LA MIA IMMAGINE RIFLESSA NON C’È PIÙ

LA MIA IMMAGINE RIFLESSA NON C'È PIÙ.

LA MIA IMMAGINE RIFLESSA NON C’È PIÙ.

Due persone, nate uguali, due ali d’angelo separate, che singolarmente non riuscivano a volare ma quando si abbracciavano e si tenevano per mano riuscivano a fare i voli più belli dell’universo.

Splendenti, entrambe, uniche per certi versi, ma in armonia con la mente ed in sintonia con lo sguardo. La loro luce guidava le loro gesta. Julia era la più taciturna, colei che solo con il suo sorriso parlava, con il suo sguardo si faceva sentire. Le movenze dei suoi capelli emettevano suoni celestiali. Con semplici azioni riusciva a dare soluzioni, ad avvicinare persone lontane, farle sentire nei loro cuori, a chi era triste faceva tornare il sorriso, a chi aveva perso la fede faceva tornare la luce che lo avrebbe guidato.

Così per anni, in armonia con la sorella, nonostante qualche screzio perché normale, ma sempre gioiose insieme. A fare l’albero di Natale giocando allegoricamente con le decorazioni, con i fili d’argento che si lanciavano l’una con l’altra. Dando vita all’albero di Natale ogni anno sempre più bello. Come loro. Luci di mille colori, come i loro sorrisi, palle di Natale incredibilmente belle da lasciar senza fiato, come i loro occhi, un insieme di fantastici pensieri osservando l’albero, come osservando l’insieme dei loro corpi.

Giocare nella neve come bambine, anche se ormai donne, ma giocare senza pensieri, perché non volevano deturpare quei bei momenti con i problemi della vita.

Le stagioni si susseguono. Amori, dolori, racconti reciproci per sostenersi a vicenda.

Julia sempre generosa. Per strada sembrava un angelo guidato dal cielo che fermava un bambino in corsa perché vedeva prima che sarebbe caduto, prendere per mano una vecchietta e fermarla nei suoi passi qualche istante prima che dall’alto cadesse un vaso che la avrebbe colpita, una piccola spinta ad un uomo verso una donna, perché sapeva che era giusto così. Ed infatti le due persone poi si baciavano. Azioni che veramente sembravano di una persona con premonizioni angeliche.

Ed in casa quando si riunivano una grande armonia, voci calde che si raccontavano, che ridevano, che sussurravano melodie incantate di magia e di cuore.

Un giorno durante il sonno qualcosa di nuovo successe.

Nella stanza una luce, un calore che faceva stare talmente bene da sentirsi protetti da qualsiasi cosa. Julia si svegliò e vide nella luce una figura, un angelo, stupendo; gli sorrise e le disse che Dio l’ha guardata per tanti anni, ha seguito le sue gesta quotidiane, evoluzioni fatte di cuore anima e tanto amore.

E Dio ha bisogno di lei, perché ha un compito più importante da darle. E che il suo tempo di vita mortale e terrena era giunto al termine.

Chiunque, avendo tale visione si sarebbe disperato, si sarebbe rattristato, avrebbe pianto. Ma lei, invece, con la gentilezza dell’anima che la contraddistingueva, sorrise.

La mattina dopo aspettò il risveglio della sorella, gemella, uguale, anche lei speciale. Ma Dio aveva scelto Julia. Lei sorrise e disse con la sorella di ciò che era successo. La sorella iniziò a piangere, dolori lancinanti nel cuore, esplosioni nell’anima, senso di debolezza e di svenimento. Lacrime, lacrime vere non bugiarde, ma lacrime nelle quali si leggeva il vero dolore.

Julia le si avvicinò, la guardò intensamente, la abbracciò e le diede un bacio. Uscirono assieme. Julia le disse di non preoccuparsi, che lei non sarebbe mai andata via veramente. Che sarebbe sempre stata in lei, nei ricordi, nel cuore e nell’anima, ed ogni volta che guardava il cielo, doveva cercare Jupiter, e doveva fissarlo. Lei sarebbe stata lì.

Si incamminò nel viale del giardino della casa, improvvisamente calò una fitta nebbia, ed in pochi secondi Julia sparì.

La sorella non piangeva più. In quello stesso momento sentì come se una mano le avesse accarezzato l’anima, come se un soffio di dolcezza e positività le avesse toccato il cuore. E subito capì che Julia era andata via, ma lo spirito viveva in lei.

Da quel giorno, anno dopo anno, il ricordo di Julia sempre era presente. E quando si guardava allo specchio non vedeva più la sua immagine riflessa, ma quella di sua sorella che le sorrideva, che le parlava e che le diceva che sarebbe sempre stata con lei a guidarla in molte scelte con le sensazioni, perché quando si perde nella vita reale qualcuno che fa parte di noi, rimane sempre vivo nel nostro cuore e, diventato angelo, eseguirà i compiti ancora più grandi che Dio gli avrà assegnato, ma si prenderà comunque sempre cura di noi, facendoci capire con intuizioni le strade da prendere Buon Natale Julia, e grazie per essere stata l’angelo della mia vita e che mi seguirai sempre.

Con affetto, tua sorella

LA MIA IMMAGINE RIFLESSA NON C'È PIÙ.

Esposizione di Oxford Brogue per una cara amica che mi ha colpito con la sua storia e colpendomi, mi ha mosso a scrivere questo in onore della sorella scomparsa.

Pagina FB di Oxford Brogue

 

GNOCCHETTI VERDI TIROLESI AL LATTE

GNOCCHETTI VERDI TIROLESI AL LATTE

GNOCCHETTI VERDI TIROLESI AL LATTE

comunemente chiamati anche Spatzle di spinaci

Questa ricetta e’ venuta per sbaglio:  dalla mancanza di un ingrediente, la panna, che pensavo di avere, ho scoperto che fatta in questo modo e’ piu’ leggera e delicata

INGREDIENTI X 2:

  • 1 confezione di gnocchetti verdi ( quelli che cuociono direttamente in padella per 5 minuti)
  • 1 confezione di pancetta dolce
  • 1 / 2 bicchiere di latte ( si può usare latte di Soja, latte senza lattosio, scremato)
  • Sale e pepe
  • Parmigiano grattugiato ( o misto con pecorino)
  • Olio
  • 1 noce di burro ( facoltativo)

Read more

LA VITA PER LEI

LA VITA PER LEI

LA VITA PER LEI

Inizia il mio cammino partendo da una terra molto lontana, e avevo come meta Asgard, la terra degli dei, dove avrei scritto il seguito del mio destino.
Passarono mesi, cavalcai incurante delle intemperie. Arrivai a nord. Iniziò a scendere molto la temperatura. Ero preparato. Con grasso da mettere sul corpo e con pellame per proteggermi.
Continuai sulla mia strada. Nonostante le mie cure, il mio fedele destriero mi lasciò, andando con l’anima nei pascoli del cielo. Lo seppellii. Continuai a piedi, in una terra che diventava sempre più ostile. Cominciò a nevicare. Il paesaggio iniziava ad essere una distesa di candida neve. Una visione celestiale. Poi il vento, una tormente, sfiancante, duro e tagliente il suo soffio, quasi volesse sussurrarmi di desistere. Continua. Arrivai in vetta ad una montagna.

Strana cosa: sulla cima della montagna una piccola zona pianeggiante, con al centro un simbolo, senza neve che lo copriva.  Mi avvicinai e venni illuminato da una luce che veniva dal cielo. Una frazione di secondo. Poi terminò. Rimasi fermo, immobile, perplesso, sconcertato. Dopo altri pochi minuti un altra luce, come una lama diagonale, e poi il miracolo; divenne dei colori dell’arcobaleno e dirigeva verso l’alto.

Era il Bifrost.

Come misi i piedi sopra venni catapultato in un altra dimensione. Arrivai, e vidi Asgard. Mi accolse il guardiano del portale, Heimdallr. Mi chiese cosa volessi da Asgard, in quanto lui aveva la responsabilità di chi poteva entrare e illuminandone con la luce della sua spada ha visto il mio cuore nobile e per questo mi ha fatto salire. Io risposi che volevo compiere il mio destino ed imparare dagli Dei la storia della vita.
Acconsentì a farmi entrare. Mi indicò la strada è mi diressi dove mi aveva detto.
Entrai in Asgard, maestosa e magnifica.

LA VITA PER LEI

Persone senza paure e soprattutto serene. Passai in una specie di spiazzo dove c’erano guerrieri che combattevano per allenarsi. Stavo per allontanarmi quando udì qualcosa. Una voce, il sibilo di una lama.

Mi girai. Rimasi incantato. La vidi. Lei.

Unica nel suo genere, capelli luminosi come l’oro, pelle del colore della Luna che brilla nel manto nero tagliandolo con il suo bagliore come fendenti, possente come una Valchiria, abile come una pantera e sinuosa come una dea. Era Sif, sorella di Heimdallr che mi aveva accolto, donna che godeva delle grazie di Thor, innamorati.
E io sentii qualcosa dentro. Mi soffermai qualche istante e poi venni svegliato dal mio stato di magia da una forte manata sulla schiena. Era il grande Volstagg che con la sua forte risata mi dava il benvenuto. Venni accolto e portato nella sala del trono, davanti al possente Odino.

Parlammo, spiegai il perché del mio percorso, difficile, tumultuoso, tempestoso, triste, ma con la luce del cuore che mi guidava, e che volevo rimanere a combattere con chi per me era la guida dell’universo, con gli uomini più saggi e potenti, con tutta Asgard. Odino si alzò, mi si avvicino’, mi sussurro alcune parole all’orecchio e poi a voce alta disse che da oggi il mio nome sarebbe stato Fandral e che sarei stato addestrato alla spada per diventare il più abile e forte spadaccino degno del cuore che ho dentro.
Mi diedero un alloggio stupendo, mi diedero nuovi vestiti. Cenai al loro banchetto. Ma una cosa mi faceva tremare, si, tremare l’anima e sussultare il cuore. Sif. Era bellissima. Suadente, lucente anche durante il banchetto. Elegante nelle movenze, suadente nella voce. Ed i suoi occhi, di un colore misto tra verde azzurro e grigio. E che cambiavano in base al raggio di luce che li accarezzavano. Ed i suoi capelli, di un biondo misto all’ocra, mossi, ed ogni volta che si girava sembrava danzassero davanti al suo viso per poi ricomporsi in un inchino alla sua pelle così brillante.
Non capivo se stavo mangiando per nutrire il mio corpo, o se stessi nutrendomi l’anima ed il cuore con la sua presenza.
Finita la cena andai a dormire. Ma il sonno tardava. Mi alzai ed andai alla finestra, guardai il cielo, c’erano tre lune, tutte sorridenti, ed un firmamento da mille ed una notte. I pensieri volavano. E le stelle al mio sguardo sembravano disegnare il volto di Sif nel nero manto dell’universo.
La mattina seguente inizia ad imparare l’antica arte della spada. Nello spiazzo esterno ci si allenava assieme agli altri, ognuno a combattere con altri per migliorare. Sif era lì, con una lancia dorata e luccicante, con le sue vesti di battaglia che esaltavano ancor di più la sua bellezza, i capelli legati a coda di cavallo, stivali in pelle marrone con rinforzi d’argento. Una armatura fatta a sua immagine, su di lei. E le sue movenze da guerriera erano una danza, come se le spade, frecce e lance fossero la musica o le note sulle quali lei sinuosamente si muoveva.

La sua grinta, unica.
Passarono giorni, poi mesi. Divenni imbattibile con la spada. Fandral l’abile spadaccino.
Poi venne un giorno, uno di una battaglia, uno che avrebbe cambiato la mia vita, che segnò per sempre il mio destino, il mio futuro.
Venimmo adunati, una manciata di uomini, circa 100, guidati da Odino, Thor, Loki, Volstagg, Sif ed io. Si doveva andare su un altro mondo, uno dei 9 facenti parte dell’albero dell’universo, dove una civiltà malefica voleva conquistare quel pianeta. Venne aperto il Bifrost ed in un lampo arrivammo la, già armati, in mezzo alla battaglia, subito a combattere. I giganti di ghiaccio, abitanti del pianeta Jotunheim, volevano far loro tutti i 9 mondi.
Creature malefiche senza anima, ingorde solo di potere, di morte, di schiavi, di malvagità.

Thor sembrava un leone, da solo contro decine di uomini. Con il suo sacro martello Mjöllnir roteante nelle sue mani, raccogliendo dal cielo la forza dei lampi, sprigionava colpi devastanti.
Odino con il suo scettro l’ottava come un possente orso, dando colpi mortali ad ogni movimento. Poi gli altri, come me, a sfidare contemporaneamente più nemici, e lei, Sif, faceva balzi talmente possenti che sembravano di una danza antica, con lo scudo raffigurante la fortezza celeste si difendeva, e con la sua lancia dorata uccideva. Aveva segni di tagli, superficiali, ma incurante combatteva come una pantera tra tigri. Iniziava a scendere una lieve foschia, forse creata dai giganti di ghiaccio.

D’improvviso sentimmo un boato e ci girammo; Thor diede un forte colpo a terra con il suo Mjöllnir, e successivamente mise il suo ginocchio a terra. Sembrava stremato, segnato dai colpi inferti e ricevuti. Stava per essere colpito da lance nemiche. Il nostro grido, la nostra corsa a proteggerlo, e lei, Sif, come una furia, si faceva largo facendo cadere i nemici come fuscelli, arrivò per prima da lui, feroce come poche volte vista, ma senza perdere la sua bellezza, iniziò a colpire e tese la mano al suo amato. Si guardarono, con uno di quegli sguardi che solo chi li ha provati li può capire, e lui si alzò, ricaricato.

Noi a loro difesa, pronti a tutto.

Odino lasciato in disparte perché lui, nella sua grande conoscenza, sapeva già l’esito di questo destino.
Riprendemmo la lotta singola. I giganti quasi sopraffatti e noi, anche se stanchi, esausti, e feriti, ancora in forza per vincere.
Poi, l’imprevisto, qualcosa a volte può succedere, il dolore. Un colpo, nonostante la mia abilità e destrezza, venni colpito. Non una ferita mortale, ma  una lancia mi aveva trapassato la coscia e caddi.
Stavano arrivando i pochi giganti rimasti contro di me. Ebbi per la prima volta paura, che non avevo mai provato nemmeno quando collassai per il freddo in mezzo ai ghiacci eterni e rischiai di morire.
Chiusi gli occhi aspettando il colpo finale.
Un rumore di un colpo parato. Assordante. Una voce che chiamava il mio nome, aprii gli occhi. Era lei, Sif, che con il suo scudo riparò sia lei che me, e allora presi energia e mi rialzai. Lei mi sorrise, o fu la mia impressione, e continuò a parlarmi, a starmi a fianco, a combattere con me. A breve tutto finì, i giganti scapparono, e noi gioimmo per la vittoria.
Il Bifrost venne aperto e tornammo. Venimmo curati, accolti sempre come grandi guerrieri vincitori.
Da quel giorno cambiai, giurai che per qualsiasi cosa io avrei dato la vita per lei, per colei che salvò la mia vita. Un amore che non potrà mai essere corrisposto, ma comunque felice per lei, per Thor. E da quel giorno, in tante altre battaglie, presi colpi per evitare che lei venisse ferita, moglie del mio futuro sovrano. E la nostra amicizia fu eterna, come la leggenda della città di Asgard. Mai finita

Oxford Brogue
XXVI  XI  MMXVI

LA VITA PER LEI

Pagina FB di Oxford Brogue

Read more

QF UN LUOGO FAMILIARE ANCHE PER EMANUELA GREGOLIN FOTOGRAFA

QF UN LUOGO FAMILIARE ANCHE PER EMANUELA GREGOLIN FOTOGRAFA

QF UN LUOGO FAMILIARE ANCHE PER EMANUELA GREGOLIN FOTOGRAFA

Qf

e’ lo spazio CO-Working di via Procaccini 11 a Milano che ci ha ospitato la primavera scorsa per fare un percorso di JOB CLUB, un’esperienza unica e irripetibile. Il fatto che a distanza di più di 6 mesi io mi trovo a riparlare di QF vuol proprio dire che spazi e persone mi sono nel cuore e ho avuto modo di essere presente all’inaugurazione della mostra di fotografie di Emanuela Gregolin  “Points of View” terminata qualche giorno fa.

QF UN LUOGO FAMILIARE ANCHE PER EMANUELA GREGOLIN FOTOGRAFA
QF UN LUOGO FAMILIARE ANCHE PER EMANUELA GREGOLIN FOTOGRAFA

Nella realtà  l’inaugurazione della  mostra era un pretesto per rivederci noi di Job Club e continuare una tradizione iniziata in primavera di trovarci, parlare di lavoro o altro ma sempre davanti ad un bicchiere di vino e qualcosa da spiluccare insieme, meglio se fatto in casa come una torta salata meravigliosa di Isabella, o il vino bianco ghiacciato imbottigliato da lei.

Più’ bello ed emozionante e’ stato ritornare li’ come se i mesi non fossero passati e rivedere il viso arrossato di Marta che col suo splendido sorriso ci apre la porta anche se e’ stanca e il traffico di una Milano piovosa ci ha fatto tardare parecchio sull’orario previsto.

Ma il piacere e l’emozione di rivederci ha “scavallato” totalmente l’orologio.

Per non smentire le abitudini abbiamo aperto un paio di bottiglie di quel bianco ghiacciato imbottigliato in cantina.

E dopo qualche parola di come sta andando e progetti o prospettive varie era inevitabile essere rapiti dalle fotografie per cui eravamo li’ con la scusa di un bicchiere di vino ghiacciato o viceversa.

Read more

DUE ANIME EROI

DUE ANIME EROI

DUE ANIME EROI

Una nuova storia da raccontare

Ad un certo punto ho voluto lasciare tutto. Ho iniziato a girare il mondo che non conoscevo. Ho visto posti dove regnava solo il buio, ed altri in cui la luce risplendeva accecante.

Un giorno mi fermai in mezzo alla natura; un paese fatto di favole e di disegni, si perché era talmente bello da sembrare inventato

Li ho visto cambiare la mia vita, ritrovare ciò che avevo smarrito all’alba dei tempi, quello che stavo cercando. Una nuova storia da raccontare.

Era un posto come detto fantastico. Accogliente. La gente sorrideva quando la si incontrava, e salutava con grande cuore.

DUE ANIME EROI

Nella piazza del villaggio, arricchita di aiuole dai mille fiori, c’era una statua raffigurante due ragazzi, uguali come due gocce d’acqua, con un braccio alzato al cielo e l’indice disteso

E sotto la statua una targa che recava queste parole:

-Dal nulla come per magia la forze strepitosa della loro energia.

Ha commosso molti cuori e ha fatto passare mille dolori.Sono arrivati da una terra senza confini portando la loro musica con i loro destini.Hanno dato emozioni e coraggio a chi il dolore è la tristezza aveva chiuso il viaggio.Ora sono andati via proseguendo il loro glorioso cammino perché chi è umile ed onesto otterrà un posto nell’Olimpo divino.

In ricordo di Jack e Diego che hanno ridato fede alla nostra misera cittadina-

Allora dopo aver sentito un brivido fulmineo nel mio corpo divenni curioso e mi iniziai ad informare.

Entrai nel bar del paese, bello, fastoso, accogliente, luminoso. Mi sedetti ed ordinai da bere, un ottimo bicchiere di latte e menta. Chiesi alla cameriera chi fossero i due giovani rappresentati nella statua. Mi disse che erano due ragazzi capitati per caso nella loro cittadina, fratelli gemelli, venuti con la loro madre e altri familiari, perché stanchi di un passato infame. E qui hanno trovato la loro via ed hanno insegnato a tutti noi cosa vuol dire usare il cuore mixato con l’anima per amare e per cantare.

Stupito chiesi dove adesso fossero, e lei mi rispose che erano andati via, acclamati come eroi e salutati come guerrieri, due anime, un solo corpo, due eroi, un unico cuore, e che avevano raggiunto finalmente la tappa definitiva del loro cammino, la gloria ed il successo, in una grande metropoli europea. Forse in Italia.

La cosa mi incuriosì ancora di più, e per questo iniziai a prendere appunti sul mio taccuino, ormai pieno di polvere perché chiuso da troppo tempo, ma finalmente riaperto perché la mia anima stava rimettendosi in moto all’echeggiare continuo delle frasi scritte sulla targa della statua……

Scavai nel passato, nella loro vita, raccogliendo più notizie che potessi. Ed iniziai a scrivere la loro storia, una di quelle che ti lasciano il segno nel cuore, che senza foto ti danno le immagini vive e piene di colore nella mente, una che ti tocca l’anima facendoti venire i brividi di gioia.

La passione per la musica era già dentro loro prima di nascere, come se la Musa Euterpe o il Dio Apollo avessero messo dentro la loro anima la fiamma del suono e della melodia.

DUE ANIME EROI

Crescendo hanno imparato in maniera semplice, usando il cuore, che la musica è una passione che esce da dentro, da ciò che di più profondo e bello abbiamo, i sentimenti veri.

Il loro cammino, nel tempo, li ha fatti guerrieri, si, guerrieri di vita nonostante la giovane età, perchè purtroppo le battaglie più forti sono state combattute contro invidia, perfidia, malignità e speculazione. La loro strada era fatta in primo luogo di passione per il canto, per dare conforto ed emozioni a chi li sentiva, per rallegrare vite che di allegro non avevano più niente, ed in secondo luogo per poter avere una ricompensa che potesse dare loro ciò di cui sfamarsi e da poter continuare il cammino per migliorarsi.

Persone a loro accanto sono poi state allontanate in quanto piene di ingordigia di ricchezza e non di amore e sentimenti. Continuando il percorso del destino sono arrivati in questa cittadina, all’epoca frenetica di ritmi lavorativi folli, non curanti della vita altrui, dove i sentimenti ed i colori erano quasi dimenticati per dare spazio alla scontrosità di caratteri diventati quasi incivili.

Si fermarono e decisero di provare a trasmettere il calore che nelle anime di tutte queste persone si era quasi completamente spento. Vedevano la luce della speranza negli occhi dei giovani pargoli che giocavano spensierati incuranti di ciò che li circondava. La loro gentilezza e la loro voce era già una sferzata di colore in quel grigiore di vite, il loro modo di porsi per poter chiedere lo spazio per poter cantare era qualcosa che la gente si era dimenticata, l’educazione.

L’arrogante proprietario del più grosso locale della città, quando i due giovani si presentarono ed espressero la richiesta di potersi esibire presso di lui, si mise a ridere follemente, perchè abituato a gestire complessi e band musicanti un anima ben diversa dalla loro. Ma poi, visto che le frasi cominciavano a diventare silenzi, si udì una intonazione, come un fulmine a ciel sereno, l’inizio di una melodia senza musica ma fatta solo di parole armoniose, intonate, calde, sensuali, che come un pugno cercavano di colpire dolcemente diventando una carezza a contatto con l’anima. E poi una seconda voce, un altra armonia, un duetto, qualcosa che fece smettere di respirare per una frazione di secondo lo scontroso signore.

Aveva un telefono in mano; gli cadde. La bocca non si muoveva più, rimasta spalancata, e per la prima volta dopo anni di freddo e di dolore, iniziò a sentire invadere il suo corpo da un qualcosa, una sensazione nuova, energizzante, che stava iniziando a scaldare l’anima, a far scalpitare il cuore che inizia di nuovo a far pulsare quel sangue che da vita nuova, a sentire il profumo delle parole, a sentire i colori delle note.

E fu in quel preciso momento che si mosse, traballando quasi incespicando, mettendo le mani alla sedia vicino a lui per sorreggersi, e piangendo.

Il silenzio.

Niente più suoni, solo un pianto.

I due ragazzi avevano forse già capito. L’uomo alzo lo sguardo e promise che avrebbe fatto tutto ciò che poteva essere in suo potere per organizzare il più bell’evento degli ultimi vent’anni nel suo locale, perchè dopo tanto dolore e bramosia di guadagno, era riuscito a vivere nella sua mente la fotografia dei bei tempi passati, quando tutto era colorato, quando le persone si salutavano sorridendo incrociandosi per strada, quando ancora si faceva l’amore e non il sesso.

L’uomo rispettò la sua parola, a distanza di un mese, dopo aver pubblicizzato l’evento in tutta la cittadina, aveva rimodernato anche il suo locale dipingendolo con i colori della sua nuova anima, dando le luci della gioia e della felicità all’ambiente.

Finalmente la sera tanto attesa.

Il locale era però purtroppo semi deserto, poche persone, indaffarate a telefonare o usare i computer o altro ancora, senza la giusta attenzione per ciò che stava per accadere. I due giovani rassicurarono l’uomo, e gli dissero che doveva avere fede in ciò che muove i cuori delle persone verso l’amore, ovvero le emozioni.

Iniziarono, e come si udirono le prime note della musica e le prime intonazioni, tutti i pochi presenti rimasero incantati. Finì la prima canzone, nessun applauso, ma meraviglia, perché chi era presente non riusciva a muovere più il corpo, come se fosse bloccato, per ciò che iniziavano a provare dentro. Poi una seconda canzone, gli occhi della gente lucidi, commossi, felici.

Il proprietario fece un gesto inaspettato, strano ma audace nello stesso tempo, spalancò le porte del locale e spostò le casse musicali all’esterno. E li, iniziata un altra canzone, iniziò il miracolo. Chi sentiva la musicalità delle anime di Jack e Diego, non poteva che continuare a sentirle, perché davano loro i colori della vita. Pian piano il locale iniziò a riempirsi e le genti a diventare calde nello spirito e nel cuore, intravedendo i propri nuovi colori.

Da lì, serata dopo serata, canzoni dopo canzoni, emozioni, lacrime, colori, la cittadina iniziò a trasformarsi, a diventare ciò che ora è un posto da sogno, con cordialità, con benevolenza, educazione.

E la loro ultima canzone, realizzata per descrivere le lotte, la vita, la forza di superarle, sia loro che della cittadinanza, venne intitolata Due Anime eroi, si perché senza di loro, la cittadina sarebbe rimasta nel grigiore di una vita ormai infelice e piena di desolazione.

DUE ANIME EROI

Il cammino dei giovani riprese; nel locale vennero altri cantanti, non con anime scure, ma con la luce dentro, che poteva lontanamente ricordare quella dei due fratelli.

La strada di Jack e Diego era ancora lunga, sicuramente fatta ancora di difficoltà, ma affrontata sempre con ciò che fa di loro due persone speciali, uniche, ineguagliabili: la semplicità e l’amore.

Oxford Brogue

XV-XI-MMXIV

Pagina FB di Oxford Brogue

Read more

LA FINESTRA

LA FINESTRA

LA FINESTRA

di Manuela Spanu

Mi affaccio alla finestra del mio cuore

e oggi c’è tanta nebbia

Avevano previsto sole e un vento leggero

e profumato di mare

Ma non si vede niente tutto è offuscato

Così mi invento le case e gli alberi

E un bambino che gioca col pallone

Mi invento una panchina

dove due innamorati si perdono di baci

Mentre due farfalle si rincorrono tra le nuvole

E vedo anche il tuo faccino così triste così imbronciato

Vorresti essere come tutti gli altri, speciale come tanti

Qualunque come le cose più rare

Un raggio sta spaccando la nebbia

Avevano ragione avevano previsto sole e un vento

leggero e profumato di amore

LA FINESTRA

di Manuela Spanu  e la sua pagina FB

Read more

LA RICETTA CLASSICA PER PKHALI DI SPINACI di Davit

LA RICETTA CLASSICA PER PKHALI DI SPINACI DI Davit

LA RICETTA CLASSICA PER PKHALI DI SPINACI di Davit

Ricetta #Amici50annieround

Pkhali – non è un piatto specifico, ma un gruppo di piatti della Cucina Georgiana.

 

Ottimi snack nutrienti che possono essere preparati da tutto ciò che è in frigorifero. Di solito a base di ripieno piccante e qualsiasi componente: fagioli, spinaci, riso, melanzane, cavoli, bietole da foglia e asparagi. La composizione del composto deve includere noci, erbe e peperoncino.

LA RICETTA CLASSICA PER PKHALI DI SPINACI DI Davit

 

A prima vista Pkhali  di spinaci può sembrare semplice e lineare, tuttavia, nella cucina georgiana è necessario seguire rigorosamente le regole e rispettare le proporzioni. E’ un piatto vegetariano che può essere utilizzato durante la dieta e, di conseguenza, nel mantenimento. Ottimo contorno con pesce e carne o come antipasto con pane ai 5 cereli, di segale o con noci.

LA RICETTA CLASSICA PER PKHALI DI SPINACI DI Davit

 

Ingredienti:

  • Spinaci freschi – 500 grammi;
  • Noci sbucciate – 100 grammi;
  • Aglio – 2 spicchi;
  • Cipolla – 1;
  • Zafferano – 1 bustina;
  • Prezzemolo verde – 20 grammi;
  • Cilantro (coriandolo) verde – 20 grammi;
  • Foglie di sedano – 5 pezzi;
  • Succo di limone o aceto di vino bianco – 1 cucchiaio;
  • ½ cucchiaino di luppolo – suneli (condimento è proprietà di cucina georgiana ed è una polvere di erbe secche e spezie);
  • Pizzico di pepe nero macinato;
  • Pochi semi di melograno per la decorazione;
  • Sale;

Read more

LA MIA WUNDERKAMMER

LA MIA WUNDERKAMMER

LA MIA WUNDERKAMMER 

di Manuela Spanu

Tempo fa seguendo una “lezione” del grande etnografo Francesco Varanini presso “Sistema Eduzione”, sono rimasta colpita da una sua metafora, con la quale paragonava ciò che non si può classificare agli oggetti che dal XVI al XVIII secolo venivano collocati nella “WUNDERKAMMER” (camera delle meraviglie)

Read more

IL NUOVO TEMPIO DELL’IMMAGINE A MILANO

IL NUOVO TEMPIO DELL’IMMAGINE A MILANO

Nel cuore della “Nuova Barona”, nasce l’headquarter di WallPepper® e Spazio81  in via Zumbini, 33.

Il polo della qualità dell’immagine, immerso in una costellazione di laboratori e botteghe che, con la loro spiccata vocazione culturale, hanno determinato un radicale processo di riqualificazione dello storico quartiere milanese.

1.000 mq di superficie su due livelli, per parlare esclusivamente di perfetta qualità di stampa, che sia la carta da parati firmata WallPepper®

 

o le riproduzioni grafiche delle più prestigiose collezioni fotografiche elaborate da Spazio81.

IL NUOVO TEMPIO DELL’IMMAGINE A MILANO

La nuova sede è un vero e proprio tempio dell’immagine.

 

 

Il successo e’ stato tale da avere avuto la necessita’ di raddoppiare, anzi triplicare lo spazio espositivo grazie “al passaparola”   di un servizio ineccepibile
Diego e Alessandro Locatelli fondatori di WallPepper® e Spazio81 hanno concepito questi spazi come un atelier dove produzione e uffici si integrano ad aree espositive e materio teche per offrire ai clienti un’esperienza totale e globale.

 

 

 

 

 

 

IL NUOVO TEMPIO DELL’IMMAGINE A MILANO
Lo Staff di Spazio81 e WallPepper®

Spazio81  e pagina FB

WallPepper® e pagina FB

Ufficio Stampa Cavalleri Comunicazione

 

 

 

 

 

error: Contenuto protetto !!
50annieround
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.