la maggior parte, e altri purtroppo erano quelli che non fecero più ritorno, caduti da gloriosi eroi.  Il tempo passava, come le stagioni. La barba incolta mi faceva capire lo scandire inesorabile dei mesi che come fulmini passavano.

Arrivammo finalmente ad un nostro avamposto. Fummo accolti non come soldati, ma come fratelli.

Andai nella stanza assegnatami, non da semplice soldato ma da Tribuno, comandante di una parte dei soldati rimasti. A breve venni chiamato nella sala delle strategie, dove generali, comandanti e gregari studiavano i vari piani di azione per poter rimanere in vita più che conquistare.

Incontrai, dopo tanti anni che non lo vedevo, Marco Aurelio Cracco, cresciuto con me in Roma, addestrato da uno dei migliori, Augusto Senna, gran centurione. Ci abbracciammo e ci scesero alcune lacrime.

Mi chiamarono poi per attirare la mia attenzione “Tribuno Tiberio Domiziano possiamo iniziare?”…Io sorrisi, mi scusai, e mi misi assieme a loro

Ragionammo tutto il pomeriggio. Poi finalmente il banchetto serale. Erano molte lune che non cenavamo così.

Il giorno dopo preparammo tutto ciò che si era detto il giorno prima.

Ci volle tempo, giorni, per mettere a punto molte cose. Poi partimmo, 2.500 uomini altri rimasero nella fortezza; sarebbe stato un viaggio lungo, ma non pensavo così triste per la conclusione.

Dopo circa 9 giorni di marcia arrivammo alla nostra destinazione. Radure verdi, foreste, montagne. Cacciagione e selvaggina per poterci sfamare, acqua di sorgente per dissetarci. Sembrava tutto perfetto, anche troppo.

Quella notte non riuscivo a dormire, avevo incubi reali, presagi di morte, dolori atroci. Mi alzai e mi misi a guardare il cielo, una meravigliosa Luna piena, che illuminava la distesa delle valli dove eravamo. Sembrava mi guardasse e piangesse, come per ricordarmi così, prima della mia morte.

Brividi di freddo e torpore mi assalirono, tornai in tenda e cercai di dormire almeno qualche ora.

Il risveglio non fu facile visto la travagliata notte che avevo passato

Ad un certo punto, un nostro soldato di guardia, iniziò a suonare la tromba d’allarme. Un drappello di uomini a cavallo, recanti bandiera con i simboli romani, correva verso di noi come trasportati dal vento del nord, forte, rapido, gelido.

Scesero e uno di loro, sporco di fango, sangue e fatica, venne verso di me. Era l’amico fraterno Marco Aurelio. Caduti in una imboscata durante l’attraversamento di una foresta, soldati morti, decimati dalle mille frecce scoccate dagli archi dei nemici, appostati come falchi al buio pronti a ghermire la preda.

Ci disse che migliaia di uomini stavano marciando verso il nostro accampamento

Non ebbi esitazione. Dissi a tutti di prepararsi per affrontare un nemico molto forte, che voleva respingere le nostre resistenze, che voleva far vedere la sua supremazia su Roma, e che scherniva i soldati romani definendoli burattini, non guerrieri, ma femmine che piangono morendo in battaglia chiedendo pietà per la vita. Aggiunsi che, morire in battaglia, è un onore riservato a pochi veri uomini, riservato agli eroi, ed io, se fosse stata la mia ora, sarei morto senza paura ma con negli occhi lo sguardo del coraggio e che tutti noi dovevamo incutere timore durante il combattimento ai nostri avversari dimostrando loro come muore un Romano, non come un burattino, ma come un possente e valoroso soldato che ha fede negli ideali per i quali ha prestato giuramento.

Sentii un coro di voci urlanti possedute dalla forza degli Dei che osannava il nome di Roma, dei Tribuni, ed il mio nome, Tiberio. Nei loro occhi fiamme, fuoco, voglia di vincere anche oltre la morte. Erano i nostri uomini, carichi e trepidanti, pronti a far capire al nemico il proprio onore contro chi onore non ne ha.

QUESTA CHE STO PER NARRARE E' UNA STORIA VERA

 

Non ci volle molto per schierarci, pronti, forti, ben armati e corazzati con i nostri grandi scudi rettangolari con effigi di Leoni e di Aquile; lance, archi, frecce, spade, cavalli sellati e vestiti a battaglia. Tutto pronto. Con gli altri Tribuni e con l’amico Marco Aurelio studiammo un piano, una strategia, per poter difendere le nostre vite e prendere noi le loro.

Ci dividemmo, truppe a piedi appostate all’inizio della radura, i migliori con gli archi, circa 500, suddivisi a metà nelle due foreste ai lati della verde distesa che di li a breve sarebbe stata insanguinata. Io guidavo con Marco Aurelio le truppe a cavallo.

Iniziò a calare la sera, le nubi all’orizzonte avevano l’odore di pioggia trasportata dal vento. Passarono minuti che sembravano ore, qualche goccia, poi una lieve pioggia, sottile, tagliente come lame, gocce non fredde, ma tiepide, come se volessero i nostri Dei darci calore anche nell’anima.

Udimmo suoni provenire in lontananza, ombre, rumori di tamburi, cori che osannavano la loro vittoria, insulti alle nostre donne e alle nostre divinità.

Poi il silenzio. Erano fermi, immobili, davanti a noi, distanti ma non troppo, schierati come pali in perfetta geometria. Davanti a loro 5 uomini a cavallo, vestiti di armature luccicanti, forse anche più delle nostre, con scudi rotondi, grandi, con disegni di animali bellissimi. Uno dei cinque, quelli in centro, fece avanzare di una incollatura il suo cavallo, volse lo sguardo prima a destra urlando un comando, poi a sinistra urlando un altro ordine. Sguainò la sua spada, luminosa anch’essa, e la additò verso di noi, e i fanti iniziarono ad avanzare. Ad un certo punto si aprirono in mezzo, e da dietro centinaia di uomini a cavallo si fecero largo avanzando velocemente. Non avevano spade in mano, ma archi, e iniziarono a scoccare frecce come fulmini che vogliono colpire folgorando. Ordinammo alle truppe di serrare i ranghi, di unire gli scudi a testuggine. Appena in tempo; le frecce si schiantarono sulle nostre difese. Alcune passarono, qualche uomo cadde, ferito, o peggio ancora, morto. Fu il nostro momento. Venne ordinato ai nostri arcieri nascosti all’interno della foresta di scoccare. Non si udiva più il rumore della pioggia, ne le urla dei soldati nemici, ma il forte sibilo delle 500 frecce scoccate, riscoccate, e lanciate ancora, con una velocità indescrivibile. Tanto che non si vedeva più il buio del cielo ma il colore del legno con le luccicanti punte mortali che volavano. E colpirono, cavalli innocenti caduti morti, soldati agonizzanti, molti salvati dai loro scudi ma altri senza vita a terra.. Ma non si fermarono; venne impartito dal loro comandante un altro ordine e altri fanti, numerosi, avanzarono in sostegno; la loro cavalleria veniva questa volta dai lati, ma non con archi e frecce, sta volta con le spade.

Allora impartimmo anche noi i nostri ordini. Andammo tutti in battaglia. Armati di voglia di gloria, di vita e di morte nello stesso momento, di tanta paura ma ancor di più di coraggio, io e Marco Aurelio con le nostre spade, amiche di mille battaglie, parte del nostro corpo, taglienti come rasoi e leggiadre come una piuma, al galoppo insieme ai nostri valorosi uomini.

QUESTA CHE STO PER NARRARE E' UNA STORIA VERA

I cavalli annaspavano e affannavano per la foga con cui li spronavamo a correre. Poi lo scontro. Colpi parati, colpi inferti, segni sullo scudo. Dolori di ferite lievi, l’odore del fango, dell’acqua, del sangue, della morte. Non si risparmiavano colpi. Frecce nemiche che mi sfioravano tagliandomi i capelli, lambendomi la pelle del viso. Una colpì il mio pennacchio, mi fece male, perché la sua forza mi diede uno strappo al collo ove l’elmo romano era legato con ferro e cuoio. Ebbi un attimo di sbandamento e mi colpirono. Caddi da cavallo. Marco Aurelio mi vide a terra, si fermò, scese anche lui a combattere al mio fianco. Fanti e legionari del nostro rango arrivarono veloci a combattere vicini. I nemici erano tanti, ma non avevamo più paura, ma solo tanta adrenalina data dal sapore del sangue giunto alla nostra bocca, al naso, come una essenza che ci poteva drogare, come lupi assatanati pronti ad azzannare la preda. E combattemmo senza timore.

Non so come successe ma ad un certo punto della battaglia ci trovammo d’innanzi ai 5 comandanti nemici; anche loro ormai scesi dai loro cavalli, anche loro segnati dalla battaglia. Io, Marco Aurelio e i nostri uomini affrontammo in uno duro conflitto loro, ed i loro fedeli combattenti. Fu un epico scontro, del quale non dimenticherò mai memoria, lungo, cruento, doloroso, triste.

Non potevamo sapere se saremmo sopravvissuti noi o loro, ma con impeto mai eguagliato, andammo avanti. Perdite di uomini da entrambi il lati. Tre dei cinque comandanti caddero. Io e Marco eravamo innanzi ai due più forti, il loro primo comandante e il suo fidato compagno, come eravamo noi due. Scintille delle nostre lame illuminavano il buio; le nostre urla confuse con le loro, per fare uscire tutta la grinta e la forza che avevamo. Io stavo lottando con il mio pari di grado. Marco con l’altro. Vidi che il mio fraterno amico stava avendo la meglio sul suo nemico, lo aveva disarmato e stava per colpirlo. Lo fece, colpito diritto nello stomaco. La sua spada lo aveva passato da parte a parte. Il sangue all’uomo usciva anche dalla bocca. Guardò Marco, e con un ultimo rimasuglio di vita, afferrò un coltello che aveva nella sua armatura e lo infilò nel collo del mio fraterno amico. Io urlai, impotente, la rabbia mi salì da dentro trasformando i miei occhi in quelli di un feroce assassino senza pietà. L’uomo dinnanzi a me vide il mio cambiamento. Divenni più combattivo, più adrenalinico, colpii, colpii ancora, sempre più forte, mentre l’altro indietreggiava sotto i miei fendenti. Impaurito, quasi stremato, fino a che cadde, lo trafissi, una, due, tre volte. Spirò.

I nostri uomini stavano avendo la meglio sul nemico, senza più comandanti che Iniziò ad indietreggiare fino a ritirarsi, sconfitto; ma la nostra vittoria, a che prezzo………..per Roma, per gli Dei…….

QUESTA CHE STO PER NARRARE E' UNA STORIA VERA

Corsi da chi non respirava più, le mie lacrime erano sporche del mio sangue, la mia voce straziata dal dolore, il corpo mi tremava. Presi Marco Aurelio sperando che fosse ancora vivo, ma il suo sangue mi riempì le mani, le gambe, il viso e la mia barba. Lo strinsi a me come un fratello stringerebbe il proprio caduto in battaglia, i miei uomini che volevano staccarmi senza riuscirci, Marco Aurelio, amico di una vita fatta di sacrifici, di lotte, di gioie e di dolori, combattente, eroe valoroso, morto…… e io continuavo ad urlare, a piangere a sentire il suo sangue, ad urlare agli Dei chiedendo perché lui e non me; con le mie ultime forze stremato dalla battaglia, dalla tragedia, dal dolore, lo sollevai, lo portai via da li, lo misi sul suo cavallo, lo riportai al campo.

Gli diedi giusta sepoltura, con gli onori come se fosse un Cesare, un Dio; era un uomo, con gli ideali di Roma nel cuore, con la sua fede, con il suo cuore, con la paura ed il coraggio sempre a lottare, ma senza mai tirarsi indietro da niente. Marco Aurelio, una parte della mia anima, del mio cuore, della mia vita. Che possa riposare in pace.

Dopo quel cruento giorno, fatto di morte, dolore, atroce dolore per la mia persona, le battaglie diminuirono, io combattevo sempre audacemente, in prima linea, con il ricordo di Marco dentro di me. Poi un giorno arrivò l’ordine di rientrare in patria.

Arrivati a Roma, dopo vari convenevoli, ci riunimmo tra tutti i vari comandanti. Fu lunga la giornata. Ma poi alla fine, ebbi il mio compenso. Rimanere a Roma, ad istruire i nuovi giovani, legionari, fanti, centurioni. La mia esperienza era grande, come il mio dolore. Fino al giorno in cui, all’età di 47 anni, incontrai l’amore della mia vita, una donna che già conoscevo dai tempi passati, ma che non avevo mai avuto il coraggio di guardare con gli occhi dell’amore, forse perché prima ero troppo intento a voler andare via a combattere, ma adesso, che avevo capito quanto vale una vita, potevo provare a dimostrarle il mio amore.

Fu una vita felice, tranquilla, dentro le mura di Roma, con i ricordi di Marco nel cuore e nell’anima, sognandolo la notte con il suo sorriso, come quando eravamo ragazzi, scherzando e facendo goliardie.

Ora con la saggezza di vecchio padre e marito, capisco quanto vale una vita, cosa fa veramente male e cosa è superficiale, quanto vale una lacrima, un dolore, una gioia, la felicità, l’armonia con l’universo.

QUESTA CHE STO PER NARRARE E' UNA STORIA VERA

E tramando questo sapere ai piccoli giovani fanciulli romani che vengono a sentire i miei racconti di battaglie del tempo passato, agitando nell’aree le loro spade di legno, i loro scudi fatti di leggero cuoio, immedesimandosi nei soldati che duellavano per un ideale, ideale che è una fede, un giuramento, una verità, come l’amore, forte, sincero, rispettoso e soprattutto proveniente dal cuore e dall’anima come il nostro credo in roma.

Oxford Brogue

XVIII – X – MMXVI

Pagina FB di Oxford Brogue

Read more

EXPO EXPERIENCE 2016 L’ALBERO DELLA VITA, ULTIMISSIMO SPETTACOLO

EXPO EXPERIENCE 2016 L'ALBERO DELLA VITA, ULTIMISSIMO SPETTACOLO

EXPO EXPERIENCE 2016 L’ALBERO DELLA VITA, ULTIMISSIMO SPETTACOLO

Sono le 22,45 del 16 ottobre 2016 e assisto all’ultimissimo spettacolo dell’Albero della Vita di questa stagione in posizione privilegiata e decisamente unica, la terrazza di Palazzo Italia gentilmente concessa solo allo staff che ha gestito questi mesi il Padiglione

 

 

Bellissima esperienza. Ancora una volta Expo, ancora una volta un’atmosfera indimenticabile e per pochi. Ancora una volta mi sento fortunata di avervi partecipato, di aver rivisto l’area Expo, di non aver dimenticato l’esperienza unica dell’anno scorso e di averne vissuta un’altra, diversa, quest’anno.

Tanta gente e’ tornata, moltissima e’ venuta per la prima volta e nessuno vuole che quest’area venga chiusa, abbattuta, dimenticata.

EXPO EXPERIENCE 2016 L'ALBERO DELLA VITA, ULTIMISSIMO SPETTACOLO

W EXPERIENCE, che nonostante le difficoltà iniziali, ha mantenuto le promesse fino alla fine chiudendo con due concerti gratuiti fantastici come quello di  Antonello Venditti e Gianna Nannini.

Ci rivediamo l’anno prossimo??????????

 

EXPO EXPERIENCE 2016 L'ALBERO DELLA VITA, ULTIMISSIMO SPETTACOLO
Patrizia e Joel sul terrazzo di Palazzo Italia per l’ultimo spettacolo dell’Albero della Vita

Foto e video di Joel Borsa ©

Ci rivediamo sicuramente presto perché ho molte cose da raccontare su questi mesi di Expo 2016 Experience-rEstate a Milano

LA CUCITORIA, GRAZIA E CHARME LA NUOVA COLLEZIONE INVERNALE DI SONJA TAGLIAVINI

LA CUCITORIA, GRAZIA E CHARME LA NUOVA COLLEZIONE INVERNALE DI SONJA TAGLIAVINI

LA CUCITORIA, GRAZIA E CHARME LA NUOVA COLLEZIONE INVERNALE  DI SONJA TAGLIAVINI

L’altra sera sono andata a trovare Sonja Tagliavini nel suo Atelier di via Disciplini, 4 a Milano per la presentazione della nuova collezione “Made to Measure” autunno-inverno 2016/17.

Sotto il diluvio universale e il traffico in tilt entrare alla Cucitoria ed essere accolta dal sorriso di Sonja e’ stato un piacere ritrovato, un calore di altri tempi e una rivelazione nuova per la collezione presentata.

Linee morbide, lunghezza mini e midi, capispalla di incredibile originalità nuova, morbida e avvolgente.

LA CUCITORIA, GRAZIA E CHARME LA NUOVA COLLEZIONE INVERNALE DI SONJA TAGLIAVINI

 

Lo studio delle forme e delle geometrie assolutamente invitante e piacevole. Linee molto pulite e volumi over.

 

LA CUCITORIA, GRAZIA E CHARME LA NUOVA COLLEZIONE INVERNALE DI SONJA TAGLIAVINI

 

Lo CHARME della  linearità viene esaltato, a volte da alte cinture; il pigiama realizzato in velluto diventa chic con dettagli a contrasto.

 

LA CUCITORIA, GRAZIA E CHARME LA NUOVA COLLEZIONE INVERNALE DI SONJA TAGLIAVINI

 

I tessuti della collezione privilegiano le migliori sete italiane, velluti e cotoni, giocando nel ricordo dei tessuti etnici, più estivi ma che influenzano  i contrasti invernali, tra arancione e fucsia e il nero classico che si accende, e l’ocra o l’azzurro polvere.

 

LA CUCITORIA, GRAZIA E CHARME LA NUOVA COLLEZIONE INVERNALE DI SONJA TAGLIAVINI

 

Sonja ha l’abilita’ di creare capi molto attuali e diversi dalle tendenze un po’ esagerate degli ultimi periodi.

 

LA CUCITORIA, GRAZIA E CHARME LA NUOVA COLLEZIONE INVERNALE DI SONJA TAGLIAVINI

 

La GRAZIA con cui si ripropone al pubblico denota tutta la classe della sua creatività, ma non solo. La lavorazione, fiore all’occhiello di questi capi, esalta l’artigianalità con cui ogni singolo capo viene realizzato; le rifiniture sono perfette a tal punto che i capi potrebbero essere “double face” per come sono raffinati gli interni e le cuciture. La classe del dettaglio e’ quella particolarità che fa la differenza dello stile de La Cucitoria di Sonja Tagliavini. 

 

 

Pezzo unico ed incredibile la giacca Tuxedo interamente ricamata a mano protagonista, in vetrina, di tutta la luce che attira in una serata buia e tempestosa.

 

LA CUCITORIA, GRAZIA E CHARME LA NUOVA COLLEZIONE INVERNALE DI SONJA TAGLIAVINI

 

Un netto contrasto tra il davanti, nel classico nero, e il dietro ricco di trame e piccoli decori fatti a mano e cuciti perfettamente come fosse un unico particolare tessuto. Mani preziose quelle delle sarte di Sonja, ma unica l’originalità con cui sono stati studiati dalla stilista questi capi accolti con entusiasmo da un pubblico che va dalla più giovane cliente di 22 anni alla più grande trentenne e all’adulta cinquantenne e oltre.

 

LA CUCITORIA, GRAZIA E CHARME LA NUOVA COLLEZIONE INVERNALE DI SONJA TAGLIAVINI

 

Meravigliosa serata ieri sera da Sonja Tagliavini, tra un bicchiere di vino bianco e deliziosi marron glacé fatti fare apposta per gli ospiti. Unica sempre l’atmosfera nel suo Atelier dove inevitabilmente scambi quattro chiacchiere con chi entra per un saluto.

 

LA CUCITORIA, GRAZIA E CHARME LA NUOVA COLLEZIONE INVERNALE DI SONJA TAGLIAVINI

 

Infatti, non sono andata ad una sfilata incasinata e caotica, milioni d’investimento per presentare una collezione in una location qualsiasi, ma sono andata a prendermi un bicchiere di vino da Sonja e ho visto la sua nuova, incantevole, collezione.

 

LA CUCITORIA, GRAZIA E CHARME LA NUOVA COLLEZIONE INVERNALE DI SONJA TAGLIAVINI
Cesare Bonadonna, appasionato fotografo, ha colto alcuni momenti degli ospiti

Read more

ITALIA – SPAGNA, GIRAMENTO DI PALLA

ITALIA - SPAGNA, GIRAMENTO DI PALLA

ITALIA – SPAGNA, GIRAMENTO DI PALLA

Intervento di Gianluca Tizi su un passaggio durante la partita di ieri

La parola “giramento” è di uso corrente, nella lingua italiana, soprattutto nelle espressioni “giramento di testa” o (meno comune) “giramento di capo”.

Ma ieri sera, nella telecronaca diretta di RaiUno dell’incontro di calcio Italia-Spagna, l’amico (lo saluto affettuosamente!) Alberto Zaccheroni l’ha usata, per sottolineare la maestria nel palleggio dei calciatori spagnoli, nell’accezione “giramento di palla”.

Alzi la mano chi non ha pensato male, fra l’altro vedendo gli evidenti effetti che il suddetto “giramento” stava provocando ai disorientati giocatori in maglia azzurra.

Caro Zac, forse un meno fraintendibile “circolazione di palla” sarebbe stato più appropriato: qualche solerte collega RAI accanto a te durante la telecronaca (uno a scelta fra il telecronista Alberto Rimedio, il regista e i cameramen) avrebbe potuto suggerirtelo tramite un semplice biglietto passato sotto il banco, come a scuola.

E invece niente. Evidentemente nessuno se n’è accorto (possibile?) oppure nessuno ti ha voluto bene al punto di evitarti un simpatico “scivolone” degno di Blob.

E non saprei dire, fra le due opzioni, qual è la peggiore.

ITALIA - SPAGNA, GIRAMENTO DI PALLA

 Gianluca Tizi

la sua pagina FB

Pagelle della partita

TORTA SALATA NAPOLETANA

TORTA SALATA NAPOLETANA

TORTA SALATA NAPOLETANA

Ingredienti:

  • 750 gr. di ricotta ( si puo’ usare anche ricotta light)
  • 2 confezioni di pasta sfoglia ( volendo un sapore dolce salato utilizzare pasta frolla)
  • 1 provola affumicata
  • 150 gr. prosciutto cotto a dadini ( volendo si puo’ usare il salame)
  • Parmigiano grattugiato o pecorino ( se si usa il pecorino attenzione a mettere pochissimo sale)
  • 2 uova
  • Sale q.b.
  • Pepe nero
  • Pepe bianco

Read more

GLI IRRISOLTI

GLI IRRISOLTI

GLI IRRISOLTI

di Manuela Spanu

Settembre 2016

 

Siamo rimasti in una foto

Immortalati nel tempo

Colori sbiaditi, ingialliti da una cornice troppo irrisolta per racchiuderci

Abbiamo spinto per farci spazio, per partorirci nel mondo, ma eravamo troppo diversi per farne parte

Senza di me ti si spezzano le vene, ma quando mai io sono stata linfa vitale che scorre?

Ho stagnato per non farmi travolgere dalla vita

Mi hai seguita per sfuggire all’oblio senza mai afferrarmi

Ci siamo incontrati per errore

Ci siamo lasciati per salvarci

Read more

INCONTRI INASPETTATI

INCONTRI INASPETTATI

INCONTRI INASPETTATI

Quel giorno era molto caldo, e decisi di andare in spiaggia. Mi recai a Lummus Park, con la sua sabbia portata dalle Bahamas, corre parallela a Ocean Drive (in corrispondenza tra la sesta e la 14 esima strada) ed è la spiaggia principale di South Beach, il posto migliore per chi è alla ricerca di intrattenimento e abbronzatura. In qualsiasi giorno della settimana, la vita non manca, dalle modelle seminude agghindate per un servizio fotografico (il topless qui è legale), ai fanatici dell’abbronzatura e una sfilza di addominali scolpiti.
Mi misi comodo, un po’ in imbarazzo per non essere così scolpito e giovane, ma felice di godermi un altro giorno di piena vita. Iniziai a rilassarmi, scrivendo un altro mio racconto. Scrutavo la gente, sorridente, gioiosa, chi correva e si tuffava nell’oceano, i bagnini, creati nel corpo dalla mano di Michelangelo, che erano sulle loro postazioni a vedere che tutto procedesse regolarmente. Posizionai meglio i miei vecchi e usurati occhiali da sole, un vecchissimo modello di Rayban che mi teneva compagnia fin dagli anni 70. Mi misi il cappello di paglia, che era una via di mezzo tra un modello Borsalino ed un modello country, ingiallito dal tempo, ma tenuto maniacalmente perché era un ricordo stupendo della mia vita, lo misi perché il sole era diventato insopportabile.
Cercai di sistemarmi all’ombra del mio ombrellone.

Ripresi a mettere i miei pensieri sulla carta. Pensieri molto lontani, ricordi, gioie e tristezze. Ma parte di una vita che fu. Chiusi gli occhi e ricordai la spiaggia in cui ero, quando nella mia giovinezza venivo in compagnia di chi oggi non c’è più, persone diverse, atteggiamenti diversi. Ci si salutava con intensità non con superficialità e falsi sorrisi. Ci si aggregava, si parlava, si rideva. Si provavano valori veri. I bambini giocavano con la sabbia. Facevano castelli e costruzioni bellissime.

Ricordo una famiglia, lei donna distinta, i suoi figli, un bambino ed una bambina, solari, piccoli, ma molto vivaci. Non vidi il marito. Ma non ci detti peso. La donna era molto magra, avrà avuto circa 38/40 anni al massimo ed i ragazzi avranno avuto all’incirca 5/7 anni
Aveva i capelli lunghi e leggermente mossi. Madre premurosa, correva dietro ai figli per mettere loro la crema protettiva. Scenetta divertente con i bambini che si burlavano di lei ridendo e continuando a sfuggirle.
Ripresi a scrivere. Descrizioni fantastiche come a me piace fare. Prolisso a volte nella stesura dei pensieri  per dare al meglio l’immagine reale, per travolgere il lettore e  proiettarlo nella scena descritta.
Passarono circa 20 minuti, e vidi il ragazzino chiedere alla madre qualcosa, la madre si guardò in giro, guardando anche me, e gli rispose qualcosa. A breve vidi il pargolo venire vicino a me. Mi sorrise e mi chiese come mai avevo un cappello così buffo. Io gli sorrisi guardando quegli occhi così genuini, innocenti, sinceri, che avevo all’interno i segni di una anima pura. Gli risposi che per la mia epoca era un berretto molto comune ma che oggi i giovani bricconcelli come lui mettevano berretti più tecnologici, con immagini dei Miami Dolphins, con visiere colorate e altro ancora. Lui si mise a ridere a crepapelle, mettendomi anche un pochino in imbarazzo, ma ero felice di aver dato un po’ di sorriso ad un bambino con capelli biondi come un angelo.
La sorellina sentendolo ridere si avvicinò anch’essa a me. Mi toccò una spalla e con parole semplici date dalla sua giovanissima età mi chiese cosa stessi facendo. La guardai nel suo splendido costumino due pezzi, vivace e colorato, lei con capelli lunghi e castani con le treccine che la facevano apparire ancora più simpatica, e le risposi che stavo scrivendo un racconto.
La madre, che stava leggendo un libro, non sentendo più il rumore dei propri figli vicino, si alzò dallo sdraio e si girò come se già sapesse dove fossero. Li chiamò a voce alta con tono di rimprovero, ma i due pargoli non mostravano alcuna intenzione di ascoltarla e di andare da lei.

Allora venne da me. Chiese scusa del disturbo che mi potevano avere arrecato i suoi figlia, e mi fissò. Vide nelle mie mani fogli scritti, nella borsa a terra libri dei quali però non riusciva a leggere il titolo, e la mia figura, avanti nell’età e segnata dal tempo.
Si presentò. Io le dissi  il mio vero nome; iniziammo a chiacchierare. Intanto nella mia mente portavo avanti ricordi del passato, e li confrontavo con il presente. Lei mi disse, nel continuare a farci compagnia con parole gentili e posate, che era separata da poco e che era spesso triste. Per combattere questo malessere aveva dovuto sostenere sedute mediche che l’avevano  aiutata, prendeva alcuni medicinali, ma soprattutto leggeva per distrarre il pensiero.
I due bambini erano sempre lì, avevo dato loro alcuni fogli e delle matite e loro disegnavano come fanno i bambini.
La donna mi disse che ultimamente aveva letto molto e le piacevano i libri di racconti di uno scrittore che non aveva mai letto, ma che trasmetteva sulla carta qualcosa di molto sentito. Mi disse che si chiamava Oxford Brouge. Io la guardai quasi incredulo, e mi misi a ridere. Lei sorpresa, pensando le mancassi di rispetto, si irrigidì quasi offesa. E mi disse perché quella risata, se pensavo qualcosa dovevo dirglielo e non schernirla con una risata.
Con il mio sorriso in volto le dissi che non stavo ridendo per lei o per ciò che mi aveva detto ma perché conoscevo quello scrittore.
Lei allora si tranquillizzò e mi chiese come facevo a conoscerlo, forse perché anche lei era, signore mio, uno scrittore? Allora, difficile da dire e da spiegare, come se fosse una barzelletta, le dissi che il mio nome d’arte era Oxford Brouge e quello scrittore ero io. Lei si mise a ridere, come se fosse uno scherzo per fare colpo su di lei o altro. E mi disse di non prenderla in giro. Sempre sorridendo entrambi, le dissi che non era un tentativo di flirtare con lei, ma era la verità. Per convincerla le dissi di attendere alcuni secondi. Mi chinai ed estrassi dalla mia borsa, in pelle scolorita anch’essa per l’età, un contratto dove era scritto che tale casa editrice stipulava il contratto con me in arte Oxford Brouge.
La donna arrossì quasi mortificata, si scusò, sia per non avermi creduto, sia per il disturbo dei suoi due pargoli, e mi chiese se avessi potuto autografare il libro che stava leggendo, l’ultimo da me scritto, che si intitolava ” la vita vista dagli occhi della gente: riflessioni di giorni passati”.
Risposi che ne ero onorato. Fatto questo e continuando a chiacchierare e facendo sorridere anche i due pargoli, le dissi che ora era giunto il momento per me di rientrare a casa, ci salutammo, e le promisi che avrei scritto il mio prossimo racconto su di lei, e sui suoi adorabili figli. Le scese una lacrima di commozione sul viso che nonostante la giovane età, mostrava ai miei occhi i segni del cuore e del dolore che aveva passato.
Si allontanò e i suoi due figli, tenuti da lei per mano, continuavano a salutarmi con la manina libera sorridendomi.
Il sunset era arrivato, di un colore rosso fuoco, che faceva dell’orizzonte un quadro bellissimo. Presi le mie cose e mi incamminai verso casa. Pensai ai vecchi tempi passati, ai tempi moderni. Pochi erano i bambini come loro a non avere ancora il cellulare o gadget elettronici per giocare. E pochi al giorno d’oggi avrebbero avuto il coraggio di parlare con uno sconosciuto di persona, perché abituati ai social. E sorrisi, pensando che esistono ancora persone che danno più valori a libri e ad insegnare giochi ormai dimenticati, piuttosto che passare tempo sui social ed imbottire i figli con elettronica per non essere disturbati.

Scritto da Oxford Brogue 26 settembre 2016

INCONTRI INASPETTATI
South Beach al tramonto

Read more

TRA ANGURIE, MELANZANE E LIQUIRIZIA SPUNTANO LE TORRI DI CITYLIFE

TRA ANGURIE, MELANZANE E LIQUIRIZIA SPUNTANO LE TORRI DI CITYLIFE

Orti fioriti sotto le torri di Citylife

sabato 24 e domenica 25 saranno aperti ai cittadini dalle 10.30 alle 18.30

Angurie, melanzane, rabarbaro e persino piante di liquirizia accanto a zinnie, echinacee, carciofi, agli e dalie, pomodori, bietole, fragole, menta, girasoli, ma anche aromi e verdure. E ancora lunghi filari di vigne, zucche rampicanti e una coltivazione di piante inconsuete come il topinambur, il ricino, il cardo dei lanaioli o la liquirizia. Nasce l’Orto di City Like tremila metri quadri di terreno coltivato a ortaggi, piante aromatiche e fiori, destinati gratuitamente ai residenti. Grazie a un accordo tra la La Società Citylife e Orticola Lombardia, hanno sottoscritto un accordo da due anni e in quest’area sono stati piantati una settantina tra ortaggi e piante ornamentali. In una delle zone piu’ moderne e recenti di Milano si ritorna alla terra e alle antiche tradizioni contadine….altro che vetro e cemento armato!

Filippo Pizzoni, ideatore del progetto e vicepresidente di Orticola – sostiene che l’intento e’ quello di un’operazione didattica aperta al pubblico ma destinata ai residenti che possono godere di prodotti sotto casa coltivati, più che con l’intenzione di produrre degli ortaggi da mangiare, che per altro vengono consumati dai residenti, per parlare di un orto e quindi fare una operazione didattica.

Un”momento” di quiete in mezzo alla campagna sotto il grattacelo in attesa di nuove destinazioni per la zona .  L’amministratore delegato di Citylife, Armando Borghi,  ha voluto questo quadrato di frutta, fiori e verdure per mostrare  a scuole e cittadini come l’orto  può crescere in un contesto urbano”.

Abbiamo gia’ verificato l’Orto Planetario di Expo Experience per capire che cio’ e’ possibile e anche gradevole.

Camminando nell’Orto di CityLife  si trovano  piante di amaranto, il ricino, le barbabietole pronte per il raccolto ma si nota anche che alcune specie non crescono proprio bene in citta’ . “Una cosa che abbiamo voluto provare a fare è stato piantare l’anguria – ha detto Pizzoni – che comunque preferisce un clima più meridionale del nostro; poi però abbiamo piantato anche dei girasoli che non ci hanno dato neanche un fiore”.

Gestire e coltivare un orto non e’ proprio una passeggiata ma a CityLife lo potremo vedere tutto l’anno e constatare quali piante resistono a Milano e quali no, così se ci venisse voglia di farlo sul balcone e sul terrazzo siamo preparati e meglio sceglieremo i prodotti piu’ resistenti, ben consapevoli che la coltivazione va seguita e che richiede impegno e dedizione.

 

Devo ammettere che l’Orto Planetario di Expo Experience e’ assai bello e ho potuto vedere con i miei occhi che quanto piantato ha dato in abbondanza variegata i suoi frutti. Solo di pomodori avro’ visto 5 diverse specie, così di melanzane e non solo.

Comunque e’ curiosa questa nuova moda cittadina e merita una visita.
Nel fine settimana del 24 e 25 settembre gli Orti fioriti resteranno aperti al pubblico dalle 10.30 alle 18.30 per un mercatino e laboratori all’insegna del verde. La zona e’ tra viale Berengario e Piazzale Arduino si potranno acquistare ortaggi, piantine aromatiche e sementi, in piu’ qualche suggerimento di giardinaggio .

 

TRA ANGURIE, MELANZANE E LIQUIRIZIA SPUNTANO LE TORRI DI CITYLIFE

 

Le grandi aiuole compongono  un percorso spezzato, quasi labirintico, all’interno delle quali si alternano, secondo la tradizione italiana, coltivazioni orticole e piantagioni ornamentali. A me non dispiacerebbe affatto fare a spesa direttamente nell’orto.

Insomma un giretto per curiosare lo merita tutto.

 

TRA ANGURIE, MELANZANE E LIQUIRIZIA SPUNTANO LE TORRI DI CITYLIFE

Rimani aggiornato

 

Read more

error: Contenuto protetto !!
50annieround
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.