AMARE di Oxford Brogue

AMARE di Oxford Brogue

AMARE di Oxford Brogue

20 settembre 2016

 

Amare non è un verbo, non è una parola o un qualcosa che si dice tanto per voler dire qualcosa.

Amare è l’elevazione all’ennesima potenza del calore del cuore, del rumore dell’anima, delle grida di gioia del nostro corpo.

Amare vuol dire sentire la musica che emette il cuore della persona da noi amata, vuol dire ubriacarsi del suon della sua voce, vuol dire avere gli occhi lucidi di gioia.

Amare non è il regalo, amare non è il dire “ti amo”, amare non è andare a cena nel locale più bello del mondo.

Amare è la carezza inaspettata, l’essere presente, il richiamare quando si viene chiamati e si è magari in quel momento impegnati o non raggiungibili.

Amare è il gesto improvviso, è l’avere sempre il pensiero rivolto a chi si ama veramente.

Amare è sentirne la mancanza, come se mancasse l’aria per respirare.

Amare è vivere per la persona amata. Si perchè quando ami, ed ami veramente, nulla ti può distogliere dal suo pensiero; quando si ama si cerca di trovare sempre una soluzione per tutto, si cerca di capire le varie esigenze, trovare sempre le risposte giuste.

Amare non è lasciare chi si ama per uscire con gli amici o le amiche; amare non è solo condividere le gioie, ma anche i dolori.

Amare è anche gelosia. Il non provare gelosia allora vuol dire che non si ama veramente, ma che si stà sfruttando il momento. Gelosia, parola difficile da spiegare ma enormemente importante. Non si è gelosi nel vedere la persona amata circondata da gente che le fa la corte e prova a flirtare? Non si è gelosi se la persona che amiamo va ad una cena di lavoro? Spesso si, senza elencare altri eventi, ma la gelosia fa parte del gioco, come la fiducia ed il rispetto. Ma a volte anche la troppa fiducia a volte ci uccide…..

Ma ciò nonostante, nonostante tutto, si ama, si ama perchè sentiamo quel legame forte che ci fa stare bene con chi amiamo. E non vediamo l’ora di essere nuovamente assieme per quegli sguardi intensi, che vedo anche negli occhi di chi dopo 50 anni di matrimonio si tiene ancora per mano, si bacia ancora, si coccola ancora. Tutte le specie conosciute amano.

Se  Amare è una disgrazia, che Dio me la continui a dare, perchè ogni cicatrice che ho nel cuore lo rende il ancora più forte. Non lo rende chiuso, ma gli insegna come amare e chi.

Amare è bello e fino a quando ho un soffio di respiro nell’anima, non smetterò mai di farlo, perchè non si ama solo la persona che abbiamo nel cuore, ma si amano i propri figli, i propri genitori, coloro che sappiamo essere veri ed insindacabilmente unici.

20 settembre 2016

scritto da Oxford Brogue

AMARE di Oxford Brogue

 

Immagine in evidenza:  Amore Psiche stanti , scultura di Antonio Canova realizzata fra il 1796 e il 1800

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L’AMORE PER OXFORD BROGUE

L'AMORE PER OXFORD BROGUE

L’AMORE PER OXFORD BROGUE

Ci sono momenti in cui ci si ferma a pensare.  E spesso il pensare fa fare scelte, giuste o sbagliate che siano, ma sono scelte.  Scelte di vita quotidiana, di cambiamenti e di molto altro ancora.

Ci si chiede se quello che si è fatto è stato giusto o sbagliato.  Se siamo innamorati della persona giusta oppure no, se ci si debba fidare oppure si deve vivere con paure ed incertezze.  Se la scelta di vivere in un determinato posto rispetto ad un altro possa essere giusto.

Ciò che è giusto o sbagliato lo possiamo sapere solo con il tempo, prezioso e non rimborsabile certamente, ma solo così si può scoprire se la strada presa ci porta alla destinazione giusta.

A 20 anni si fanno follie, spesso senza ragionare, a 40 dopo aver affrontato periodi di vita che ci hanno insegnato si vive con incertezze e paure, a 60 si ha più saggezza, ma comunque questo non impedisce di fare errori. A 80 anni, quando la vita ti ha regalato gli anni migliori, ti guardi allo specchio con i segni del tempo sul viso, con gli occhi di chi ha visto ciò che la sua strada gli ha fatto conoscere, sai che le scelte fatte ti hanno portato a dove sei, in ricchezza od in povertà, in serenità oppure in tristezza, ma comunque sai che hai vissuto.

Le scelte del lavoro sono difficili, come quelle del cuore.  Rifiuti offerte per sperare in qualcosa di meglio;  trovi la cosa giusta e ti accorgi dopo un po’ che non ti soddisfa.

Al cuore non si comanda, questo è vero, ma se ami qualcuno e lo senti dentro, nella tua anima e nel profondo del cuore, affronti tutte le burrasche e tempeste pur di tenerti vicino chi ami.  Ci saranno momenti bui, ma ci saranno anche tanti momenti di sole. Perché dopo la tempesta arriva sempre il sole, a scaldare e ad asciugare tutto.  L’amore non è un interruttore che accendi e spegni a piacimento.

O si ama o non si ama.

Illudere è un’eresia perché poi tutto ci si ritorce contro.  Amare non è semplice, richiede cuore e forza d’animo, sacrificio e tempo, attese e comprensioni.  Così anche nel lavoro, accettare ciò che capita a volte non va bene, ma magari l’offerta iniziale porta poi con il tempo a raggiungere un obbiettivo migliore, facendoci capire che il tempo speso non è stato inutile. A volte capita di dare il tempo senza poi arrivare dove vogliamo, e allora si cambia.

In amore non si inizia un rapporto al massimo, perché un rapporto va coltivato e va cresciuto giorno per giorno, stando vicini più che si può, lavoro e tempo permettendo; ogni giorno va coltivato, come una bella pianta, cimando e potando ciò che non va, trovando la quasi perfezione nella crescita, curandosi con amore reciproco, perché meglio curi e tieni una pianta, più questa risplende rigogliosa e se fiorisce ci regala fiori stupendi e pieni di gioia.

Così, sia per l’uomo che per la donna, ci si deve prendere cura l’uno dell’altro, perché per quanto una persona possa essere forte e grande, può sempre avere bisogno di attenzioni, di carezze, di abbracci e di baci.  Un abbraccio dato con tutto l’amore che abbiamo è la medicina migliore.

Le difficoltà mettono alla prova i nervi, le persone, portandoci a litigare, ma da adulti si trova sempre la soluzione ai problemi.  Si, perché non esistono storie malate, esistono storie in cui si cresce assieme fino a trovare il giusto regime di vita, avendo anche un po’ di speranza, avendo sicuramente paure a causa di ciò che abbiamo avuto nel passato, dandoci spesso incertezze e poca fiducia reciproca, ma affrontando assieme i problemi si cerca sempre di trovare la soluzione, se si ama veramente così vanno le cose.

Le lacrime servono per sfogarci, per far capire quanto teniamo a qualcuno, per dolore o per gioia, perché comunque sia escono dal cuore e dall’anima per come ci sentiamo in un determinato momento.

Ed è proprio quando ci scendono le lacrime che vorremmo avere quell’abbraccio, quello forte, quello seguito dalle parole “non ti preoccupare amore mio, io sono qui con te e affronteremo i problemi assieme, sempre”.   A volte non abbiamo chi amiamo vicino, in quel preciso momento, ma lo pensiamo e il suo pensiero ci aiuta a ritrovare la serenità.

E di notte quando magari si è soli perché chi amiamo è in un altro posto, in un’altra città, ci prendono i momenti di sconforto, di paure, di tristezza, di insicurezza, di sfiducia, di incognite.  Ma son solo pensieri dati dal momento in cui siamo della nostra vita; il pensare al passato e di chi abbiamo avuto, che magari ci ha fatto soffrire o ci ha fatto del male; e questi pensieri spesso ci impediscono di dormire, e magari mandiamo un messaggio grazie alle moderne tecnologie a chi amiamo dicendogli che ci manca. E poi ci si addormenta con una lacrima che si posa sul cuscino.

E la mattina al risveglio la prima persona a cui pensiamo è chi abbiamo nel cuore. E ringraziamo Dio di averci dato un altro giorno da poter vivere e di poter stare accanto a chi amiamo.

L’amore è un sentimento con valori forti; c’è chi ci gioca, ma esistono nel mondo persone, uomini e donne, che hanno nel loro cuore i veri valori dell’amore, senza tradimenti e con tanto rispetto.  E le male lingue che screditano o malignano è perché sono invidiose di ciò che ognuno di noi sta vivendo

Le malignità sono le stesse anche sul lavoro, quando hai colleghi o titolari che insinuano su di noi screditandoci, ma sta a noi dimostrare a tutti il contrario, anche se nel nostro cuore sappiamo già quanto valiamo.

E soprattutto gli incontri non accadono a caso nella vita, e non esistono i momenti sbagliati, ma esiste avere un briciolo di fiducia su chi incontriamo e su cosa ci trasmette.

L’amicizia con persone che ho conosciuto è nata per caso, ed è nata grazie a sensazioni e su fiducia.

La vita ci riserva sempre qualcosa di nuovo, da affiancare alle gioie che stiamo in qualche modo vivendo, per essere sempre più sereni e felici.

Quindi teniamo i rapporti accesi, vivendoli giorno per giorno, cercando di risolvere i problemi assieme, per trovare finalmente la serenità; e se con i giorni che passano ci accorgessimo che l’intesa non arriva al 100%, allora comunque non avremo rimpianti di non averci provato con tutto noi stessi.

 

Scritto da Oxford Brogue 22 agosto 2016

 

 

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IL CAVALIERE

IL CAVALIERE

 

……E mi inginocchiai, genuflesso, con le lacrime che piano piano scendevano dagli occhi sulla barba incolta da tempo, pregando per professione di fede…… Era una giornata come tante altre, battaglie, spade, scudi, cavalli, amici morti, feriti, compagni fraterni.

Ero stanco di tutto, delle perdite, delle vittorie, delle sconfitte.

Ero stanco di lacrime versate per chi non c’era più, per la lontananza dalla patria.

Presi una decisione, me ne andai, rinunciando a tutto.

Vagai per giorni, per settimane, mangiando ciò che capitava, dormendo sotto coperte di stelle. Il mio fido destriero sempre accanto, bello, forte, nero, un vero selvaggio ma con me fratello. Vagai ancora fino a quando arrivai in un paesino, semplice, umile, con un buon profumo di genuino.

Uno sguardo.

La notai subito.

Mi innamorai.

La corteggiai, ci innamorammo. Demmo luce ad una nuova vita. Imparai a coltivare la terra, i buoni frutti che Dio ci aveva concesso.

Poi un giorno la disfatta.

Una nuvola di polvere.

Invasori.

Un’altra lotta.

Salvai tante persone. Ma non riuscii a salvare chi di più prezioso avevo. Morta per salvare una vita che ancora doveva assaporare la vita vera Il mio dolore.

Fiamme negli occhi.

Energia nell’anima.

Uccisi, uccisi continuamente. Ma nulla mi riportò in vita colei che amavo.

Finita la battaglia, con ancora altri amici fraterni persi, con il nemico che scappava visto l’impossibilità di vincere, lasciai cadere la mia spada insanguinata, corsi come il vento fino al suo corpo. Cercai di sorreggerla, poche parole.

Ti amo.

Abbi cura di lui.

Un sospiro.

Poi il nulla.

La morte.

Piansi, piansi tanto. Poi cercai mio figlio. Piangeva. Spaventato. Incapace di capire ciò che era successo. Lo fissai negli occhi. Gli guardai dentro il cuore. Lui vide il calore del mio. Seppellì la mia dolce sposa. Una croce fatta con il legno dei rami di un albero secolare. Intagliati con l’arte di un mastro legnaio.

E mi inginocchiai, genuflesso, con le lacrime che piano piano scendevano dagli occhi sulla barba incolta da tempo, pregando per professione di fede…

Mio figlio poi in un lampo crebbe. Forte e sicuro. Determinato. Gli insegnai i valori della vita. Ciò che conoscevo. L’arte della difesa e del combattimento.

Divenne uomo.

Incontrò la donna della sua vita. Si sposò. A quel punto lo salutai, lo abbracciai, gli dissi di far tesoro di ciò che gli insegnai, i veri valori di un cavaliere. Uno degli ultimi a rispettare ed onorare la croce e la fede. La stessa fede che ci ha portato fino ad oggi.

Lui con le lacrime mi salutò.

Salii sul mio fedele destriero, anche lui con molte lune sulle spalle, ma vigoroso come un tempo, presi alcune cose e poi, con gioia di vedere una famiglia felice, e la tristezza di lasciarlo, salutai e iniziai un nuovo cammino.

Sessantacinque anni, forte come un ventenne, segnato dalla vita, dai dolori e dalle gioie, ma determinato nel mio cammino di fede. La mia casacca con croce divina e la mia spada con la benedizione di Dio. Nuove storie da vivere. Nuove emozioni.

Fino a quando dal cielo non mi chiameranno per combattere la battaglia più importante. Quella del bene contro il male. Ma anche quando me ne andrò da questa terra, il mio spirito proteggerà coloro che amo.

luglio 2016 Oxford Brogue

 

Pisanello 1436-1438 Cavallo e cavaliere, dettaglio di San Giorgio e La Principessa Cappella Pellegrini a Verona

 

dettaglio

Pisaniello – San Giorgio e La principessa

IL CAVALIERE

 

 

IL GUERRIERO LUPO

IL GUERRIERO LUPO

IL GUERRIERO LUPO

Nel mio cammino ho incontrato tante persone.

Ricordo un guerriero, venuto da una terra lontana, che parlava la mia lingua meglio di tanti indigeni della mia nazione.

Era giovane, forte, con tante idee. Il suo modo di parlare incantava, e quando combatteva per il suo ideale diventava un leone. Ogni tanto in battaglia cadeva, colpito di striscio, ma poi come un ghepardo spiccava il balzo e volava come un aquila sull’obbiettivo. A fine battaglia festeggiava la sua gloriosa vittoria, il coronamento della sua visione.

I suoi compagni lo affiancavano, gli davano coraggio, lo sostenevano, anche se rischiavano la propria vita per lui. E i generali lo guardavano come il pilastro del reggimento.

IL GUERRIERO LUPO

Forse per emergere tra i tanti, forse per orgoglio suo, forse per crearsi una sua leggenda ed una sua storia, non guardava in faccia a nessuno. E le persone ed i compagni che lo adoravano lo iniziarono ad abbandonare.

Il suo modo di lottare creò dolore nei cuori di chi lo considerava come un fratello.

E fu così che il suo modo di essere fece sì che le persone se ne andarono prima di rischiare di perire a causa delle sue ingordigia di fama.

Ricordo quel giovane sul campo di battaglia che urlava e sbraitava. Incitando i compagni.

Ma i compagni pian piano diminuivano fino a ché, rimasto solo, cadde sotto le lucenti armi nemiche.

Venne ricordato come il guerriero lupo, perché come un lupo, rimase solo nelle sue battaglie.

IL GUERRIERO LUPO

Scritto da  Oxford Brogue.

 

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MUSA DELLA BENEVOLENZA E DEL SACRIFICIO

MUSA DELLA BENEVOLENZA E DEL SACRIFICIO

MUSA DELLA BENEVOLENZA E DEL SACRIFICIO

Esiste un mondo antico, popolato da personaggi leggendari e miti passati.

Una storia che ho sentito, e riporto, narra di una musa, bella più dei campi fioriti dai mille colori, e dagli occhi lucenti più delle stelle. Il suo sorriso risplendeva nella notte più dei raggi della Luna di mezza estate. La sua voce era melodia per chi la udiva e il suo canto era più sinuoso di una sinfonia armonica.

Però, dietro a tale gioioso dipinto di lei, esiste tristezza. Tristezza riportata da ciò che fu, da una vita data con sorriso e ricambiata con dolore. Ogni sua lacrima che scendeva e toccava il suolo creava vita nella natura generando piante fantastiche.Ma non per questo ha smesso di essere solare. La sua aura dava calore a chi sentiva freddo, e la sua positività rendeva fiorito anche l’albero più arduo nel procreare.

La gioia di una figlia, fuoco della sua anima. Ha sempre fatto tutto per lei. Ha sacrificato giorni migliori per amore di colei che l’ha fatta rinascere, che l’ha fatta risalire dal dirupo di tristezza in cui era finita.

Nel momento della rinascita, in quel preciso istante, il campo della foresta delle ninfee che non procreava vita, rinvigorì all’improvviso, dando sfogo a colori sgargianti e profumi inebrianti dei fiori che iniziarono a sbocciare a velocità fulminea.

In quello stesso frangente anche le sue vesti, ormai sbiadite, si rinvigorirono diventando di un bianco talmente splendente che abbagliava. E finalmente tutto parve più gioioso. Si è sempre accontentata di ciò che la vita le ha dato, e ancora nel mentre si accontentava di quello che era il momento fuggente che stava vivendo. Si nutriva di speranza di vita, di gioia infinita, di preghiere. La sua vita era sempre stata donata agli altri, musa della benevolenza e del sacrifico.

In un istante apparve all’orizzonte una figura che lei non aveva mai visto, era un cavaliere. uno che non aveva mai visto nella sua infinita vita.

Lui arrivò, la vide, uno sguardo negli occhi di lei. Il tocco della sua anima. E poi il silenzio per istanti. Le prese la mano. La rassicurò senza sapere niente di lei, senza conoscere la sua vita. E lei impallidì.

Ora, con il passare del tempo, lei ha nel cuore non solo la sua vita, sua figlia, ma anche quel cavaliere, che seppur distante a combattere battaglie nel nome Di Dio, la pensa sempre e non vede l’ora di poter tornare da lei, fiducioso che Dio gli darà il tempo per poterla accudire e proteggere come nessuno avrebbe fatto mai.

Scritto da Oxford Brogue

La musa della poesia

 

TOCCARE IL CUORE DI QUALCUNO

TOCCARE IL CUORE DI QUALCUNO

TOCCARE IL CUORE DI QUALCUNO

Toccare il cuore di qualcuno. O bisbigliare all’anima con un sorriso.

Si, un sorriso, qualcosa che ognuno di noi è in grado di dare.

Non costa niente. Non importa se uno non ha motivo per sorridere, ma bisogna sforzarsi per dimostrare che il sorriso è un’arma tagliente.

E le carezze?

Le parole di consolazione?

E che dire di un bacio? Cosa dimostra un bacio? Forse dimostra più di quanto si possa immaginare.

Un bacio di una madre, di un padre, di un figlio, di un fratello, di una sorella, di qualcuno sincero e vero che ci vuole bene.

Un bacio sulla fronte per rassicurare, uno sulla guancia in timida armonia con il cuore, uno sulle labbra, con la passione che arriva dalla nostra anima.

Un bacio, dolce nella sua essenza, caldo nella sua morbidezza.

Conoscere qualcuno per caso. Capire, da ciò che scrive, la sua anima. Conoscere una persona senza mai averla vista.

Connettività virtuale.

Eppure ci sono persone che sentono legami e fiducia reciproca. Vite vissute in precedenza? Spirito divino? Angeli? Qualunque cosa sia, si sente un qualcosa di unico.

La vita amica mia, non è semplice. Ma con un sorriso, un abbraccio, un bacio, forse l’amaro inizia a dissolversi e a trasformarsi in qualcosa di dannatamente buono e dolce.

Scritto da OXFORD BROGUE

Riflessioni:

“Il tuo sorriso” _ Pablo Neruda

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l’aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell’ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

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NON PERDERANNO MAI CIÒ CHE È GRATIS: IL SORRISO E LA SPERANZA.

NON PERDERANNO MAI CIÒ CHE È GRATIS: IL SORRISO E LA SPERANZA.

NON PERDERANNO MAI CIÒ CHE È GRATIS: IL SORRISO E LA SPERANZA.

Agli occhi della gente, di qualunque etnia sia, certe situazioni non potranno mai essere comprese, a meno che, chi guarda non si fermi alla superficialità della cosa, ma entri in profondità dell’anima di chi ha di fronte, capendo che i sorrisi a volte nascondono lacrime, e che nello stesso tempo, a volte, le lacrime nascondono emozioni di liberazione da tormenti e sentimenti di gioia esplosivi.

Una amica, conosciuta per caso, due angeli ai quali da protezione, una famiglia, come tante, alti e bassi, gioie e dolori. Ma la sintonia tra queste tre persone è alta. Uno sguardo, basta esclusivamente uno sguardo per capirsi; e la voce, dopo tanti anni assieme riescono a percepire l’un con l’altro un eventuale problema. Ma certamente non perderanno mai ciò che è gratis,: il sorriso e la speranza.

Una donna, ferma e decisa, che sa cogliere sempre l’attimo, con il cuore pieno di cicatrici e fuoco, che usa la sua vita, come ormai da tanti anni, per darla a chi ama. Una ragazza, giovane, bella, cosciente dell’amore che la madre nutre per lei, a volte solare, a volte grigia come la pioggia, perché esprime la sua sensibilità; Danza felice quando sente la melodia che le entra nell’anima, emettendo suoni che arrivano al cuore, riscaldandolo, facendola vibrare, librandosi nell’aria volteggiando come una meravigliosa farfalla appena uscita dal bozzolo e che sta imparando a volare con le proprie maestose ali, assaporando ogni battito come attimo fuggente di vita che scorre come le rapide di un fiume in tempesta.

E poi, a volte, il silenzio, dettato dai ricordi di un tempo passato, una lacrima, salata di dolcezza, perché un viso angelico ha sempre un cuore dolce che batte; un rimpianto, o un distacco, un lampo all’anima di ciò che è stato, o un raggio di sole che riscalda ciò che prima era gelato. Qualunque sia il pensiero, comunque, ha fatto posare la splendida farfalla dai vermigli colori al suolo, rannicchiandosi e chiudendosi a guscio, creando uno scudo tra  lei e la realtà, a volte e troppo spesso effimera, finta, falsa, ma pur sempre vita reale. Ed è in quel momento che, come una amazzone guerriera, la donna che l’ha messa al mondo va in suo aiuto, dandole ciò di cui lei ha bisogno, come d’altronde ognuno di noi lo vorrebbe, il vero amore, incondizionato e puro. E a quel punto gli sguardi delle due donne si incrociano in una intesa che va al di là della nostra conoscenza e della nostra capacità di comprensione, creando e riaccendendo il legame con la gioia e la felicità, e la farfalla torna a far vedere la maestosità delle sue ali, continuando il suo cammino udendo i suoni dell’anima.

Ed ecco un ragazzo, forte come un gladiatore, spavaldo come il più grande degli eroi, e che come tale usa ciò che ha per essere tra i migliori nell’Olimpo della fama, il suo talento e la sua tavoletta con ruote magiche montate sotto; fratello della ragazza, figlio della grande donna, unico nel suo genere, forgiato dal tempo passato, reso fiero da chi lo ama e lo accudisce, con lo sguardo determinato di chi sa di voler competere per qualcosa, per dimostrare che il trascorso è solo un ricordo, e che il venire sarà da scrivere in una pagina bianca dal destino creato dalla voglia di emergere. Nelle difficoltà avrà accanto sempre colei che lo ha messo al mondo, che lo ha cresciuto come madre, che gli ha insegnato i valori del rispetto, della semplicità e della lotta per ciò in cui si crede fermamente, la giustizia, divina o terrestre che sia.

Gli occhi delle persone possono vedere in ciò che siamo, come detto all’inizio, stranezze e diversità, ma Pirandello, grande interprete delle varie filosofie di vita, ci ha insegnato che spesso l’apparenza inganna, o meglio, “Così è se vi pare”.

I Tre Moschettieri, uno per tutti e tutti per uno, così una famiglia, che io non conoscevo, ma che ho imparato a conoscere intuendo l’affiatamento anche nella disperazione, che sa raccogliere dei cocci di sentimenti spezzati, di delusioni, di vita avversa, e li ricostruisce in un vaso splendente tenuto assieme da legami di anima e cuore. Un trio incredibile, che non desidera altro che un brandello di vita, un goccio di felicità mischiato con una spruzzata di rispetto e di futuro con i colori dell’arcobaleno.

E’ stato bello poter conoscere queste persone, perché rendono la mia vita una gioia, e mi danno la forza per scrivere, per gioire delle piccole cose senza essere trascendentale in eccesso, ma nel giusto, dove un pizzico di fantasia, allegoria e leggenda messa in uno scritto, può farlo diventare immaginazione realmente fantastica e sogno tangibile per chi lo legge.

scritto da Oxford Brogue, 10 maggio 2016

 

NON PERDERANNO MAI CIÒ CHE È GRATIS: IL SORRISO E LA SPERANZA.
Klimt Madre con figli 1909-1910 La donna è vita, bellezza e depositaria del segreto dell’esistenza.

 

NON PERDERANNO MAI CIÒ CHE È GRATIS: IL SORRISO E LA SPERANZA.
La Grande Madre  Eugene Ivanov. Periodo cubista

 

NON PERDERANNO MAI CIÒ CHE È GRATIS: IL SORRISO E LA SPERANZA.
Madre con bambino. Pablo Picasso 1902. Periodo blu

 

NON PERDERANNO MAI CIÒ CHE È GRATIS: IL SORRISO E LA SPERANZA.
Tamara de Lempicka – Maternità 1922

 

NON PERDERANNO MAI CIÒ CHE È GRATIS: IL SORRISO E LA SPERANZA.
Gustav Klimt, Le tre eta’ della donna. 1905

 

Quest’ultimo e’ il  dettaglio de “Le tre età della donna” , di Gustav Klimt nel 1905. L’opera, conservata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea a Roma, simboleggia le  stagioni umane, un’allegoria della precarietà e della bellezza.

NON PERDERANNO MAI CIÒ CHE È GRATIS: IL SORRISO E LA SPERANZA.
Le tre età della donna. Klimt

 

 

Tre sono le figure femminili, la donna anziana dal corpo deforme e carico di anni; la  madre e la figlia con gli occhi chiusi  mentre sognano e fantasticano, cosa  negata all’anziana. Le due giovani sono serene, consapevoli di gioie e piaceri che scaturiscono dalla maternità in un’infinita perfezione di sentimenti.  I fiori nei capelli della madre indicano giovinezza e  godimento  di quello che si ha, perché nulla e’ eterno in questa vita .

 

 

 

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MASAMUNE E LA KATANA SAGGIA

MASAMUNE E LA KATANA SAGGIA

Le storie vengono tramandate da generazioni a generazioni, cercando di tenere vivo i ricordi e la storia di ciò che è stato importante

Japanese Samurai katana

Battaglie epiche da raccontare ce ne sono molte, Una di queste vuole uscire dalla mia mente, come un disegno di un pittore pronto a raffigurarla sulla tela. Così la mia storia vuole essere scritta, con velocità e fermezza come ciò di cui lei narra

C’era un tempo in cui le armi più mortali erano le frecce e le spade. Queste ultime brandivano i campi di battaglia con sibili, scintille e lampi degne di una giornata di tempesta. Il suono che emettevano quando venivano affondati i fendenti, era simile al sibilo del becco di un’aquila reale che fende l’aria in picchiata per ghermire la preda.

Era talmente palpabile e tangibile lo spostamento d’aria che sembrava una brezza di vento freddo che muove le chiome.

Ma le spade non erano tutte uguali, di aspetto simili, ma di ferro diverse, come nelle loro affilature

Esistevano spade antiche come la notte, luccicanti come le stelle e splendenti come la luna

Quelle di cui narro l’epica storia nacquero in Giappone, nella regione di Sagami, dove due maestri della forgiatura dovettero dar vita ad una sfida per stabilire chi tra i due fosse il migliore.

Tutte le sfide non portano mai a niente di buono e sano. Anzi, spesso creano dolore e dannazione. Soprattutto se vengono iniziate per invidia.

Masamune era un grande maestro di forgiatura, le sue Katane erano le più richieste in tutto il Giappone. Suo antagonista era Muramasa, meno abile nel forgiare, ma le sue spade, si diceva, erano talmente taglienti che niente poteva resistere.

Ma da li a poco, l’invidia di Muramasa per Masamune divenne fortissima, nei suoi occhi si vedevano le fiamme dell’odio verso chi era sempre ricercato per produrre qualcosa di speciale.

Una notte Muramasa non riuscì a prendere sonno, talmente era forte l’astio nella sua anima verso l’altro uomo; allora decise di mettersi a forgiare, battendo tutta la notte, raffreddando, scaldando a rosso fiamma, battendo ancora sull’incudine, affilando. Fino all’alba, quando al canto del gallo terminò la sua meravigliosa e nuova Katana, la Juuchi Fuyu (10000 inverni), la quale aveva una impugnatura molto bella, e una lama talmente lucente da poter abbagliare.

Si recò nella bottega di Masamune e gli lanciò la sfida, dicendogli che se fosse riuscito a realizzare una spada migliore della sua, lui se ne sarebbe andato per sempre dal paesino portando con se il disonore di avere perso.

Masamune, umile e calmo, rifiutò, in quanto disse che non voleva fare sfide e che la capacità di lavoro delle persone è paragonabile a ciò che realizzano, perché fondamentalmente l’arciere mira sempre a se stesso.

Muramasa, indignato per la risposta saggia e calma dell’uomo, agitò nell’aria la sua spada e tagliò con un fendente un pilastro che sorreggeva un lato della casa. Si udì stridere e scricchiolare, e subito Masamune vedendo la situazione di pericolo, corse su per le scale e andò a prendere moglie e figlio per farli uscire. Fece appena in tempo quando parte della costruzione cadde. Muramasa rise dicendo che la sua spada non avrebbe avuto rivali, e che lo sciocco Musamane era un vile e codardo.

Katana-Masamune LA SPADA DEI SAMURAI

Allora Masamune, non per vendetta ma bensì per senso del dovere, decise di accettare la sfida, ma con le sue regole. Le spade sarebbero state appese sul fiume con la testa immersa nell’acqua.

Muramasa era restio nell’accettare, in quanto avrebbe voluto un duello alla Samurai, ma poi, vedendo che l’uomo era irremovibile come una montagna, accettò.

Come giudice venne scelto un monaco che era in paese da tanto tempo, ultimo rimasto di una stirpe saggia.

Masumune chiese tempo per reperire il ferro necessario alla realizzazione della sua Katana. Messosi in viaggio, dopo qualche settimana ritornò nella sua bottega con delle strane pietre. Alcuni dissero che erano sassi scesi dal cielo nella regione di Tokaido, e che quando toccarono terra lasciarono un cratere infuocato.

 

Riflesso del monte Fuji nel lago Kawaguchi, visto dal colle Misaka nella provincia di Kai

L’uomo iniziò la sua opera, con movimenti delicati e dolci, degni di un danzatore, o di un maestro che illustra la forma del CHI.

Il ferro venne forgiato battuto e raffreddato per quasi 300 volte; si perse il conto di quanti furono i colpi dati con i vari martelli, ma dopo quasi tre giorni e tre notti di instancabile lavoro, il metallo veniva continuamente sovrapposto. Il figlio di Masamune chiese al padre che metallo era quello che stava usando e l’uomo gli rispose che erano frammenti di stelle mischiati a polvere cosmica e a profezie divine. Finalmente la Katana di Masamune, Yawaraka-Te (mano delicata) era pronta.

La sfida iniziò. La spada di Muramasa tagliava ogni oggetto che le si presentava, legni, sassi trascinati dalla corrente, e persino i poveri pesci.

Soddisfazione e ghigno maligno si vedevano sul suo volto.

Poi venne il turno della spada di Masamune, la quale non tagliò niente, ne foglie, ne legni, ne animali, il vento la faceva suonare emettendo una dolce melodia. E la tirò fuori dall’acqua, con la calma e tranquillità che contraddistingueva l’uomo.

I presenti mormoravano, confabulavano, facevano scommesse sul giudizio del monaco; questi si pronunziò, dicendo che la prima era indubbiamente più tagliente, ma nello stesso tempo portatrice di morte, in quanto poteva tagliare farfalle tanto come teste, senza distinguere ciò che è bene e ciò che è male, quindi una spada malvagia; la seconda invece è notevolmente più tagliente tra le due, danzando tra la natura e ciò che la circonda, distinguendo perfettamente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, guidata dagli spiriti della luna e dalle forze della natura, senza uccidere o distruggere ciò che è innocente. Quindi è una spada saggia e per come esiste la saggezza dai tempi antichi, così la saggezza continuerà ad essere la più forte arma conosciuta.

Muramasa era rabbrividito, era impaurito ed anche sbigottito di ciò che l’altro uomo riuscì a realizzare. Osservante della sua promessa, con disonore per la sua malvagità trasferita nelle armi, prese le sue cose e se ne andò per sempre. Di lui non vi furono più notizie.

Mente Masamune continuò a fare ciò che sapeva fare meglio, creare armi con lo spirito  della saggezza. La sua Yawaraka-Te venne soprannominata Katana Divina e fu richiesta dallo Shogun, con la quale vennero combattute tantissime battaglie, e la mano dello Shogun che la brandiva era sempre guidata dal cuore e dalla giustizia.

 

katana

Finite le guerre la spada tornò nelle mani degli eredi di Masamune, fino a perdersene completamente le tracce.

Tranne che, un bel giorno, dopo il Vallo di Adriano in Britannia, un giovane scortato da pochi fidi e forti soldati e generali Romani, trovò una spada, che recava strane scritte in una lingua lontana, lucente, come se fosse appena stata lucidata, e che ad ogni soffio di vento emetteva melodie, e una farfalla spostata da una folata sopraggiunta in quel momento, lanciata verso la lama, invece di tagliarsi ci si posò con calma sopra, una spada che recava altre scritte, Cesarea, la spada dei Cesari, meglio conosciuta anche come Excalibur, ma questa è un’altra storia……

 

FARFALLA ACQUA

Oxford Brogue

Masamune e Muramasa

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PREVISIONI ASTROLOGICHE DI SUSY GROSSI DAL 2 ALL’8 MAGGIO

PREVISIONI ASTROLOGICHE DI SUSY GROSSI DAL 2 ALL'8 MAGGIO

PREVISIONI ASTROLOGICHE DI SUSY GROSSI DAL 2 ALL’8 MAGGIO

Oroscopo settimanale

01) ARIETE

AGGIORNA IL GUARDAROBA.  La primavera rifiorisce e fioriscono le relazioni, i motivi di serena soddisfazione e, non ultima voce positiva, migliorano parecchio le entrate finanziarie.  L’economia ha preso un buon andazzo ora che ad occuparsene ci sono Giove, Plutone e gli ospiti del tuo Segno: Venere, Sole e Mercurio. Probabilmente idee nuove e proficue soluzioni a dei problemi stantii e vecchiotti ti mettono sulla strada giusta per incassi maggiormente consistenti. E’ comunque ora di occuparti di te, del tuo fisico che dovrebbe tornare per l’ appunto scattante e vivace come al solito. Non trascurare di aggiornate il guardaroba.

2)  TORO

AMORE EFFERVESCENTE.  La tua settimana si rivelerà deliziosa: al Sole e a Mercurio di stanza nei tuoi Gradi Zodiacali si è aggiunta la dolce e persuasiva Venere, e cioè il tuo pianeta dominante. E quindi gioie, soddisfazioni, amene circostanze e lusinghieri giudizi ti costellano la settimana, per giorni ricchissimi di belle sensazioni e di una contentezza che ti allarga il cuore. Starti vicino è un piacere e un  privilegio, per il quale potrebbero sorgere sgarbati contrasti e aspre liti fra i tuoi numerosi conoscenti. L’amore attraversa una fase assai effervescente e le situazioni a due sono tanto intense quanto trascinanti…

3)  GEMELLI

POLEMIZZI CON VERVE.  Con chi ti sta vicino si sono forse momenti un poco accesi, visto che Saturno e soprattutto Marte si trovano nel dirimpettaio Sagittario. Alzare la voce e mostrarvi aggressiva non è una politica che le stelle ti consiglino, ma ti verrà forse naturale comportarti con una certa polemica verve perché stai reagendo a situazioni un po’ penalizzanti che si ripetono da troppo tempo. Quindi sbottare e dare in escandescenze è una semplice reazione a lunghi periodi nei quali, a provocazioni insistenti e gratuite,  non sei riuscita a difenderti. I motivi? Forse finanziari, forse di principio, forse non qualificabili…

04)  CANCRO

SERVE FARE ORDINE.  La settimana presuppone per te la necessità di fare ordine. Nella tua casa, nei tuoi armadi, nella tuia vita quotidiana  e nella tua mente: ristabilire priorità e modus operandi nei vari settori che adesso sono in fermento è una operazione che non dovrai trascurare. Eliminare il superfluo, archiviare il desueto, mettere in naftalina ciò che non è più trainante sono operazioni che di solito detesti cordialmente ma che in settimana dovresti comunque iniziare. E chi ben comincia si sa che può già considerarsi a metà dell’opera, quindi non essere avara del tuo tempo e della tua attenzione nel cominciar a darti da fare.

05) LEONE

MISURATI CON GLI  EGUALI.  Ti stuzzicano conquiste e situazioni nelle quali la tua possente personalità si misuri con avversari degni di questo nome! Ti sei un poco annoiata di contendenti che non hanno nerbo e che non ti mettono sul serio alla prona: da troppo tempo ti sembra di vincere con una facilità che rende risibili le sue risultanze.  Chiedi dunque a Urano nell’Ariete e a Saturno e Marte nel Sagittario di prepararti una tenzone che ti possa inorgoglire, possa rinfocolare il fuoco del tuo igneo elemento  e che sia all’altezza delle tue aspettative. Metterti in lizza con personaggi che consideri minori non ti darebbe la minima gloria…

06) VERGINE

RICHIESTE  FINALMENTE EVASE.  Giove, fortunato ed eclettico ospite dei tuoi bei Gradi,  è sospinto a vele spiegate dal favore del Sole nel Toro, dalle indicazioni di Plutone dal Capricorno, e la settimana per te si presenta trionfante e deliziosamente appagante. Tutto ciò che avevi chiesto è nella lista delle cose che stanno per l’appunto succedendo sul serio, e la gratificazione che ne consegue agisce benevolmente sull’umore, sull’amore e sulla buona disposizione d’animo.  Il partner ne approfitterà per chiederti, molto probabilmente, di soddisfare al meglio certe sue richieste che erano rimaste a lungo inevase e inascoltate.

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LEONARDO DA VINCI. IL GENIO A MILANO

LEONARDO DA VINCI. IL GENIO A MILANO

LEONARDO DA VINCI. IL GENIO A MILANO

Anteprima sull’uscita del 2 maggio nelle le sale del film docufilm “Leonardo da Vinci. Il genio a Milano”

Il commento di Michelle Kling per 50annieround:

Lo sapevate che Leonardo da Vinci è stato il primo Wedding Planner ?

Le cronache del tempo narrano che Leonardo straordinario genio d’arte e di scienza , ma anche intenditore di gastronomia , fu il cerimoniere del banchetto delle nozze di Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sforza . E’ cosi che il 5 febbraio 1489 da perfetto organizzatore sceglieva il castello del conte di Bergonzio di Tortona in Piemonte come location. Creava un vero e proprio spettacolo in cui ogni portata era accompagnata da balli in costume, e raccontava una storia della mitologia , presentando un formaggio a mo’ di torta nuziale..

Ma non solo, è stato il precursore della moda a Milano inventando l’abito tagliato in vita e la gonna a campana, architettando i costumi di corte, lanciando tendenze nell’entourage di Ludovico il Moro.

Leonardo da Vinci, artista, inventore, ingegnere, anatomista, pittore, scultore, architetto, urbanista, botanico, musicista, poeta, filosofo umanista ma anche scrittore.  Un genio universale che permise di dare una particolare svolta all’anatomia al genio civile , all’ottica e all’ idrodinamica nelle scoperte  scientifiche dei secoli successivi.

LEONARDO DA VINCI. IL GENIO A MILANO
Leonardo Da Vinci – Il Genio indiscusso – 15 aprile 1492

La Toscana che l’ha visto nascere a Vinci lascia l’impronta dei paesaggi accennati nelle sue opere , Leonardo osserva fin dall’infanzia i meccanismi della natura, che tradurrà in macchine innovative.

Un film straordinario che gioca ad alternare passato e presente nel raccontarci la storia di questo genio di tutti i tempi. Le interviste di  esperti e critici d’arte fanno da cornice alle scene immaginarie che i personaggi dell’epoca animano

Non costituisce un semplice documentario  bensì una piacevole passeggiata culturale arricchita di curiosità inediti e che riesce a far passare  messaggi di grandezza dell’epoca rinascimentale illuminata da un grande personaggio mitico.

Non si finisce mai di scoprire le molteplici sfaccettature di un personaggio storico di enorme portata, perché non approfondire alcuni aspetti particolarmente interessanti in un’altro movie?

 

Michelle Kling Hannover

articolo di Michelle Kling Hannover  

Image Consultant , esperta in camouflage e stylist , 
giornalista di moda 
MICHELLEMKLING3@GMAIL.COM
+39.333 8126999
La pagina FB di Michelle

 

Il film

LEONARDO DA VINCI. IL GENIO A MILANO
Paolo Briguglia interpreta Leonardo

Gli anni milanesi di Leonardo da Vinci arrivano sul grande schermo: il 2, 3 e 4 maggio verrà proiettato nelle sale il docufilm “Leonardo da Vinci. Il genio a Milano”, realizzato da Rai Com, Skira e Codice Atlantico, con la partecipazione di Maremosso e in collaborazione con Pirelli e Confagricoltura.

LEONARDO DA VINCI. IL GENIO A MILANO
Leonardo da Vinci, la mostra

L’idea nasce dalla mostra su Leonardo a Palazzo Reale organizzata nei mesi di Expo che chiude con 230mila visitatori. Racconta la vita del genio a partire dal 1482, quando si presenta a Ludovico il Moro, signore di Milano.

Il film – diretto da Nico Malaspina e intervallato da scene di fiction di Luca Lucini – esplora il soggiorno cittadino dell’artista, offrendo la chiave per trasformare in quadri cinematografici i numerosi scenari leonardeschi di Milano.

Fonti:   Il docufilm “Leonardo da Vinci. Il genio a Milano”,  L’ispirazione a Palazzo Reale

Massimo Ravecca


Sindone di Torino e opere di Leonardo da Vinci: Analisi iconografica comparata

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