LA VITA POSSIBILE. E’ POSSIBILE.

LA VITA POSSIBILE. E' POSSIBILE

LA VITA POSSIBILE.  E’ POSSIBILE.

Ebbene! Non si inizia mai un articolo con una congiunzione, sta quasi male, ma e’ cio’ che penso  dopo aver visto, oggi pomeriggio in anteprima, come si parla di violenza contro le donne senza passare morbosamente dal buco della serratura, ma con delicatezza e rispetto. Senza mostrare il sangue, ma il dolore profondo e lo sgomento senza giudicare, o colpevolizzare, l’angoscia ma non l’odio. Inno ai sentimenti, nonostante l’argomento, alla solidarietà  femminile , al coraggio di una donna e all’amore per suo figlio e alla voglia di ricostruire una vita lontano dalla violenza.

“LA VITA POSSIBILE” di Ivano De Matteo, scritto con  Valentina Ferlan e interpretato da   Margherita BuyValeria Golino,Andrea PittorinoCaterina ShulhaBruno Todeschini

 

 

Dichiara Ivano De Matteo: “Quando abbiamo deciso di fare questo film venivamo da tre film con una storia di famiglie apparentemente normali che andavano verso la distruzione e qua volevo fare il contrario, una famiglia distrutta che va verso la ricostruzione. Lo spunto è venuto dalla storia di una conoscente della mia compagna, che ha subito dieci anni di violenze con un figlio ancora più piccolo di quello del film. Non volevo fare un film sulla violenza sulle donne che fosse voyeuristico e che mostrasse quella violenza, volevo raccontare cosa accade dopo.”

 

LA VITA POSSIBILE. E’ POSSIBILE.

 

Un vero pugno allo stomaco per iniziare in modo impattante ma poi il film scivola su altre chine andando a sottolineare svariati aspetti psicologici che s’intrecciano e si rincorrono in situazioni così delicate che non sembra un film che parla di violenza contro le donne. In effetti non parla di questo….parte da questo per parlare di coraggio e di rinascita.

 

LA VITA POSSIBILE. E’ POSSIBILE.

 

Benché e’ incentrato sul dolore profondo e nascosto di Anna, le scene si susseguono su note di positività inframmezzate a dubbi e pensieri, crescita personale e introspezione. Pian piano la storia si snocciola e sembra quasi che la pellicola prenda luce, dopo il buio e la fuga da casa. Quella casa familiare diventata una gabbia, neanche tanto dorata.

All’apparenza sembra Valerio, l’adolescente strappato da casa e dagli amici e catapultato in un’altra città, Torino, a fare le spese di questa situazione. Sicuramente nel momento delicato della crescita, una situazione simile e’ uno sconquasso emotivo e ricco di solitudine, per il giovane figlio dell’orco e anche quello più a rischio di sbandamento. Anna, la madre, dopo aver preso la decisione di scappare e’ una donna forte che mira solo a ricostruire, per sé e per il figlio, una nuova vita e un’armonia familiare, perche’ una donna e un figlio sono una famiglia!

 

LA VITA POSSIBILE. E’ POSSIBILE.
Andrea Pittorino, Valerio

Quando chiede aiuto per Valerio ad una Associazione le viene detto che essendo un minore ci vuole il consenso firmato del padre. Purtroppo questo dice la legge. Che paradosso! E’ SCAPPATA, forse non e’ chiaro!

Spesso Anna e’ pensierosa, silenziosa, osservatrice di ogni movimento del figlio spaesato, lei sembra assente in alcune scene, ma nella realta’ riflette silenziosa alla ricerca di una soluzione , si rimbocca le maniche e trova un lavoro, l’unico possibile. Pulizie serali nella nuova università di Torino.

Unico lavoro possibile = pulizie!  45/50 anni puoi sperare in un lavoro migliore?

Nel marasma di ricominciare, Valeria Golino e’ l’amica esuberante che porta note di allegria ma con discrezione e che offre ospitalità incondizionata. Anche  fuori scena.

 

LA VITA POSSIBILE. E’ POSSIBILE.

 

Piano piano, accompagnata dalla colonna sonora  e dalla splendida fotografia, tra “ti odio” di Valerio ad Anna, e la sua pazienza infinita ricca di preoccupazioni e speranze,  la vicenda si sviluppa verso la vita possibile.

Ricordo “ti odio” di mia figlia.

Cosa si prova?

E’ inimmaginabile lo squarcio nel cuore che quel falso odio urlato addosso e ricco di accuse silenziose provoca, e quanta forza ci vuole per non cedere, per non tornare sui propri passi consapevoli di aver fatto la scelta giusta ma che i figli comprenderanno solo molto poi, anni dopo e, forse, solo quando saranno genitori o mogli e mariti.

Sei tu la picchiata, non i bambini; gli hai tolto un padre.

Se, invece,  decidi di scappare da sola, non sei una madre. Hai abbandonato i tuoi figli, sara’ piu’ facile riprendersi una vita, ma sei giudicata, da nessuno escluso, UNA PESSIMA MADRE.

Quante volte viene in mente che ti possano portare via i figli, lui o gli assistenti sociali. Se non hai soldi, casa, lavoro i figli te li tolgono e magari li danno a lui che e’ un violento; ma ha un lavoro, una casa, soldi.

Ricordo il panico, l’incredulità, l’incapacità di un confronto dialettico che si tramutava in schiaffi  e predominanza fisica. Ricordo anche molto bene, come fosse oggi, le offese di “madre di merda incapace perché affetta da cancro intellettivo”. Ricordo altrettanto giudizi scritti dalla sua nuova compagna, offese e frasi tipo….non ho voglia di ricordarle! Non sono rimosse, ma non fanno piu’ tanto male.

Vorrei capire come può un essere umano offendere in continuazione, sempre e comunque. Dov’è  il rispetto tra coniugi? Sposati in chiesa o civilmente e’ uno dei cardini del matrimonio raramente rispettato.

Se lavoravo ero una “madre di schifo perché non pensavo ai figli”, se non lavoravo ero una “nullità professionale” ma comunque una “madre incapace” e, in ogni caso, non potevo decidere nulla non contribuendo economicamente, anzi, dovevo sempre chiedere per favore o portare un preventivo per una qualsiasi spesa, e attendere il benestare.

Come fa un uomo a svilire in ogni caso il ruolo della propria compagna. Dice bene una signora tra il pubblico, durante la conferenza: bisogna costruirsi un’indipendenza economica. E’ una delle poche “salvezze” in questi casi di soprusi e violenze domestiche. Se scappi, quanto meno, riesci a mantenere te e i tuoi figli. Puoi cercare una casa, fare la spesa e pagare le bollette.

Molte donne non scappano di casa perché non hanno un soldo di loro; restano ingabbiate tra paure e dipendenze e nemmeno se ne accorgono. Perdono la capacità di razionalizzare, abituate ad una quotidianità di denigrazione; goccia dopo goccia anche la roccia si erode.

La sindrome di Stoccolma non e’ una situazione così rara, anzi. Altre, sperano che il padre dei propri figli possa cambiare, possa crescere, abbandoni  Peter Pan e diventi  un uomo, un marito e un genitore.

Resto ammutolita ad un pubblico in sala che tra un mormorio e l’altro giudica donne che hanno subito per 10-20-40 anni. Ma come fanno a giudicare senza sapere in che labirinto le stesse sono finite? In quale fragilità sono state condotte fino a non aver più opinione di se stesse, a furia di sentirsi dire che sono niente, sono diventate niente. Annientate e senza amor proprio.

Dice bene Ivano De Matteo  , per scrivere questo film con Valentina Ferlan ha fatto un anno di indagini parlando con psicologi e psichiatri anche infantili, ha letto atti e denunce e ha ascoltato testimoni, non ha voluto entrare nei dettagli della vita delle donne intervistate ma ha scoperto un mondo parallelo. Ossia una realtà vera, sconcertante ma una realtà in cui numerosissimi sono i casi di violenza domestica, soprusi, denigrazioni. Come uomo, come regista, come padre non riteneva fosse possibile un mondo parallelo dove la quotidianità e’ così inquietante, annientante. Anche Margherita Buy, prima di girare il  film, non immaginava conoscenti e amiche in questa situazione e, sbigottita, afferma che sono state tante le testimonianze vicino a lei.

Quante donne prendono botte evitando che un padre violento, o ubriaco se la possa prendere con un bambino. Molte sono indotte alla prostituzione, oppure vengono violentate dagli stessi mariti. Paradossalmente a volte possono anche essere consenzienti per cercare di calmarlo, di renderlo piu’ docile, per evitare lividi o tagli o altro. La cronaca ne e’ piena.

Quante ridotte ad uno straccio vivente non hanno la forza, la voglia, l’energia per scappare, ribellarsi, risollevarsi, ri costruirsi. Guai a loro poi, se avvilite da un rapporto senza rispetto riescono ad innamorarsi di un altro. E’ la fine.

Chiedono a Valentina Furlan in che modo il suo lato femminile ha contribuito all’anima del film. Risponde quante volte , anche non volendo, può far male un uomo.

Banalmente mai sentita la frase ” anche se sei grassa ( o magra), ti amo lo stesso”? Quanto ferisce?

Dopo 17 anni di lotte in tribunale, dove ho subito la qualunque non solo dall’ex marito ma anche dai giudici stessi incapaci di verificare le carte, la documentazione cospicua, le macroscopiche palle messe nero su bianco da avvocati avversi, nonostante l’evidente ragione ( c’e’ da farsi qualche domanda in merito) ancora non abbiamo finito, io e i miei figli, di lottare per una giustizia che meritiamo, per una dignità di vita a cui abbiamo diritto.

Ma per me e loro, la vita possibile e’ possibile.

Con tanta difficoltà, molte preoccupazioni e angosce siamo ancora in piedi e scollegati dalla “sua” quotidianità che, altrimenti, ci opprimerebbe, ci minaccerebbe, ci colpirebbe inesorabilmente creando più danni di quelli già causati e i cui segni restano tangibili dentro tutti noi tre.

E siccome la vita possibile e’ possibile, sono diventata di recente responsabile della Lombardia per Bon’t Worry creata da Bo Guerreschi che si batte contro la violenza sulle donne e sui bambini con l’intento e l’energia per ridare una vita, una dignità alle vittime.LA VITA POSSIBILE. E’ POSSIBILE.

 

Un Freccia Rossa in corsa contro la violenza di genere

 

Progetti di legge basati sull’esperienza fatta per le strade e gli ospedali  intervenendo 24 h su 24 su casi di cronaca. Soccorso e assistenza psicologica e legale; creazione di posti di lavoro, progetti di recupero e di economia sociale; apertura di più sedi  a Roma e Milano e a breve a Londra e New York  affinché la Onlus diventi un’ancora di salvezza e di speranza per un futuro  decisamente migliore; una macchina che macina chilometri  per una vita possibile .

 

 

Perché sono stata scelta io? Perché prima mi hanno aiutata e conosciuta;  perché  non sono annientata ma, anzi,  da anni combatto da sola contro un ex marito incosciente, egoista, incapace di fare il padre, bipolare ( e quindi in grado d’ingannare chiunque, ma ormai non piu’ me; in grado di mandare lettere di scuse pentite ma decidere lui quando mi era concesso leggerle) e combatto contro una legge sbagliata e con tanti buchi o contrasti e molto poco sensibile sia ai minori che ad una donna che vuole separarsi.

Quando una donna si sfoga, so di cosa sta parlando, una volta ero io al suo posto. Conosco molto bene quel labirinto e quelle dinamiche che incastrano, i ricatti e le molestie, le vendette, le intimidazioni, le denigrazioni, le minacce, le azioni per far crollare psicologicamente; per non parlare dei ricatti economici. 17 anni di mail e di offese a cui non rispondo neanche più.

Inoltre, ormai, comprendo alcuni profili maschili, alcune dinamiche dei loro atteggiamenti, posso permettermi di dire: “ Stai attenta” ad un’altra donna e metterla in difesa o cercare di aiutarla anche solo ascoltandola……anche alle 3 di notte ed e’ successo di recente.

La Presidente di   Bon’t Worry e’ una donna che ha subito tantissimo a sua volta; e’ una donna che non si ferma davanti a nulla ed e’ una guida senza la quale non esisterebbe l’unica Associazione contro la violenza sulle  donne e i bambini  che non specula sul dolore altrui e non accetta compromessi di sorta e lavora incondizionatamente per proteggere le proprie vittime (attualmente 62 donne e 12 bambini). Bo Guerreschi dopo le violenze subite  ha scritto un libro sulla sua vicenda; ancora oggi e’ sottoposta ad interventi per riparare i danni subiti.

LA VITA POSSIBILE. E’ POSSIBILE.

Bo(h). Non si deve sempre morire per essere ascoltate: Testimonianze

 

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AMARE di Oxford Brogue

AMARE di Oxford Brogue

AMARE di Oxford Brogue

20 settembre 2016

 

Amare non è un verbo, non è una parola o un qualcosa che si dice tanto per voler dire qualcosa.

Amare è l’elevazione all’ennesima potenza del calore del cuore, del rumore dell’anima, delle grida di gioia del nostro corpo.

Amare vuol dire sentire la musica che emette il cuore della persona da noi amata, vuol dire ubriacarsi del suon della sua voce, vuol dire avere gli occhi lucidi di gioia.

Amare non è il regalo, amare non è il dire “ti amo”, amare non è andare a cena nel locale più bello del mondo.

Amare è la carezza inaspettata, l’essere presente, il richiamare quando si viene chiamati e si è magari in quel momento impegnati o non raggiungibili.

Amare è il gesto improvviso, è l’avere sempre il pensiero rivolto a chi si ama veramente.

Amare è sentirne la mancanza, come se mancasse l’aria per respirare.

Amare è vivere per la persona amata. Si perchè quando ami, ed ami veramente, nulla ti può distogliere dal suo pensiero; quando si ama si cerca di trovare sempre una soluzione per tutto, si cerca di capire le varie esigenze, trovare sempre le risposte giuste.

Amare non è lasciare chi si ama per uscire con gli amici o le amiche; amare non è solo condividere le gioie, ma anche i dolori.

Amare è anche gelosia. Il non provare gelosia allora vuol dire che non si ama veramente, ma che si stà sfruttando il momento. Gelosia, parola difficile da spiegare ma enormemente importante. Non si è gelosi nel vedere la persona amata circondata da gente che le fa la corte e prova a flirtare? Non si è gelosi se la persona che amiamo va ad una cena di lavoro? Spesso si, senza elencare altri eventi, ma la gelosia fa parte del gioco, come la fiducia ed il rispetto. Ma a volte anche la troppa fiducia a volte ci uccide…..

Ma ciò nonostante, nonostante tutto, si ama, si ama perchè sentiamo quel legame forte che ci fa stare bene con chi amiamo. E non vediamo l’ora di essere nuovamente assieme per quegli sguardi intensi, che vedo anche negli occhi di chi dopo 50 anni di matrimonio si tiene ancora per mano, si bacia ancora, si coccola ancora. Tutte le specie conosciute amano.

Se  Amare è una disgrazia, che Dio me la continui a dare, perchè ogni cicatrice che ho nel cuore lo rende il ancora più forte. Non lo rende chiuso, ma gli insegna come amare e chi.

Amare è bello e fino a quando ho un soffio di respiro nell’anima, non smetterò mai di farlo, perchè non si ama solo la persona che abbiamo nel cuore, ma si amano i propri figli, i propri genitori, coloro che sappiamo essere veri ed insindacabilmente unici.

20 settembre 2016

scritto da Oxford Brogue

AMARE di Oxford Brogue

 

Immagine in evidenza:  Amore Psiche stanti , scultura di Antonio Canova realizzata fra il 1796 e il 1800

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EXPO EXPERIENCE: 7 MINUTI DI PAUSA ESILARANTE A 5 EURO

EXPO EXPERIENCE: 7 MINUTI DI PAUSA ESILARANTE A 5 EURO

EXPO EXPERIENCE: 7 MINUTI DI PAUSA ESILARANTE A 5 EURO

 

Pausa breve di 15 minuti e rinunciare alla “merendina”, o alla cena super veloce, una telefonata o una sigaretta per farsi una lunga risata distensiva.

Esilaranti 7 minuti di pausa per 5 € per rotolarsi in una bolla di plastica, rimanere a testa in giu’, non aver energia per ritornare in posizione eretta dalle risate e dalle posizioni buffe con gonna o pantaloni; fare le bolle-scontri o cercare di tirar un calcio ad un pallone e’ davvero impossibile.

Le piu’ coraggiose a provare l’iniziativa due donne e poi raccontarla al pubblico numeroso di Palazzo Italia ricco di piccoli e ragazzi che numerosi vengono a vedere la mostra, l’albero e “City after the City” della Triennale.

 

 

 

 

 

EXPO EXPERIENCE: 7 MINUTI DI PAUSA ESILARANTE A 5 EURO

 

EXPO EXPERIENCE: 7 MINUTI DI PAUSA ESILARANTE A 5 EURO

Ma forse domani ci saranno anche le mongolfiere oltre alle Bubble????

 

Il Bubble Football ha poche regole e due obiettivi: divertirsi e fare goal! Esistono delle regole adattabili e personalizzabili in base alle esigenze di chi gioca. Il numero dei giocatori varia a seconda delle dimensioni del campo. Nel Bubble Football la formula più usata è quella del 4 vs 4 – 5 vs 5 – 6 vs 6 sino anche ad arrivare ad un 11 vs 11.
Le dimensioni ideali del campo da gioco sono quelle dei campi da calcetto e/o tennis, le porte possono essere quelle piccole (senza portiere) oppure quelle regolamentari (con portiere anch’esso dotato di bubble ball).

 

EXPO EXPERIENCE: 7 MINUTI DI PAUSA ESILARANTE A 5 EURO

La contesa iniziale del pallone ha lo stessa formula della pallanuoto. La palla viene posizionata al centro del campo, le squadre si trovano allineate nelle proprie aree e al fischio d’inizio si inizia a corre in direzione del pallone dando origine al primo grande mix di scontri.
La possibilità di scontrarsi “corpo a corpo” e di commettere quindi fallo è inesistente, anzi è una prerogativa del gioco per il possesso palla: vuoi la palla? Buttami giù e rubamela se ne sei capace! Gli scontri sono d’obbligo, ma la sfera è progettata per proteggere il giocatore dalla testa fino al bacino compreso attutendo quindi i colpi. L’unica raccomandazione è quella di tenersi ben saldi alle apposite maniglie!

Sono vietati i colpi volontari da dietro e gli scontri lontano dall’azione di gioco.

Bubble Football

Festival del volo

Bubble Football Italia

PESCHE NOCI AL FORNO GUSTOSE

PESCHE NOCI AL FORNO GUSTOSE

PESCHE NOCI AL FORNO GUSTOSE

 

Ricetta di fine estate, finché le pesche noci sono ancora buone e succose. Si puo’ fare anche con le pesche ma io la preferisco così

 

INGREDIENTI X 4 PERSONE

  • 4 pesche noci
  • 8 amaretti morbidi
  • Mezzo bicchiere di Cointreau
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna
  • 1 noce di burro
  • Una vaschetta di gelato al fior di latte
  • Sciroppo di cioccolato
  • Granella di nocciola

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#EIOCIVADO all’ALBERO DELLA VITA, EXPO EXPERIENCE. CI SONO NOVITA’

#EIOCIVADO all'ALBERO DELLA VITA, EXPO EXPERIENCE. CI SONO NOVITA'

#EIOCIVADO all’ALBERO DELLA VITA, EXPO EXPERIENCE. CI SONO NOVITA’

L’albero della vita e’ sempre una magia.

Settimana scorsa un’anziana signora e’ arrivata a Palazzo Italia, in sedia a rotelle, accompagnata dal figlio.

Dopo la visita alla mostra e’ passata nella zona dei video a 360° ed e’ rimasta delusa che la sua miopia accecante non le ha permesso di vedere limpidamente le olimpiadi da Rio attraverso gli Oculus. Era quasi arrabbiata, incattivita dall’eta’ avanzata e dalla malattia  che le impediva quella esperienza tecnologica.

Donna curiosa, carattere forte, e’ stata di recente all’acquario di Genova dove il figlio non riusciva a portarla via dalla vasca dei delfini.

Le ho toccato un braccio, le ho detto che le avrei fatto vedere ugualmente i video a 360° ma nella parte del teatro, allestito da Samsung, nello stand. Due giganti pareti tonde con retro proiezione e con video di sport riprese a 360° dove l’effetto e’ quello di essere al centro del video e di viverlo e guardalo da protagonisti.

Le immagini scorrevano e i paesaggi di montagna o di mare si susseguivano mentre le spiegavo la tecnica delle riprese, l’evoluzione che c’e’ stata in un anno e le dirette che abbiamo potuto godere da Rio come fossimo teletrasportati direttamente sui campi di gara.

Così l’anziana signora mi ha raccontato che ha 91 anni, che il fisico la sta lasciando ma che  e’ affascinata da tutto quello che la circonda e dalle nuove tecnologie. Quando e’ iniziato il video dell’alta montagna, la neve splendente e accecante e gli sciatori che quasi ci travolgevano si e’ girata verso di me e mi ha detto: ” che meraviglia, grazie per quanto mi sta raccontando, grazie per avermi mostrato tanta bellezza…non voglio lasciare tutto questo!”

Devo ammettere che l’emotività ha tradito sia me che il figlio mentre lei, affascinata come una bambina, ammirava le immagini e commentava come se li’, su quella neve, fosse in piedi a respirare l’aria frizzante dell’altitudine.

C’era poca gente e abbiamo chiacchierato a lungo, così mi ha raccontato la sua interpretazione dell’Albero della Vita. Tra musica e luci c’e’ la nascita della vita, la vivacità degli anni quando i colori si mischiano, la musica si fa alta e gli spruzzi d’acqua toccano la chioma in legno, superandola addirittura.

La passione nel rosso e nei raggi laser che bucano il cielo e poi, pian piano, l’Albero ritorna ad una modulazione musicale e colorata più morbida, secondo lei ad indicare la conclusione dell’attività vitale per concludere lo spettacolo in modo morbido e tenue come un po’ succede agli anziani.

Ognuno potrebbe raccontare la sua storia e intravedere tra soffioni d’acqua, musica e colori così artisticamente calibrati e studiati in un vero concerto di sinfonia affascinante, elettrizzante e coinvolgente i propri pensieri proiettati nel velo d’acqua che a mezza luna appare a meta’ spettacolo.

Son tutti col naso all’insù, pronti a scattare foto amatoriali o professionali. A riprendere  un video da postare sui social, o a farsi un selfie mentre cambiano le serpentine  led e da bianche diventano turchesi e poi blu e viola.

A distanza di un anno, l’Albero non e’ cambiato, anzi, adesso, durante la giornata si può’ raggiungere il tronco all’interno del quale c’e’ una mostra fotografica che racconta tutti i significati possibili che gli autori hanno studiato e progettato per renderlo così vitale.

FOTO GALLERY

 

Verso sera inizia la grande corsa allo spettacolo dell’Albero della Vita che e’ sempre  affascinante e bello. E’ sempre una magia che durante il giorno pian piano cresce in attesa degli spettacoli serali.

Sembra un Pifferaio Magico, e nonostante l’area può sembrare dispersiva, quando l’altoparlante annuncia  che e’ prossimo lo spettacolo, le persone come formichine arrivano da tutti i lati e si vanno a posizionare sulle gradinate per godersi 12 minuti di spettacolo. Anzi, la zona sembra un po’ deserta, a parte i numerosi visitatori del Palazzo Italia, ma e’ incredibile come si popola dal nulla nei 5 minuti precedenti allo spettacolo…….arrivano, arrivano anche di corsa per non perdere nemmeno un attimo della magia.

L’avro’ visto almeno 100 volte e non mi stanco mai di vederlo e rivederlo ancora e ancora.

E’ bello il significato, come e’ stato realizzato come vengono strutturati  i giochi di luce; qualche minuto in più non mi dispiacerebbe , qualche fuoco d’artificio nemmeno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alla fine dello spettacolo quando l’acqua crolla fragorosa e la musica finisce, restano a meta’ altezza dei soffioni d’acqua a ricevere gli applausi.

#iocivado all'ALBERO DELLA VITA, EXPO EXPERIENCE. CI SONO NOVITA'
Per finire, i colori Italiani

 

Perderselo? Giammai!

 

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News appena arrivate per i prossimi giorni…..finalmente!!!!!!!

 

pokemon

 

spiaggia

CONFERMATA APERTURA AREA RELAX CON SPIAGGIA VENERDÌ 26 AGOSTO.

Tutti i weekend al Parco Experience, presso l’ex Area Expo, c’è “Rosso Beach”: una spiaggia attrezzata con zona relax, area giochi, campo da beach volley ed un chiringuito per l’aperitivo. Ma non solo. Quando cala il sole, il Parco si anima sulle note della “Rosso Disco”, la discoteca di Expo Milano 2015, con musica, cocktail, snack e tutto il ritmo ed il divertimento dell’estate.
“Rosso Beach” è aperta da venerdì a domenica, con aperitivo e dj set il venerdì dalle 18.00, sabato e domenica dalle 17,00.

Orari Parco Experience:
VENERDÌ 18,00-23,00
SABATO E DOMENICA 11,00-23,00

Un’iniziativa di Alessandro Rosso Group in collaborazione con Arexpo, grazie al contributo di Regione Lombardia. Tutte le informazioni su experiencemilano.it #eiocivado

Tutti i weekend, dal 26 agosto, al parco EXPerience, presso l’ex Area Expo, c’è “Rosso Beach”: una spiaggia attrezzata con zona relax, area giochi, campo da beach volley ed un chiringuito per l’aperitivo. Ma non solo. Quando cala il sole, il parco si anima sulle note della “Rosso Disco”, la discoteca di Expo Milano 2015, con musica, cocktail, snack e tutto il ritmo ed il divertimento dell’estate.

Grazie ad Alessandro Rosso Group, in collaborazione con Arexpo e con il contributo di Regione Lombardia.
#EXPerience #Milano 
#EIOCIVADO

 

Il 27 agosto ricomincia la programmazione anche all’Open Air Theatre

 

27 concerto gospel

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INSALATA DI “PANI”

INSALATA DI “PANI”

INSALATA DI “PANI”

Questa ricetta nasce per caso e con gli avanzi post cena con amiche, ma si puo’ anche fare acquistando gli ingredienti!!!!!

La cosa fondamentale e’ la diversità dei tipi di pane e dei pomodori. Non e’ una ricetta Gourmet, ma molto casalinga e sfiziosa!!!!

INSALATA DI “PANI”
Pomodori misti

 

INGREDIENTI X 4 PERSONE.

 

  • 4 pomodori, oppure 3 pomodori e 10 pomodorini ( i pomodori devono essere diversi e maturi, vanno benissimo anche quelli un po’ sciupati dimenticati per qualche giorno nel frigo e non piu’ utilizzabili per un’insalata)
  • 4 panini ( l’ideale sarebbero 4 panini diversi prendendo in considerazione pane di segale, pane integrale, ai 5 cereali con semi, pane ai semi di zucca o di chia…quello che volete, ma diverso
  • 1 manciata di capperi fiore
  • 2 cucchiai di olive taggiasche
  • Basilico ( oppure un cucchiaio di buon pesto)
  • 3 rametti di origano fresco
  • 1 / 2 foglie di menta
  • Sale e pepe q.b e un punta di cucchiaio di zucchero
  • Olio extra vergine di oliva.
  • Pasta d’acciughe q.b

 

PREPARAZIONE:

 

Preparare in una ciotola piuttosto grande olive, i capperi senza il gambo, pasta d’acciughe.

 

Mettere nel frullatore i pomodori, e’ importante che siano diversi, e le spezie. Frullarli abbastanza ma lasciare che i pomodori restino a pezzettini e non un frullato.

INSALATA DI “PANI”
Trito di pomodori

Aggiungere il sale e una punta di zucchero.

Girare e lasciar riposare. I pomodori devono rilasciare la loro acqua.

Metterli nella ciotola con i capperi e le olive. Aggiungere il pane a pezzettoni e un po’ d’olio e iniziare a girare.  Il pane si deve spugnare, ma non diventare pappa. Qualche fettina di pane di segale e’ ideale perche’ assorbe meno.

INSALATA DI “PANI”
Pane ad insaporire

E’ meglio preparare questo piatto estivo almeno 1 ora prima di andare a tavola.

Volendo si puo’ guarnire con un paio di anelli di cipolla di tropea tagliata a pezzettini piccoli e grissini spezzettati per un po’ di croccantezza ( come direbbe Antonino Cannavacciuolo)

INSALATA DI “PANI”
Insalata di “Pani”

In aggiunta completano la ricetta i vini consigliati da Luca Benini enologo e Maurizio Pandolfi esperto degustatore, nonche’ amici.

  1. La Spagna è, senza dubbio, una grande produttrice di vini di alto livello, ha un clima molto simile al nostro e una cultura vinicola che non ha nulla da invidiare a quella italiana o a quella francese, peccato però che per noi italiani sprovveduti sia, molto spesso, problematico sapere quale vino scegliere. Mi viene in mente José María Sánchez Silva che divenne celebre con il racconto Marcellino pane e vino scritto nel 1953, da cui due anni dopo fu tratto l’omonimo film diretto da Ladislao Vajda, e fu uno dei grandi successi del cinema spagnolo a livello internazionale. Quindi io propongo La Rioja e El Priorato.

Luca Benini

2.  L’acidità del pomodoro è difficile da abbinare…rimarrei su un bianco non troppo acido e aromatico (basilico…) tipo Mueller Thurgau oppure Soave Classico. PROSIT!

Maurizio Pandolfi

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L’AMORE PER OXFORD BROGUE

L'AMORE PER OXFORD BROGUE

L’AMORE PER OXFORD BROGUE

Ci sono momenti in cui ci si ferma a pensare.  E spesso il pensare fa fare scelte, giuste o sbagliate che siano, ma sono scelte.  Scelte di vita quotidiana, di cambiamenti e di molto altro ancora.

Ci si chiede se quello che si è fatto è stato giusto o sbagliato.  Se siamo innamorati della persona giusta oppure no, se ci si debba fidare oppure si deve vivere con paure ed incertezze.  Se la scelta di vivere in un determinato posto rispetto ad un altro possa essere giusto.

Ciò che è giusto o sbagliato lo possiamo sapere solo con il tempo, prezioso e non rimborsabile certamente, ma solo così si può scoprire se la strada presa ci porta alla destinazione giusta.

A 20 anni si fanno follie, spesso senza ragionare, a 40 dopo aver affrontato periodi di vita che ci hanno insegnato si vive con incertezze e paure, a 60 si ha più saggezza, ma comunque questo non impedisce di fare errori. A 80 anni, quando la vita ti ha regalato gli anni migliori, ti guardi allo specchio con i segni del tempo sul viso, con gli occhi di chi ha visto ciò che la sua strada gli ha fatto conoscere, sai che le scelte fatte ti hanno portato a dove sei, in ricchezza od in povertà, in serenità oppure in tristezza, ma comunque sai che hai vissuto.

Le scelte del lavoro sono difficili, come quelle del cuore.  Rifiuti offerte per sperare in qualcosa di meglio;  trovi la cosa giusta e ti accorgi dopo un po’ che non ti soddisfa.

Al cuore non si comanda, questo è vero, ma se ami qualcuno e lo senti dentro, nella tua anima e nel profondo del cuore, affronti tutte le burrasche e tempeste pur di tenerti vicino chi ami.  Ci saranno momenti bui, ma ci saranno anche tanti momenti di sole. Perché dopo la tempesta arriva sempre il sole, a scaldare e ad asciugare tutto.  L’amore non è un interruttore che accendi e spegni a piacimento.

O si ama o non si ama.

Illudere è un’eresia perché poi tutto ci si ritorce contro.  Amare non è semplice, richiede cuore e forza d’animo, sacrificio e tempo, attese e comprensioni.  Così anche nel lavoro, accettare ciò che capita a volte non va bene, ma magari l’offerta iniziale porta poi con il tempo a raggiungere un obbiettivo migliore, facendoci capire che il tempo speso non è stato inutile. A volte capita di dare il tempo senza poi arrivare dove vogliamo, e allora si cambia.

In amore non si inizia un rapporto al massimo, perché un rapporto va coltivato e va cresciuto giorno per giorno, stando vicini più che si può, lavoro e tempo permettendo; ogni giorno va coltivato, come una bella pianta, cimando e potando ciò che non va, trovando la quasi perfezione nella crescita, curandosi con amore reciproco, perché meglio curi e tieni una pianta, più questa risplende rigogliosa e se fiorisce ci regala fiori stupendi e pieni di gioia.

Così, sia per l’uomo che per la donna, ci si deve prendere cura l’uno dell’altro, perché per quanto una persona possa essere forte e grande, può sempre avere bisogno di attenzioni, di carezze, di abbracci e di baci.  Un abbraccio dato con tutto l’amore che abbiamo è la medicina migliore.

Le difficoltà mettono alla prova i nervi, le persone, portandoci a litigare, ma da adulti si trova sempre la soluzione ai problemi.  Si, perché non esistono storie malate, esistono storie in cui si cresce assieme fino a trovare il giusto regime di vita, avendo anche un po’ di speranza, avendo sicuramente paure a causa di ciò che abbiamo avuto nel passato, dandoci spesso incertezze e poca fiducia reciproca, ma affrontando assieme i problemi si cerca sempre di trovare la soluzione, se si ama veramente così vanno le cose.

Le lacrime servono per sfogarci, per far capire quanto teniamo a qualcuno, per dolore o per gioia, perché comunque sia escono dal cuore e dall’anima per come ci sentiamo in un determinato momento.

Ed è proprio quando ci scendono le lacrime che vorremmo avere quell’abbraccio, quello forte, quello seguito dalle parole “non ti preoccupare amore mio, io sono qui con te e affronteremo i problemi assieme, sempre”.   A volte non abbiamo chi amiamo vicino, in quel preciso momento, ma lo pensiamo e il suo pensiero ci aiuta a ritrovare la serenità.

E di notte quando magari si è soli perché chi amiamo è in un altro posto, in un’altra città, ci prendono i momenti di sconforto, di paure, di tristezza, di insicurezza, di sfiducia, di incognite.  Ma son solo pensieri dati dal momento in cui siamo della nostra vita; il pensare al passato e di chi abbiamo avuto, che magari ci ha fatto soffrire o ci ha fatto del male; e questi pensieri spesso ci impediscono di dormire, e magari mandiamo un messaggio grazie alle moderne tecnologie a chi amiamo dicendogli che ci manca. E poi ci si addormenta con una lacrima che si posa sul cuscino.

E la mattina al risveglio la prima persona a cui pensiamo è chi abbiamo nel cuore. E ringraziamo Dio di averci dato un altro giorno da poter vivere e di poter stare accanto a chi amiamo.

L’amore è un sentimento con valori forti; c’è chi ci gioca, ma esistono nel mondo persone, uomini e donne, che hanno nel loro cuore i veri valori dell’amore, senza tradimenti e con tanto rispetto.  E le male lingue che screditano o malignano è perché sono invidiose di ciò che ognuno di noi sta vivendo

Le malignità sono le stesse anche sul lavoro, quando hai colleghi o titolari che insinuano su di noi screditandoci, ma sta a noi dimostrare a tutti il contrario, anche se nel nostro cuore sappiamo già quanto valiamo.

E soprattutto gli incontri non accadono a caso nella vita, e non esistono i momenti sbagliati, ma esiste avere un briciolo di fiducia su chi incontriamo e su cosa ci trasmette.

L’amicizia con persone che ho conosciuto è nata per caso, ed è nata grazie a sensazioni e su fiducia.

La vita ci riserva sempre qualcosa di nuovo, da affiancare alle gioie che stiamo in qualche modo vivendo, per essere sempre più sereni e felici.

Quindi teniamo i rapporti accesi, vivendoli giorno per giorno, cercando di risolvere i problemi assieme, per trovare finalmente la serenità; e se con i giorni che passano ci accorgessimo che l’intesa non arriva al 100%, allora comunque non avremo rimpianti di non averci provato con tutto noi stessi.

 

Scritto da Oxford Brogue 22 agosto 2016

 

 

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CATTEDRALI: LA MIA. Ivory Coast, Abidjan – St Paul Cathedral

CATTEDRALI: LA MIA. Ivory Coast, Abidjan - St Paul Cathedral

CATTEDRALI: LA MIA

Ivory Coast, Abidjan – St Paul Cathedral

 

Un ricordo a cuore aperto

Quando Maria Cristina Koch, qualche settimana fa mi accenno’ che nel libro che mi ha regalato  “Curare la vita con la vita” c’era un paragrafo che s’intitolava “CATTEDRALI” tagliai corto dicendole che lo avrei letto con calma, ma in separata sede, non in quella e non in quel momento.

Arrivata a casa ho iniziato un rito, ma senza leggere quel paragrafo. Ho iniziato ad evidenziare altri capitoli e a mettere post-it, ma mi rendevo conto che sorvolavo su quello. Ho fatto passare qualche giorno e poi ho preso coraggio e l’ho letto. Stranamente non ho sottolineato quasi nulla e devo ammettere che per quanto il brano sia bello non ha suscitato quanto potessi immaginare poi.

L’ho riletto, l’ho riletto ancora e poi mi son detta che in qualche modo quel capitolo mi toccava, ma lo tenevo distante, consapevole del fatto che non c’e’ giorno da quando l’ho affrontato la prima volta, che non mi torni in mente quotidianamente.

Qualcosa mi turba, faccio fatica ad ammetterlo, lo rifiuto, ma quotidianamente ritorna.

Ritorna anche  che “CURARE LA VITA CON LA VITA” ha uno scopo ben preciso e cioe’ curativo!!!! Con tempi assolutamente anomali. Chiunque affronta un libro del genere  legge, incamera, metabolizza….poi gli effetti chissa’ quando si manifestano, chissa’ quando “questa azione terapeutica” agisce. Boh?

Non e’ vero. Boh non esiste. Boh e’ un rifiuto. Boh e’ una bugia con noi stessi…………

Ho scelto le parti piu’ esaustive di questo paragrafo ( pag 26), che si puo’ scaricare gratuitamente su www.lulu.com    www.scribd.com e leggerlo per intero, ma tanto basta per iniziare a pensare . A me ha creato subbuglio, ma attraverserò questo libro , voglio vedere dove mi porta.

 

E quindi alcuni brani  del capitolo in corsivo, il resto E’ LA MIA CATTEDRALE.

Da un brano di Raymond Carver (“Da dove sto chiamando“, Raymond Carver; Minimum fax, Roma 1999), la Dott.ssa Maria Cristina Koch lo ripropone in “Curare la vita con la vita” per una perfetta descrizione del lavoro terapeutico. Il terapeuta non sa, è un cieco che ha bisogno che l’altro disegni per lui e dia forma a ciò che contiene dentro di sé. Ma il terapeuta sa chiedere, porre domande, incalzare perché vuol sapere, forte del suo non sapere che è il suo strumento migliore. Anche l’altro vuol sapere, anche l’altro è incalzato dal bisogno di dar forma e il lavoro si avvia.

—”Cattedrali”, ha detto il cieco, “so che ci sono voluti centinaia di uomini e cinquanta o cento anni per costruirle, so che intere generazioni di una stessa famiglia a volte hanno lavorato a una cattedrale. Se vuoi sapere la verità, fratello, questo è su per giù tutto quel che so ma magari me ne puoi descrivere una tu, eh?—

Guarda caso si lo posso fare, guarda caso questo brano mi ha coinvolto, guarda caso l’intento di questo libro e’ quello che ognuno lo possa usare a suo uso e consumo per riflettere, per ricordare, per ricominciare, per lasciare andare, per “sputare” nel vero senso della parola, sensazioni che fanno bene e male allo stesso tempo, ma che poi possono cicatrizzare ferite aperte che stentano a chiudersi perché ce le teniamo strette strette dentro per paura di soffrire.

—Vorrei tanto che lo facessi. Mi piacerebbe un sacco. Se proprio vuoi saperlo, un’idea precisa non ce l’ho mica”. Io mi sono concentrato: come si fa a descriverla, anche a grandi linee? 

…………………..Non ci riesco proprio a spiegarti com’è fatta una cattedrale. Il fatto è che le cattedrali non è che significhino niente di speciale per me. Tutto lì”. E’ stato a quel punto che il cieco si è schiarito la gola, poi ha detto: “Ho capito, fratello. Non è un problema. Mi è venuta un’idea. Perché non ti procuri un pezzo di carta pesante? E una penna. Proviamo a fare una cosa. Ne disegniamo una insieme. Coraggio, fratello, trovali e portali qua” ha detto…………… ……………………………., ho trovato delle penne a sfera e ho trovato una busta di carta del supermercato .L’ho portata di là in soggiorno e mi sono seduto per terra vicino alle gambe del cieco. Ho spostato un po’ di roba, ho allisciato la busta e l’ho stesa sul tavolino.—

La prima volta che ho visto la Cattedrale di mio padre era schizzata su un tovagliolo di carta

—Il cieco si è tirato giù dal divano e si è seduto accanto a me sul tappeto. — 

Eravamo al mare, attendevamo con ansia l’arrivo per le vacanze di mio padre che ci raduno’ tutti intorno ad un tavolino e tiro’ fuori un tovagliolo di carta accuratamente piegato portato li’ per noi, esito di una riunione con altri  progettisti e lui lo aveva portato a noi per renderci partecipi, per raccontarci della sua grande avventura che stava per iniziare. Quanto amore in quell’attesa, quanto nel renderci partecipi.

—Ha passato le dita sulla busta. Ne ha sfiorato su e giù i margini. I bordi, perfino i bordi. Ne ha tastato per bene gli angoli.

“Perfetto”, ha detto. “Perfetto, facciamola”. Ha trovato la mia mano, quella con la penna. Ha chiuso la sua mano sulla mia. “Coraggio, fratello, disegna”, ha detto, “Disegna. Vedrai. Io ti vengo dietro.  Andrà tutto bene.—

Mio padre aveva avuto di recente il suo primo infarto, ma quell’avventura, quel viaggio dovevamo farlo tutti e 4 insieme. Lui progettava, viaggiava ( accompagnato sempre da mia madre), faceva il direttore dei lavori e noi eravamo con lui in ogni istante, anche a distanza. Insieme stavamo disegnando quegli anni della nostra vita.

—Comincia subito a fare come ti dico. Vedrai. Disegna”, ha detto il cieco. E così ho cominciato. Prima ho disegnato una specie di scatola che pareva una casa. Poteva essere anche la casa in cui abitavo. Poi ci ho messo sopra un tetto. Alle due estremità del tetto, ho disegnato delle guglie.

Roba da matti.

“Benone”, ha detto lui, “Magnifico. Vai benissimo”, ha detto. “Non avevi mai pensato che una cosa del genere ti potesse succedere, eh, fratello? Beh, la vita è strana, sai. Lo sappiamo tutti. Continua pure. Non smettere”.—

Le linee della Cattedrale, la sua forma erano dettate da uno studio approfondito sugli usi e i costumi del popolo africano e della comunità cattolica. Sono popoli che vivono ancora nelle tende e nelle capanne, che vivono in villaggi dove l’acqua si va a prendere al fiume a chilometri di distanza e la si porta in anfore di creta in testa, o in taniche di plastica,  e non c’e’ luce elettrica nei villaggi.

—Ci ho messo dentro finestre con gli archi. Ho disegnato archi rampanti. Grandi portali. Non riuscivo a smettere. Ho posato la penna e ho aperto e chiuso le dita. Il cieco continuava a tastare la carta. la sfiorava con la punta delle dita, passando sopra a tutto quello che avevo disegnato, e annuiva.

“Vai forte”, ha detto infine.—

La Cattedrale non aveva finestre con archi, ma grandi vetrate con forme che  richiamavano il profilo degli elefanti; la copertura era una enorme tenda di pianta triangolare a rappresentare la Trinità; quest’ultima moderna, portante e rivoluzionava, capovolgendo totalmente, le dinamiche della fisica. Cioè la  struttura era  sostenuta dall’alto, dal tetto;  invece che dal basso, ossia dalle  fondamenta.

—Ho ripreso la penna e lui ha ritrovato la mia mano. Ho continuato ad aggiungere particolari. Non sono certo un artista. Ma ho continuato a disegnare lo stesso……………—

Negli anni della Cattedrale mio padre ha avuto altri infarti e un intervento di By-Pass. Eravamo tutti consapevoli che quel progetto avrebbe potuto ucciderlo per  l’intensita’ ( 30 mesi di lavori ininterrotti) , i viaggi continui, la responsabilità, una tecnica nuova sperimentale di progettazione e di calcolo. Un’opera unica, l’apice della realizzazione di un progettista. Ma tutti insieme abbiamo deciso che a costo della vita quel progetto doveva realizzarsi. 

—E così abbiamo continuato. Le sue dita guidavano le mie mentre la mano passava su tutta la carta. Era una sensazione che non avevo mai provato prima in vita mia.—

Tornati dalle vacanze mio padre ha coinvolto me e mio fratello (studenti di architettura al primo anno) in quel progetto avveniristico visto per la prima volta su un tovagliolo di carta. Ci ha raccontato tutti i dettagli del progetto, tutti i significati in esso evidenti che rispecchiavano la cristianità. La tenda della copertura e’ azzurra come il cielo africano e al suo interno contiene 7 stralli, così si chiamano i cavi d’acciaio inguainati e affogati nel cemento armato. La loro tensione permette le controforze per sostenere tutta la struttura. Indicano le 4  virtù’ CARDINALI  (la prudenza – la giustizia – la fortezza – la temperanza) e le tre virtù TEOLOGALI (la fede – la speranza – la carità), ma anche i 7 sacramenti.

CATTEDRALI: LA MIA. Ivory Coast, Abidjan - St Paul Cathedral
Ing. Aldo Spirito durante i lavori mentre controlla la copertura in cui saranno inseriti gli stralli

Gli stralli uscendo dalla tenda di copertura si agganciano ai campanili che stilizzati indicano il Cristo in Croce e che altissimo abbraccia la città di Abidjan  capitale economica e governativa de  la République de Côte d’Ivoire  , ma visti lateralmente sembrano  la figura di un uomo che trascina il suo pesante fardello. La piazza dalla quale sorgono i campanili ha un’armonica forma di zanne d’elefante.

Modernità, tecnologie avanzate, spiritualità e tradizioni africane in una simbologia esasperata, concreta che man mano si sono compiute sulla terra rossa dell’Africa. Quando la copertura e’ stata agganciata ai campanili e sono state tolte le impalcature che la sorreggevano, tutti gli operai sono fuggiti fuori dalla costruzione temendone il crollo immediato. Rimase mio padre al centro, nel punto staticamente più pericoloso a dimostrare che quella struttura, concettualmente e staticamente costruita al contrario, reggeva. Che magnifico momento avrà vissuto e , se io lo racconto, e’ perché lui lo ha trasmesso con lo stesso coraggio di quel preciso istante in cui l’ultimo puntello e’ stato rimosso.

Poi lui ha detto: “Mi sa che ci siamo. Mi sa che ce l’hai fatta”, ha  detto. “Dà un po’ un’occhiata. Che te ne pare?”—

Nel 1985 La Cattedrale di Abidjan e’ stata consacrata da Papa Wojtyła Giovanni Paolo II, con una cerimonia lunghissima e con tutta la comunità cattolica presente che con musica e balli ha accompagnato l’olio sacro sparso sull’altare, e tutte le funzioni. Le panche all’interno potrebbero essere di più ma sono state disposte a debita distanza per permettere loro di ballare. Per gli africani e’ pura gioia il momento della messa. Con i loro vestiti ricchi di colori vivaci, cantano e ballano durante le funzioni.

—Ma io ho continuato a tenere gli occhi chiusi. Volevo tenerli chiusi ancora un po’. Mi pareva una cosa che dovevo fare. “Allora?”, ha chiesto. “La stai guardando?”

Tenevo gli occhi ancora chiusi. Ero a casa mia. Lo sapevo. Ma avevo come la sensazione di non stare dentro a niente.—

La prima volta che sono entrata nella Cattedrale l’abbraccio di mio padre mi teneva stretta per le spalle, scendeva dai campanili un cono di luce fino a terra ed ebbi, io scettica, la sensazione che Dio faceva capolino per darci il benvenuto in quella casa per lui costruita con estremo amore e passione, a costo della vita. Fu un attimo che mi gelo’ il sangue ma che mi diede grande pace, certa in quel momento che nulla mai ci sarebbe successo. Mio padre, col suo languido sguardo, cercava il nostro consenso alla sua grande opera, come un compito fatto bene e premiato col massimo dei voti.

In contemporanea fu realizzato anche il Santuario alla Vergine Maria, ma questa e’ un’altra storia…………………..

—”E’ proprio fantastica”, ho detto.—

Due anni dopo mio padre e’ morto d’infarto e io, per quasi 30 anni,  non ho mai avuto la forza di parlare di tutto ciò.

Dopo la sua morte in molti hanno cercato di appropriarsi ingiustamente della paternità, anche solo in parte, di quest’opera solo perché hanno partecipato al progetto, ma non un solo disegno e’ uscito dallo Studio Ing. Aldo Spirito senza in calce la sua firma. Nessun calcolo, nessun bozzetto o schizzo o tavola e’ arrivato in cantiere senza il suo benestare. Lo dimostra il fatto che dopo la sua morte nessuno dei professionisti che lo hanno affiancato in questa avventura se l’e’ sentita di proseguire senza di lui; noi figli compresi  ancora acerbi studenti.

Perché raccontarlo, dunque, adesso?

Perché la vita e’ strana, perché  mi e’ capitato per le mani questo libro “Curare la vita con la vita”. Quale altra medicina ci potrebbe essere se non la stessa vita, la riflessione, il dialogo con se stessi e con gli altri. Quale miglior spunto di un libro donato con tanta nobiltà e consapevolezza che potesse essermi d’aiuto.

Perché per una serie di casi fortuiti recenti amici, incontrati per lavoro in tutt’altro settore, sono stati ad Abidjan e hanno fotografato la Cattedrale e, quando ho chiesto qualche foto, me le hanno date con estrema generosità.

Perché mio padre e’ presente sempre nel mio cuore, come e’ giusto che sia, ma raramente nella mia mente e perché, stranamente, lo sento intorno a me in questo momento e ho deciso di condividere questo bellissimo ricordo, convinta che parlarne mi curi una ferita da troppo tempo aperta.

Ringrazio la Dott.ssa Maria Cristina Koch per avermi dato il libro e aver scatenato l’animo;

L’Ing. Cesare Bonadonna per avermi inviato le sue foto© della Cattedrale fatte l’anno scorso;

Ringrazio anche Sistema Eduzione che, passo passo mi sta dando input che stanno migliorando la mia vita, a volte senza che nemmeno me ne accorgo, che non e’ del tutto vero. Sicuramente una metodologia di ragionamento porta a meditazioni profonde che ampliano la visione della propria quotidianità e la migliorano.

Gallery

CATTEDRALI: LA MIA. Ivory Coast, Abidjan - St Paul Cathedral
Cattedrale di Abidjan Ing. Aldo Spirito – foto di Cesare Bonadonna©
CATTEDRALI: LA MIA. Ivory Coast, Abidjan - St Paul Cathedral
Cattedrale di Abidjan Ing. Aldo Spirito – foto di Cesare Bonadonna©
CATTEDRALI: LA MIA. Ivory Coast, Abidjan - St Paul Cathedral
Cattedrale di Abidjan Ing. Aldo Spirito – foto di Cesare Bonadonna©
CATTEDRALI: LA MIA. Ivory Coast, Abidjan - St Paul Cathedral
Cattedrale di Abidjan Ing. Aldo Spirito – foto di Cesare Bonadonna©
CATTEDRALI: LA MIA. Ivory Coast, Abidjan - St Paul Cathedral
Cattedrale di Abidjan Ing. Aldo Spirito – foto di Cesare Bonadonna©

 

 

CATTEDRALI: LA MIA. Ivory Coast, Abidjan - St Paul Cathedral
Cattedrale di Abidjan, Ing. Aldo Spirito – foto di Cesare Bonadonna©

ciao Papa’

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CREMA D’AVOCADO DELICATA E SFIZIOSA

CREMA D’AVOCADO DELIZIOSA E SFIZIOSA

CREMA D’AVOCADO DELICATA E SFIZIOSA

 

Questa crema di Avocado e’  semplicissima e veloce. Ottima come aperitivo e  bisogna proprio odiare l’avocado per non apprezzarla!!! Non ha nulla a che vedere con il Guacamole.

Si serve con quello che si vuole……

 

Ingredienti per 4 persone
  • 1 Avocado maturo al punto giusto ( se lo prendete un po’ acerbo va lasciato fuori dal frigo che in 2 giorni matura subito, attenzione che non abbia macchie ne’ internamente ne’ esternamente)
  • Sale
  • 1 /2 limone
  • Pepe verde q.b secondo i gusti
  • 1 insalata Belga
Preparazione

Quando sbucciate l’avocado attenzione a rimuovere le parti scure e a non scalfire il nocciolo.

Tagliarlo a pezzettini, e metterlo nel mix  aggiungere sale e pepe e frullare per brevissimo tempo, se l’avogado e’ maturo al punto giusto diventa una crema subito. Aggiungere mezzo limone spremuto e frullare ancora un attimo per ben amalgamare tutto. Deve essere una crema soffice.

CREMA D’AVOCADO DELIZIOSA E SFIZIOSA
pezzi di Avocado e pepe verde
CREMA D’AVOCADO DELIZIOSA E SFIZIOSA
Nel mix

Mettere in frigo per un paio d’ore.

Il limone spesso macchia la crema, quindi prima di portarlo a tavola girate con un cucchiaio.

 

CREMA D’AVOCADO DELIZIOSA E SFIZIOSA
La crema

Divertitevi a servirlo come vi pare.

CREMA D’AVOCADO DELIZIOSA E SFIZIOSA
Avocado con foglie di Belga

In genere lo servo con foglie di Belga, oppure trevisana. I colori son bellissimi e invitanti: e’ molto scenografico. Per gli ospiti con intolleranze ho utilizzato grissini senza glutine e pane di segale.

CREMA D’AVOCADO DELIZIOSA E SFIZIOSA
Grissini senza glutine e pane di segale

Anche una composizione di pane e grissini con semi e farine varie e’ molto apprezzata.

 

Antirughe naturale

Ricco di vitamine, minerali, fibre e antiossidanti, l’avocado è un frutto che non deve essere discriminato per il quantitativo di grassi che contiene ma va introdotto regolarmente nella nostra dieta per mantenere in salute il cuore, ridurre il girovita e migliorare la fertilità sia maschile che femminile! Scopriamo i benefici e le proprietà dell’avocado. Avocado, il frutto grasso per eccellenza, viene particolarmente apprezzato per le sue proprietà benefiche. Scientificamente noto come Persea americana, è una specie arborea da frutto che appartiene alla famiglia delle Lauracee, originaria del Messico e del Centro America. A dispetto degli altri frutti, l’avocado ha un profilo nutrizionale davvero unico: 100 grammi di avocado sviluppano circa 160 calorie e la presenza di fibre, grassi buoni, vitamine del gruppo B, vitamina K, potassio, vitamina E e vitamina C, conferiscono all’avocado proprietà eccellenti per la salute e il suo consumo è associato a diversi effetti benefici come la riduzione del rischio cardiovascolare, l’aumento del senso di sazietà con conseguente perdita di peso e l’aumento della fertilità.

Le proprieta’ dell’Avocado

 

CREMA D’AVOCADO DELIZIOSA E SFIZIOSA
Proprieta’ dell’Avocado

 

CREMA D’AVOCADO DELIZIOSA E SFIZIOSA
Versione con sesamo e chia

Sono davvero ottimi

 

Le Veneziane Mini Grissini Con Rosmarino Senza Glutine 250g

SAMSUNG E FB CONTRO APPLE DENTRO LE OLIMPIADI DI RIO A 360°

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( chissa’ se Steve Jobs l’avrebbe permesso; indubbiamente  Zuckerberg e’ stato un razzo ad acquisire l’alleanza!)

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APPUNTAMENTO VIRTUALE A PALAZZO ITALIA,  EXPO EXPERIENCErESTATEaMilano, PER LA FULL IMMERSION IN TOTALE ANTEPRIMA MONDIALE NELLO SPORT.  OLIMPIADI DI RIO 2016 IN DIRETTA A 360°

 

Il supporto di Samsung Electronics, sponsor ufficiale di RIO 2016, rende disponibili con Samsung GEAR VR contenuti esclusivi per la tecnologia a 360°, cioe’ sei dentro le Olimpiadi, ma per davvero.

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Il team di SPORT VR EXPERIENCE realizza una sperimentazione senza precedenti, trasmettera’ in diretta reportage sportivi delle Olimpiadi a partire dal 6 agosto alle 15,00 e Palazzo Italia viene teletrasportato a Rio.

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I canali tecnologici sono collegati in realtà virtuale all’evento Olimpico con Youtube e Facebook che supportano il video 360°, e le APP VR ufficiali del Comitato Olimpico, dei team partecipanti e dei Media.

LE TECNOLOGIE E I CANALI

L’iniziativa SPORT VR EXPERIENCE offre diverse tecnologie e canali:

  • I visori di realtà virtuale Samsung GEAR VR, installati nella mostra, che rappresentano la più intensa e completa esperienza immersiva.
  • Applicazioni specializzate sullo sport
  • Una proiezione a 360 gradi, che consente di fruire di contenuti in gruppo
  • Un Magazine OnLine, accessibile su web e mobile, che permette di scoprire il mondo dello sport in realtà virtuale, grazie ai contenuti disponibili in rete su Youtube e Facebook. Per prepararsi alla esperienza della mostra

 

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Mark Zuckerberg

 

Roberto Carraro, docente all’Accademia di Brera con il corso “LA RIVOLUZIONE IMMERSIVA”  Linguaggi Multimediali,  interpreta queste nuove tecnologie come un nuovo rinascimento in cui si ridefinisce la realta’.

«Steve Jobs aveva preannunciato l’era post pc, e pur essendosi concentrato sugli ultimi, piccoli device bidimensionali, lo smartphone e il tablet, aveva delineato nella mobilità un percorso che avrebbe aperto un nuovo, inesplorato universo per le tecnologie dell’informazione. Nel 2011, di fronte alla tecnologia italiana Bubble viewer, che spostava il tablet verso l’eversività, Jobs aveva notato una “larger canvas”, una “tela più ampia”, che era un primo passo verso il superamento dei limiti dello schermo, il “quadro digitale”.»

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Steve Jobs

Sta arrivando il momento di una nuova avanguardia culturale, cambiano i termini della narrativa perché questa tecnologia permette di stare dentro alle cose, quasi di poterle raccontare da protagonisti, vivendole.

Sono rimasta davvero molto impressionata a vedere, oggi, in totale anteprima, come la proiezione a 360° sia coinvolgente. La forma sferica avvolge totalmente, se ci fosse anche l’esperienza olfattiva e tattile potrei essere a Rio in contemporanea pur essendo al piano terra di Palazzo Italia a Milano.

In questa zona del padiglione due enormi schermi tondi a formare un cerchio sul cui diametro giusto lo spazio per entrare e porsi al centro dove si viene “attraversati” dalle immagini. Da un lato si vedono scendere gli sciatori partiti dalla vetta della montagna, al lato opposto si vedono sfrecciare come se ti avessero travolto e ti domandi cosa ci facessi ai primi di agosto con i piedi sul suolo milanese e il resto del corpo in alta montagna, per giunta in mezzo ad una pista da sci.(Alcuni video che si potranno vedere a Palazzo italia)

Inforchi gli ”Oculus 3d” per la realtà virtuale che sembra una maschera da sub per immersioni di notevole profondità ed entri, come d’incanto, in una dimensione differente. Un teletrasporto immediato che sorpassa, in termini spaziotemporali, un jet di ultima generazione che supera la velocità del suono e ti proietta in Brasile  o su un aereo dal quale, da li a poco, ti butti col paracadute senza mai aver fatto un lancio.

E’ pazzesco! Vedi le corde del paracadute con la coda dell’occhio perché  l’ombrello di nylon e’ sopra di te, per cui ti piglia un mal di stomaco immediato misto a paura e incredulità  per dove ti trovi senza averlo chiesto.

 

 

Buffo, perché chi indossa questi Oculus si estrania da chi lo circonda, il corpo si muove e reagisce seguendo le immagini che solo lui vede. Gira la testa, la alza e la abbassa perché vive il video, ci manca che riesca ad afferrare qualcosa ed il virtuale diventa reale.

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A breve questa tecnologia mangerà tutto cio’ che c’e’ oggi. Nel giro di un anno hanno migliorato la tecnica passando da 6 piccole video camere poste su un cubo alla forma sferica utilizzando 2 camere con fish-eye  grandangolare estremo a creare  una calotta completa di visibilità e nulla più scappa alla vista, neanche alla coda dell’occhio!!!

Continua il Prof. Carraro nella sua spiegazione entusiasta….

“E’ davvero l’inizio di una nuova era, un salto antropologico in grado di modificare la relazione tra gli uomini e tra l’uomo e la realtà, cambiando il modo in cui vediamo.

Nel Rinascimento nacque la prospettiva, i quadri non erano più piatti e tra linee prospettiche, ombre e punti luce le figure prendevano corpo .

Adesso si esce dallo spazio bidimensionale rettangolare dei mass media e si torna in quello sferico della percezione naturale con “i media immersivi”,  fenomeno del digitale attuale.

Tutto e’ incentrato sul riquadro, come l’inquadratura cinematografica teorizzata da Eisenstein, fulcro del mondo audiovisivo del XX secolo.

E quindi ecco la rivoluzione: dall’inquadratura ( intesa come riquadro) alla sfera.

SAMSUNG E FB CONTRO APPLE DENTRO LE OLIMPIADI DI RIO A 360°

 

Se ci si pensa, infatti, il riquadro e’ una cornice che delimita lo spazio dentro il quale sta un’immagine, mentre la forma sferica da’ una sensazione molto più ampia. Del resto la stessa geometria elementare ci spiega la diversità. Un cerchio e’ infinito, un quadrato e’ fatto da pezzi.

Il dipinto, la pagina, la fotografia, il cinema, la televisione, il computer, lo smartphone, il tablet, riconducono i contenuti ad un rettangolo, un riquadro isolato dalla realtà. Tutta l’umanità oggi fruisce il cinema, la televisione, il web in quadri tecnologici. Con la rivoluzione immersiva si passa dal quadro alla sfera, dal bidimensionale al tridimensionale. Ecco il nuovo rinascimento dell’era digitale.

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La sfera immersiva, rispetto all’inquadratura, spinge all’esperienza attiva .

Il virtuale diventa soggettivo, si e’ li’ in prima persona, si e’ coinvolti e immersi.
Being Leonardo è stata la prima biografia immersiva; realizzata l’anno scorso per Expo 2015 a Palazzo Reale a Milano, la App proponeva all’utente di “diventare Leonardo”, rivivere i luoghi della sua vita, entrare nelle sue opere e nella sua mente, esplorare il suo immaginario ricostruito in 3d. Fantastico!!!

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Appuntamento a Palazzo Italia per le dirette da Rio 2016 e per l’esperienza “immersiva” progettata da Roberto Carraro e il suo team.

 

Esplora e mentre guardi i video a tutto schermo spostati a 360°:

 

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Esperienze a 360°

Wingsuit 360° Experience

Rio 2016 Olympics in 360 – Brazil’s Athletes Welcome the World to Rio de Janeiro

 

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