UN GIRETTO TRA BANCARELLE

UN GIRETTO TRA BANCARELLE

UN GIRETTO TRA BANCARELLE

Milano si riempie di mercatini natalizi e sfizioserie gastronomiche. Quest’anno mi e’ sembrato che il carosello iniziasse un po’ prima del previsto e l’atmosfera si fa sempre più fredda meteorologicamente parlando, ma più calorosa di festoni e luci.

Mette allegria senza dubbio vedere tanta gente col naso su profumi di street food e aromi ed essenze che arrivano da ogni parte d’Italia e del mondo come a Rho Fiera per l’artigianato. Domani e’ l’ultimo giorno e chi ci e’ gia’ stato sa che e’ l’occasione per i piccoli grandi affari. La Fiera finisce e tutto e’ scontato.

Ma non c’e’ solo l’artigianato, c’e’ una citta’ intera che di quartiere in quartiere s’illumina e si ammuina come inizia l’imbrunire, nonostante la temperatura rigidissima di questi giorni.

Sempre più ricche e numerose le casette del Portello, zona leggermente distante dalla ricca piazza del Duomo illuminata da Pandora, che quest’anno spopola di pubblicità, e dalla Galleria illuminata da Swarovski o piazza della Scala allestita come non mai.

UN GIRETTO TRA BANCARELLE
Frutta candita di ogni genere, ottima per i dolci

 

UN GIRETTO TRA BANCARELLE
Lavanda per ogni utilizzo

Una sbirciatina al Portello merita per un artigianato di manufatti e prodotti e per fare qualche regalino oppure per addobbare casa con qualcosa di nuovo.

Gaetano D’Abbene  ha 25 anni di esperienza nel settore floreale, specializzato in allestimenti e decorazioni per grandi eventi e con passione e professionalità, insieme a Simona, realizza atmosfere uniche. E’ in cantiere un progetto che si chiama FIORINMENTE ma ne sapremo un po’ di più subito dopo le feste di Natale, nel frattempo una visita alla casetta del Portello per vedere di cosa sono capaci .

 

UN GIRETTO TRA BANCARELLE

 

Porta sempre bene anche una sola piccola nuova decorazione. Quando le feste son finite aumentano i cartoni in cantina, ma e’ talmente allegro posizionare quella novità, e’ talmente piacevole passarci davanti e compiacersi dell’acquisto che e’ difficile rinunciare.

 

UN GIRETTO TRA BANCARELLE

 

UN GIRETTO TRA BANCARELLE

 

UN GIRETTO TRA BANCARELLE

 

UN GIRETTO TRA BANCARELLE

Deliziose queste composizioni fatte a mano davanti agli occhi o ordinate e ritirate dopo un paio d’ore. Nel frattempo si può fare la spesa, mangiare un panino tirolese, un piatto di salumi e formaggi di San Patrignano e decidere che alla cena da amici, invece di una stella di Natale e’ meglio portare una rosa destabilizzata che durerà per sempre.

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IL ROSA CHE INVOGLIA

IL ROSA CHE INVOGLIA

IL ROSA CHE INVOGLIA

Farfalle Fuxia di Ugo Tognazzi, rivisitata

La ricetta originale di Ugo Tognazzi ha un colore pazzesco, fuxia di brutto!!!

Racconta il figlio Gianmarco che l’ha riproposta nella trasmissione di Benedetta Parodi, che il padre utilizzava gli amici come cavie per sperimentare la sua enorme creatività e passione culinaria. Quando gli esperimenti non riuscivano erano risate e parolacce. Racconta anche che tutti i prodotti delle ricette erano coltivati direttamente da Ugo….anche la barbabietola!!!!

Ero in ascolto e la ricetta mi ha incuriosito da morire, così ho preso nota e fatto mente locale degli ingredienti nel mio frigo e….avevo barbabietola acquistata proprio l’altro ieri e cipolle di montagna coltivate da un amico di mio figlio.

La panna c’e’ sempre in dispensa, la pasta pure.

Non resta che provare!

Non solo e’ buffa nel piatto per il suo colore da frullato di fragola, ma e’ anche ottima.

Ho avuto timore di usare tanta barbabietola per cui ne ho dimezzato la dose proposta da Ugo, ma l’ingrediente e’ interessante da sperimentare.

 

Ingredienti  per 4 persone:

  • 1 cipolla
  • 5 cucchiai di olio
  • 30 gr di burro
  • 2 barbabietole cotte ( io ne ho usata mezza)
  • 400 gr di penne
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • sale
  • pepe
  • panna qb ( io ho usato 1 confezione da 250 ml)
  • il succo di ½ limone
  • 3 cucchiai di parmigiano grattugiato (anche 4)
  • basilico qb
  • pepe verde in salamoia
  • bacche rosa

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PASTA GRATINATA CON BROCCOLI

PASTA GRATINATA CON BROCCOLI

PASTA GRATINATA CON BROCCOLI

INGREDIENTI x 4 persone

  • 400 gr. Penne
  • 1 broccolo
  • 500 ml (1 confezione) di besciamella pronta
  • 1busta di mozzarella a filini
  • Noce moscata
  • Pepe nero
  • 1 cucchiaio di Pasta di acciughe
  • 4 spicchi di aglio

PROCEDIMENTO:

Lavare e tagliare il broccolo creando tutti ciuffetti, e tagliare anche la prima parte dei gambi, più o meno della stessa dimensione per tipo. Metterli in una pentola grande abbastanza per contenere anche la pasta, di conseguenza aggiungere l’acqua sufficiente anche per la cottura della pasta e il sale.

PASTA GRATINATA CON BROCCOLI

 

Mettere sul fuoco e dal bollo far cuocere i broccoli per 10 minuti. Versare la pasta mentre l’acqua bolle e calcolare la meta’ del tempo di cottura al dente  indicato sulla confezione. Io ho fatto cuocere la pasta solo 5 min.

PASTA GRATINATA CON BROCCOLI

Nel frattempo far dorare l’aglio in un bel po’ di olio ( ca. 2 cucchiai) Spegnere e far raffreddare. Togliere l’aglio. Quando l’olio e’ freddo aggiungere la pasta d’acciughe e stemperarla con un mezzo bicchiere di acqua di cottura.

Colare la pasta e broccoli e passarla sotto l’acqua fredda per arrestare la cottura. Rimetterla nella pentola e assaporarla con l’olio e acciughe girandola molto bene. Aggiungere la besciamella, girare e insaporire con una grattata di noce moscata.

PASTA GRATINATA CON BROCCOLI

Mettere la pasta ben amalgamata con i vari condimenti in una teglia per il forno ( usare carta forno), che nel frattempo e’ stato preriscaldato a 250° modalità ventilata.

Cospargere di fili di mozzarella e infornare per 20 min. Passato questo tempo provare con una forchetta se la pasta si e’ sufficientemente ammorbidita. Mettere funzione grill per  altri 5/8 min. per dorare il ricco strato di mozzarella che sta sulla superficie.

 

PASTA GRATINATA CON BROCCOLI

 

Se si desidera, fatte le porzioni, fare una spolverata di pepe nero.

PASTA GRATINATA CON BROCCOLI

 

PASTA GRATINATA CON BROCCOLI

E’ un piatto delicato ma non proprio leggero, anche perché il bis e’ assicurato!!!!! Consiglio quindi di proseguire con una bella macedonia fresca con gelato a piacere.

Oppure se non si e’ sazi, un piattino di manzo affumicato con un filo d’olio e, a seguire, sorbetto al mandarino.

mandarino-gelato

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LABBRA

LABBRA

“Esistono due cardini portanti nel vero amore, il bacio e l’abbraccio. Entrambi fatti all’improvviso, entrambi con dolcezza e calore. Ma quando un bacio arriva, ne cogli la vera essenza appena le labbra si incontrano. Viene trasmesso quello che è uno dei sentimenti più forti, quello che ci da la voglia di sognare, ancora, e per sempre. Ci trasmette l’eterno sentimento, puro e vero, ci dà ciò di cui abbiamo bisogno, ci da l’amore.”

LABBRA

Che belle le labbra a forma di cuore, perfette, oppure carnose, chi le ha più sottili, o addirittura chi le ha completamente rifatte. Il loro movimento quando la bocca fa uscire le parole, o quando sorridono, o sono su di un viso triste. Ma esistono delle labbra, labbra uniche ed ineguagliabili, e sono quelle della persona che si ama. Si, quelle che avvicinandosi alle tue e si sfiorano per la prima volta ti trasmettono un brivido. Che quando ti danno un lieve bacio iniziale ti iniziano a penetrare nella mente, e poi arrivano al cuore passando per l’anima. E la sensazione che senti in quel momento, assaporandole, è quella della delicatezza dei petali di rose, inebrianti, ubriacanti, con un sapore intenso, dolce come il miele più pregiato, il profumo della pelle soffice che le ricopre, la fragranza del sentimento che colpisce la nostra essenza più profonda.

Un viaggio, splendido, nel posto più bello di tutti, nel nostro cuore.

E poi ritornano, dopo il primo lieve bacio iniziale, ad appoggiarsi sulle tue con un brio nuovo, più forte, il bacio appassionato, quello che ti si fonde completamente nell’anima, quello di cui, dopo averne preso uno, non riesci a smettere, come una droga, il sapore della sua bocca che si unisce alla tua, in un gioco di sensi ed emozioni. La mente invasa dal suo viso che ti bacia e soprattutto dall’eccitazione del momento, dall’emotività provata.

Smettere sembra impossibile.

Sguardi intensi che fanno l’amore nella mente.

E ancora le labbra si uniscono e non si staccano più. Labbra che ricorderai per sempre, labbra dal gusto di more, dal profumo di gelsomino e viole, labbra senza imperfezioni, giuste nella dimensione su un viso perfetto, carnose e soavi nello stesso momento.

Indefinibile la colorazione naturale, sconosciuta, sfumature sul rosa, sul rosso, sul rosato. Una tonalità unica, come se fosse una rara pietra preziosa mai vista prima. Labbra che sanno baciare e ti sanno veramente rapire, come non eri mai stato rapito prima. Labbra che non puoi toglierti dalla mente. Che ti perseguitano e ti fanno sussultare il cuore in ogni istante del tuo respiro. Labbra che vorresti sentire sulle tue in ogni istante della giornata. Labbra che ti hanno talmente catturato che sei incatenato a loro, senza via di scampo, e continui a cercarle.

Labbra.

Uniche ed ineguagliabili. Labbra di chi si ama. Labbra, vere Labbra.

Oxford Brogue  V XII MMXVI

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LA MIA IMMAGINE RIFLESSA NON C’È PIÙ

LA MIA IMMAGINE RIFLESSA NON C'È PIÙ.

LA MIA IMMAGINE RIFLESSA NON C’È PIÙ.

Due persone, nate uguali, due ali d’angelo separate, che singolarmente non riuscivano a volare ma quando si abbracciavano e si tenevano per mano riuscivano a fare i voli più belli dell’universo.

Splendenti, entrambe, uniche per certi versi, ma in armonia con la mente ed in sintonia con lo sguardo. La loro luce guidava le loro gesta. Julia era la più taciturna, colei che solo con il suo sorriso parlava, con il suo sguardo si faceva sentire. Le movenze dei suoi capelli emettevano suoni celestiali. Con semplici azioni riusciva a dare soluzioni, ad avvicinare persone lontane, farle sentire nei loro cuori, a chi era triste faceva tornare il sorriso, a chi aveva perso la fede faceva tornare la luce che lo avrebbe guidato.

Così per anni, in armonia con la sorella, nonostante qualche screzio perché normale, ma sempre gioiose insieme. A fare l’albero di Natale giocando allegoricamente con le decorazioni, con i fili d’argento che si lanciavano l’una con l’altra. Dando vita all’albero di Natale ogni anno sempre più bello. Come loro. Luci di mille colori, come i loro sorrisi, palle di Natale incredibilmente belle da lasciar senza fiato, come i loro occhi, un insieme di fantastici pensieri osservando l’albero, come osservando l’insieme dei loro corpi.

Giocare nella neve come bambine, anche se ormai donne, ma giocare senza pensieri, perché non volevano deturpare quei bei momenti con i problemi della vita.

Le stagioni si susseguono. Amori, dolori, racconti reciproci per sostenersi a vicenda.

Julia sempre generosa. Per strada sembrava un angelo guidato dal cielo che fermava un bambino in corsa perché vedeva prima che sarebbe caduto, prendere per mano una vecchietta e fermarla nei suoi passi qualche istante prima che dall’alto cadesse un vaso che la avrebbe colpita, una piccola spinta ad un uomo verso una donna, perché sapeva che era giusto così. Ed infatti le due persone poi si baciavano. Azioni che veramente sembravano di una persona con premonizioni angeliche.

Ed in casa quando si riunivano una grande armonia, voci calde che si raccontavano, che ridevano, che sussurravano melodie incantate di magia e di cuore.

Un giorno durante il sonno qualcosa di nuovo successe.

Nella stanza una luce, un calore che faceva stare talmente bene da sentirsi protetti da qualsiasi cosa. Julia si svegliò e vide nella luce una figura, un angelo, stupendo; gli sorrise e le disse che Dio l’ha guardata per tanti anni, ha seguito le sue gesta quotidiane, evoluzioni fatte di cuore anima e tanto amore.

E Dio ha bisogno di lei, perché ha un compito più importante da darle. E che il suo tempo di vita mortale e terrena era giunto al termine.

Chiunque, avendo tale visione si sarebbe disperato, si sarebbe rattristato, avrebbe pianto. Ma lei, invece, con la gentilezza dell’anima che la contraddistingueva, sorrise.

La mattina dopo aspettò il risveglio della sorella, gemella, uguale, anche lei speciale. Ma Dio aveva scelto Julia. Lei sorrise e disse con la sorella di ciò che era successo. La sorella iniziò a piangere, dolori lancinanti nel cuore, esplosioni nell’anima, senso di debolezza e di svenimento. Lacrime, lacrime vere non bugiarde, ma lacrime nelle quali si leggeva il vero dolore.

Julia le si avvicinò, la guardò intensamente, la abbracciò e le diede un bacio. Uscirono assieme. Julia le disse di non preoccuparsi, che lei non sarebbe mai andata via veramente. Che sarebbe sempre stata in lei, nei ricordi, nel cuore e nell’anima, ed ogni volta che guardava il cielo, doveva cercare Jupiter, e doveva fissarlo. Lei sarebbe stata lì.

Si incamminò nel viale del giardino della casa, improvvisamente calò una fitta nebbia, ed in pochi secondi Julia sparì.

La sorella non piangeva più. In quello stesso momento sentì come se una mano le avesse accarezzato l’anima, come se un soffio di dolcezza e positività le avesse toccato il cuore. E subito capì che Julia era andata via, ma lo spirito viveva in lei.

Da quel giorno, anno dopo anno, il ricordo di Julia sempre era presente. E quando si guardava allo specchio non vedeva più la sua immagine riflessa, ma quella di sua sorella che le sorrideva, che le parlava e che le diceva che sarebbe sempre stata con lei a guidarla in molte scelte con le sensazioni, perché quando si perde nella vita reale qualcuno che fa parte di noi, rimane sempre vivo nel nostro cuore e, diventato angelo, eseguirà i compiti ancora più grandi che Dio gli avrà assegnato, ma si prenderà comunque sempre cura di noi, facendoci capire con intuizioni le strade da prendere Buon Natale Julia, e grazie per essere stata l’angelo della mia vita e che mi seguirai sempre.

Con affetto, tua sorella

LA MIA IMMAGINE RIFLESSA NON C'È PIÙ.

Esposizione di Oxford Brogue per una cara amica che mi ha colpito con la sua storia e colpendomi, mi ha mosso a scrivere questo in onore della sorella scomparsa.

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GNOCCHETTI VERDI TIROLESI AL LATTE

GNOCCHETTI VERDI TIROLESI AL LATTE

GNOCCHETTI VERDI TIROLESI AL LATTE

comunemente chiamati anche Spatzle di spinaci

Questa ricetta e’ venuta per sbaglio:  dalla mancanza di un ingrediente, la panna, che pensavo di avere, ho scoperto che fatta in questo modo e’ piu’ leggera e delicata

INGREDIENTI X 2:

  • 1 confezione di gnocchetti verdi ( quelli che cuociono direttamente in padella per 5 minuti)
  • 1 confezione di pancetta dolce
  • 1 / 2 bicchiere di latte ( si può usare latte di Soja, latte senza lattosio, scremato)
  • Sale e pepe
  • Parmigiano grattugiato ( o misto con pecorino)
  • Olio
  • 1 noce di burro ( facoltativo)

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LA VITA PER LEI

LA VITA PER LEI

LA VITA PER LEI

Inizia il mio cammino partendo da una terra molto lontana, e avevo come meta Asgard, la terra degli dei, dove avrei scritto il seguito del mio destino.
Passarono mesi, cavalcai incurante delle intemperie. Arrivai a nord. Iniziò a scendere molto la temperatura. Ero preparato. Con grasso da mettere sul corpo e con pellame per proteggermi.
Continuai sulla mia strada. Nonostante le mie cure, il mio fedele destriero mi lasciò, andando con l’anima nei pascoli del cielo. Lo seppellii. Continuai a piedi, in una terra che diventava sempre più ostile. Cominciò a nevicare. Il paesaggio iniziava ad essere una distesa di candida neve. Una visione celestiale. Poi il vento, una tormente, sfiancante, duro e tagliente il suo soffio, quasi volesse sussurrarmi di desistere. Continua. Arrivai in vetta ad una montagna.

Strana cosa: sulla cima della montagna una piccola zona pianeggiante, con al centro un simbolo, senza neve che lo copriva.  Mi avvicinai e venni illuminato da una luce che veniva dal cielo. Una frazione di secondo. Poi terminò. Rimasi fermo, immobile, perplesso, sconcertato. Dopo altri pochi minuti un altra luce, come una lama diagonale, e poi il miracolo; divenne dei colori dell’arcobaleno e dirigeva verso l’alto.

Era il Bifrost.

Come misi i piedi sopra venni catapultato in un altra dimensione. Arrivai, e vidi Asgard. Mi accolse il guardiano del portale, Heimdallr. Mi chiese cosa volessi da Asgard, in quanto lui aveva la responsabilità di chi poteva entrare e illuminandone con la luce della sua spada ha visto il mio cuore nobile e per questo mi ha fatto salire. Io risposi che volevo compiere il mio destino ed imparare dagli Dei la storia della vita.
Acconsentì a farmi entrare. Mi indicò la strada è mi diressi dove mi aveva detto.
Entrai in Asgard, maestosa e magnifica.

LA VITA PER LEI

Persone senza paure e soprattutto serene. Passai in una specie di spiazzo dove c’erano guerrieri che combattevano per allenarsi. Stavo per allontanarmi quando udì qualcosa. Una voce, il sibilo di una lama.

Mi girai. Rimasi incantato. La vidi. Lei.

Unica nel suo genere, capelli luminosi come l’oro, pelle del colore della Luna che brilla nel manto nero tagliandolo con il suo bagliore come fendenti, possente come una Valchiria, abile come una pantera e sinuosa come una dea. Era Sif, sorella di Heimdallr che mi aveva accolto, donna che godeva delle grazie di Thor, innamorati.
E io sentii qualcosa dentro. Mi soffermai qualche istante e poi venni svegliato dal mio stato di magia da una forte manata sulla schiena. Era il grande Volstagg che con la sua forte risata mi dava il benvenuto. Venni accolto e portato nella sala del trono, davanti al possente Odino.

Parlammo, spiegai il perché del mio percorso, difficile, tumultuoso, tempestoso, triste, ma con la luce del cuore che mi guidava, e che volevo rimanere a combattere con chi per me era la guida dell’universo, con gli uomini più saggi e potenti, con tutta Asgard. Odino si alzò, mi si avvicino’, mi sussurro alcune parole all’orecchio e poi a voce alta disse che da oggi il mio nome sarebbe stato Fandral e che sarei stato addestrato alla spada per diventare il più abile e forte spadaccino degno del cuore che ho dentro.
Mi diedero un alloggio stupendo, mi diedero nuovi vestiti. Cenai al loro banchetto. Ma una cosa mi faceva tremare, si, tremare l’anima e sussultare il cuore. Sif. Era bellissima. Suadente, lucente anche durante il banchetto. Elegante nelle movenze, suadente nella voce. Ed i suoi occhi, di un colore misto tra verde azzurro e grigio. E che cambiavano in base al raggio di luce che li accarezzavano. Ed i suoi capelli, di un biondo misto all’ocra, mossi, ed ogni volta che si girava sembrava danzassero davanti al suo viso per poi ricomporsi in un inchino alla sua pelle così brillante.
Non capivo se stavo mangiando per nutrire il mio corpo, o se stessi nutrendomi l’anima ed il cuore con la sua presenza.
Finita la cena andai a dormire. Ma il sonno tardava. Mi alzai ed andai alla finestra, guardai il cielo, c’erano tre lune, tutte sorridenti, ed un firmamento da mille ed una notte. I pensieri volavano. E le stelle al mio sguardo sembravano disegnare il volto di Sif nel nero manto dell’universo.
La mattina seguente inizia ad imparare l’antica arte della spada. Nello spiazzo esterno ci si allenava assieme agli altri, ognuno a combattere con altri per migliorare. Sif era lì, con una lancia dorata e luccicante, con le sue vesti di battaglia che esaltavano ancor di più la sua bellezza, i capelli legati a coda di cavallo, stivali in pelle marrone con rinforzi d’argento. Una armatura fatta a sua immagine, su di lei. E le sue movenze da guerriera erano una danza, come se le spade, frecce e lance fossero la musica o le note sulle quali lei sinuosamente si muoveva.

La sua grinta, unica.
Passarono giorni, poi mesi. Divenni imbattibile con la spada. Fandral l’abile spadaccino.
Poi venne un giorno, uno di una battaglia, uno che avrebbe cambiato la mia vita, che segnò per sempre il mio destino, il mio futuro.
Venimmo adunati, una manciata di uomini, circa 100, guidati da Odino, Thor, Loki, Volstagg, Sif ed io. Si doveva andare su un altro mondo, uno dei 9 facenti parte dell’albero dell’universo, dove una civiltà malefica voleva conquistare quel pianeta. Venne aperto il Bifrost ed in un lampo arrivammo la, già armati, in mezzo alla battaglia, subito a combattere. I giganti di ghiaccio, abitanti del pianeta Jotunheim, volevano far loro tutti i 9 mondi.
Creature malefiche senza anima, ingorde solo di potere, di morte, di schiavi, di malvagità.

Thor sembrava un leone, da solo contro decine di uomini. Con il suo sacro martello Mjöllnir roteante nelle sue mani, raccogliendo dal cielo la forza dei lampi, sprigionava colpi devastanti.
Odino con il suo scettro l’ottava come un possente orso, dando colpi mortali ad ogni movimento. Poi gli altri, come me, a sfidare contemporaneamente più nemici, e lei, Sif, faceva balzi talmente possenti che sembravano di una danza antica, con lo scudo raffigurante la fortezza celeste si difendeva, e con la sua lancia dorata uccideva. Aveva segni di tagli, superficiali, ma incurante combatteva come una pantera tra tigri. Iniziava a scendere una lieve foschia, forse creata dai giganti di ghiaccio.

D’improvviso sentimmo un boato e ci girammo; Thor diede un forte colpo a terra con il suo Mjöllnir, e successivamente mise il suo ginocchio a terra. Sembrava stremato, segnato dai colpi inferti e ricevuti. Stava per essere colpito da lance nemiche. Il nostro grido, la nostra corsa a proteggerlo, e lei, Sif, come una furia, si faceva largo facendo cadere i nemici come fuscelli, arrivò per prima da lui, feroce come poche volte vista, ma senza perdere la sua bellezza, iniziò a colpire e tese la mano al suo amato. Si guardarono, con uno di quegli sguardi che solo chi li ha provati li può capire, e lui si alzò, ricaricato.

Noi a loro difesa, pronti a tutto.

Odino lasciato in disparte perché lui, nella sua grande conoscenza, sapeva già l’esito di questo destino.
Riprendemmo la lotta singola. I giganti quasi sopraffatti e noi, anche se stanchi, esausti, e feriti, ancora in forza per vincere.
Poi, l’imprevisto, qualcosa a volte può succedere, il dolore. Un colpo, nonostante la mia abilità e destrezza, venni colpito. Non una ferita mortale, ma  una lancia mi aveva trapassato la coscia e caddi.
Stavano arrivando i pochi giganti rimasti contro di me. Ebbi per la prima volta paura, che non avevo mai provato nemmeno quando collassai per il freddo in mezzo ai ghiacci eterni e rischiai di morire.
Chiusi gli occhi aspettando il colpo finale.
Un rumore di un colpo parato. Assordante. Una voce che chiamava il mio nome, aprii gli occhi. Era lei, Sif, che con il suo scudo riparò sia lei che me, e allora presi energia e mi rialzai. Lei mi sorrise, o fu la mia impressione, e continuò a parlarmi, a starmi a fianco, a combattere con me. A breve tutto finì, i giganti scapparono, e noi gioimmo per la vittoria.
Il Bifrost venne aperto e tornammo. Venimmo curati, accolti sempre come grandi guerrieri vincitori.
Da quel giorno cambiai, giurai che per qualsiasi cosa io avrei dato la vita per lei, per colei che salvò la mia vita. Un amore che non potrà mai essere corrisposto, ma comunque felice per lei, per Thor. E da quel giorno, in tante altre battaglie, presi colpi per evitare che lei venisse ferita, moglie del mio futuro sovrano. E la nostra amicizia fu eterna, come la leggenda della città di Asgard. Mai finita

Oxford Brogue
XXVI  XI  MMXVI

LA VITA PER LEI

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PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

Ho fatto 1000 fotografie all’Albero della Vita durante Expo e poi questa estate durante Experience.

Affascinata dagli spruzzi d’acqua sparati ad altezze vertiginose e a suon di musica.

Le ho fatte a qualsiasi ora e anche dall’interno e sotto i tralicci curvi di legno dell’Albero, aperto per la mostra che spiega ogni dettaglio della struttura.

Le ho fatte in verticale e in orizzontale, ho ripreso tutte le variazioni di colore dell’acqua che si alza al cielo. Ho centinaia di doppioni e il telefono pieno e nonostante le abbia scaricate sul pc non me ne libero per paura che vadano perse, chissa’ perche’ poi.

Ma l’altra sera ho trovato un altro posto che m’incanta altrettanto nel magico gioco di sbuffi di acqua e luci ove lo sfondo e’ il vetro che riflette ogni riverbero o ombra e tutto e’ circondato dalla piu’ moderna architettura della nuova Milano non piu’ da bere.

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

Piazza Gae Aulenti.

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

Linee super moderne e tecnologia estrema e futurista dedicata ad una donna che ha vissuto e lavorato emergendo in un mondo “architettonico” ancora predominato da uomini.

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.
Il vecchio e il nuovo e una mezza luna

Piazza Gae Aulenti non è soltano una sfida architettonica. È un luogo dallo spirito di metropoli europea che riprende il concetto antico della piazza come spazio dedicato alle attività produttive e ricreative. Infatti ha acquisito un’identità  di luogo dopo fare una pausa pranzo o post lavoro per andare a leggersi un libro un libro sul bordo della fontana a sfioro che di sera si riempie di colori e il Solar Tree, un impianto di led che di notte si illumina sfruttando l’energia solare accumulata di giorno.

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.
Piazza Gae Aulenti e la luna

Vicino al cuore della Movida milanese di Corso Como , Piazza Gae Aulenti si anima anche di sera, complice l’atmosfera creata dalle luci colorate delle fontane e dai riflessi della facciate di vetro e acciaio degli edifici.

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

 

 

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

È  azzardato paragonarla un po’ al Forum del Sony Center di Potsdamer Platz a Berlino per essere un punto di ritrovo della città?

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.
Unicredit Pavillon

Oppure e’ altrettanto azzardato pensare che possa essere uno scorcio di skyline di un angolo della New York di oggi?

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

 

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

 

PIAZZA GAE AULENTI, IL MIO NUOVO ALBERO DELLA VITA.

 

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LA RICETTA CLASSICA PER PKHALI DI SPINACI di Davit

LA RICETTA CLASSICA PER PKHALI DI SPINACI DI Davit

LA RICETTA CLASSICA PER PKHALI DI SPINACI di Davit

Ricetta #Amici50annieround

Pkhali – non è un piatto specifico, ma un gruppo di piatti della Cucina Georgiana.

 

Ottimi snack nutrienti che possono essere preparati da tutto ciò che è in frigorifero. Di solito a base di ripieno piccante e qualsiasi componente: fagioli, spinaci, riso, melanzane, cavoli, bietole da foglia e asparagi. La composizione del composto deve includere noci, erbe e peperoncino.

LA RICETTA CLASSICA PER PKHALI DI SPINACI DI Davit

 

A prima vista Pkhali  di spinaci può sembrare semplice e lineare, tuttavia, nella cucina georgiana è necessario seguire rigorosamente le regole e rispettare le proporzioni. E’ un piatto vegetariano che può essere utilizzato durante la dieta e, di conseguenza, nel mantenimento. Ottimo contorno con pesce e carne o come antipasto con pane ai 5 cereli, di segale o con noci.

LA RICETTA CLASSICA PER PKHALI DI SPINACI DI Davit

 

Ingredienti:

  • Spinaci freschi – 500 grammi;
  • Noci sbucciate – 100 grammi;
  • Aglio – 2 spicchi;
  • Cipolla – 1;
  • Zafferano – 1 bustina;
  • Prezzemolo verde – 20 grammi;
  • Cilantro (coriandolo) verde – 20 grammi;
  • Foglie di sedano – 5 pezzi;
  • Succo di limone o aceto di vino bianco – 1 cucchiaio;
  • ½ cucchiaino di luppolo – suneli (condimento è proprietà di cucina georgiana ed è una polvere di erbe secche e spezie);
  • Pizzico di pepe nero macinato;
  • Pochi semi di melograno per la decorazione;
  • Sale;

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