La chiamano l’eta’ dell’oroperché la felicità inizia con i 50 anni, una volta superate le principali preoccupazioni.
Per esempio tra i 35 e i 50 anni, a causa delle varie preoccupazioni, “E’ l’età in cui le pressioni del lavoro tendono a essere al massimo, quando ci sono cambiamenti di carriera destabilizzanti e di opportunità, ed è anche il tempo in cui separazione e divorzio sono più probabili“
Salvo botox, silicone, chirurgia plastica e allora……. il seno e’ gonfio e turgido in posizione sotto collo fino a togliere il respiro, compresso in reggiseni push-up dalle svariate forme e tessuti e colori e tigrati, leopardati, a fiori, fucsia, viola, verde intenso o pallido, azzurrino, con le piume, a balconcino, col ferretto, col merletto e chi ne ha piu’ ne metta.
Gli zigomi elevati quasi ad altezza occhio, non del tutto laterale, non del tutto frontale a ridisegnare l’ovale del viso trasformando ogni lineamento e la pelle tesa che sembra spaccarsi se si sorride.
Le labbra, quelle sono le mie preferite!
Tutte assolutamente uguali per tutte, gonfie tutte allo stesso modo a 2.2 atm ( e’ la giusta pressione di una gomma dello scooter) e il cui contorno ha per tutte lo stesso identico disegno e linea.
Mani e collo e’ un bel match! Perché’ il botox nel collo potrebbe trasformare la pelle rugosa come quella dei bufonidi che hanno una pelle spessa e bitorzoluta; e le mani bisognerebbe tenerle da mane a sera nella candeggina per schiarire le macchie che inevitabilmente aumentano di stagione in stagione
Ma mettiamo per un attimo da parte le paranoie su rughe, e botulino e acciacchi e vampate e osserviamo le recenti ricerche di salute e psicologia: scopriremo che il raggiungimento del mezzo secolo d’età ( fa un po’ impressione il mezzo secolo!), per molte donne, coincide con la pura beatitudine. Nella maggior parte dei casi i figli delle nuove, splendide over 50 sono già grandi, il tempo ha smussato gli attriti col marito, la corsa per la carriera ha ceduto il passo al relax pre-pensione ( anche questo termine fa un po’ impressione!) e, dulcis in fundo, il sesso e le relazioni affettive non sono più complicate come una volta.
Ho seguito tutte le vicende degli ultimi giorni del Mondiale di moto Gp. Ho visto video e moviola, riprese fatte con la GoPro montata sulle moto, tutte le angolazioni e le immagini sgranate dagli elicotteri…un affare di stato! Ma sono una fan di Valentino e quello che e’ successo non mi e’ piaciuto.
Ne’ in senso generale, ne’ in senso particolare ossia la versione dell’uno e dell’altro. Ritengo che nello sport la lealtà, l’onesta’ debbano essere al primo posto ovunque e comunque.
Chi a torto o a ragione ha in qualche modo “sporcato” la competizione, il lavoro di più di un anno di piloti e team, di meccanici e organizzatori. Spiace vedere un campione come Valentino partire dall’ultima fila e machiavellicamente fargli perdere il mondiale, da un pischello molto più giovane di lui e dal suo team. Poco onesto il tutto e a dimostrazione che solo così potevano arrestarne la corsa al podio. La guerra e’ in pista, ad armi pari, con le tecniche e le esperienze di ognuno, con il supporto della scuderia e dei tecnici…non con altro.
Dietro tutto ciò poi, ci sono miliardi d’interessi economici e d’immagine e, per quanto non esperta in materia, mi dispiace avere solo il dubbio che il tutto sia stato studiato a tavolino.
Ma anche qui le schifezze…. Eddai!
Non sapevo che Valentino diventa un VideoGame…. THE GAME!
E, guarda un pò, Valentino fa lo spot della Yamaha!!!!!
Cos’e’ il più amato e quindi il prescelto? E quindi non la gratificazione del premio perso ma quello che porta più visibilità, così si venderanno più moto e più VideoGame…..The Game?
Oppure e’ il più amato, popolare, simpatico e campione e basta?
Mi piace concludere con un sua frase, dopo una recente intervista:
Al Grand Prix in Giappone Boyang Jin aveva appena stabilito il primato negli elementi tecnici, ma Yuzuru Hanyu è di un altro pianeta: il giapponese ritocca in meglio il punteggio tecnico del cinese e migliora il primato mondiale complessivo di punti nel programma corto: è un esercizio perfetto che vale 106.33
Oggi pomeriggio 20 novembre, fermata della 94 in via Carducci direzione S. Ambrogio
Via #Carducci fermata #94
Inizia a far freddo, inizia il dramma per i senza tetto. Lui era seduto per terra a disegnare su un cartoncino nero con a fianco il suo cane. Il cane e’ avvolto nella coperta rosa di pail!
Attaccato al suo fianco, stretto stretto, per affetto, per protezione, per sentire meno freddo.
La Milano di Expo 2015 e’ piena in ogni angolo e piazza di persone che dignitosamente chiedono qualche soldo. Li vedi gli ubriachi, vedi quelli rimasti senza lavoro, quelli che non hanno nemmeno più’ una casa. Pochi giorni fa un signore mi si e’ avvicinato e chiedendo scusa se disturbava, mi diceva che era senza tetto.
Poco tempo fa in Piazza Piemonte una signora con un cestino in mano vendeva centrini fatti all’uncinetto per 5 € l’uno. Qualche mese fa un’altra signora vendeva piccoli bouquet confezionati a mano per 2 €. Il confezionamento era un nastro molto ben annodato di raffia.
JACOPO DA #TAMPAAM2015 E MAMMA SEGUE LA DIRETTA LIVE
Con il fuso orario non si capisce niente, mi collego per cercare la diretta Live da Tampa e nel frattempo cerco informazioni. Filippo, un amico di Jacopo, su FB mi chiede a che ora inizia ma io non capisco, e’ tutto in inglese e sto cercando. Arriva prima lui inviandomi il link per collegarmi TAMPA AM 2015 LIVE e mi avverte che ci siamo quasi.
Non lo vedo, Filippo mi scrive se lo vedo, non lo vedo…. vedo altri. Gli domando che maglietta ha e mi risponde che indossa una maglia bianca con un logo sulle spalle e un berretto grigio…….si lo vedo, ora lo vedo…e la sua maglietta preferita perche’ rappresenta un “Trick” con il suo amico Aref dove saltano uno sull’altro incrociandosi ed e’ talmente assurda come evoluzione, che solo la loro grande intesa ne ha permesso la realizzazione. Aref non e’ a Tampa, ma con quella maglia addosso e’ come se fosse con Jaki a tifare per lui.
Siamo alla run 37 la sua e’ la 41, mi agito, metto le cuffie e cerco di capire; un occhio al pc, uno al telefono, un’altra occhiata al pc a fianco, mi sento circondata ma e’ come se fossi li’ anche io. Ogni volta e’ così, quando poi posso vederlo e’ ancora peggio, l’ansia sale minuto per minuto. Tra una run e l’altra gli atleti fanno un paio di giri nel park per mantenersi caldi in attesa che tocchi a loro.
Run 38. Vado sul profilo FB di Jaki e ci sono già’ parecchi post degli amici che lo incitano e lo incoraggiano e anche se ognuno a casa loro, o alcuni riuniti a seguirlo sul pc, sento tutta la loro stima, la loro eccitazione in attesa di vederlo in azione.
Girando sul sito di Tampa vedo le foto delle qualifiche e ne salvo un paio
Run 39. Posto sul mio profilo il link di Tampa Live
Run 40. Oddio ci siamo. Mi sistemo sulla sedia, alzo il volume e accendo una sigaretta.
Run 41. Sento il suo nome, in America dicono Giacobo da Milan Italy e lo vedo in pista.
3 intensi minuti di adrenalina pura: line, trick, cadute, scivolate. Un salto sul rail, una salita, una discesa, altro trick sui gradini e poi salita e salto e piroetta e…………..e’ finita!
Tiro un respiro di sollievo……….e’ andata. Messaggio con Filippo e aspettiamo le classifiche.
Continuo a lavorare con un occhio qui, uno all’altro schermo, uno al cellulare.
La gara e’ finita per oggi, attendiamo i risultati per le finali di domani.
Vedo gli speaker al centro pista con le hostess per cui siamo giunti all’esito; faccio un respirone e attendo. Iniziano a dire i nomi e sento Giacobo Milan…… non credo alle mie orecchie e messaggio a Filippo chiedendogli se e’ passato, incredula. Non risponde e mi chiama e mi urla nell’orecchio che e’ 9°.
Filippo e’ un carissimo amico di Jaki e mi racconta che ha obbligato tutta la famiglia, persino la nonna a vedere una gara di Skateboarding da Tampa in inglese, collegando la televisione al pc. Conclude la telefonata invitandosi a vedere la finale qui da me per godercela insieme.
Daniele ha 19 anni, ha gli occhi marroni molto scuri, profondi e vivacissimi della sua mamma.
I suoi capelli una volta sono rossi, una volta gialli, una volta quasi bianchi, e un’altra volta castani con strisce non ben definite. Ha il viso pulito e giovane, mentre gli parli e, nel frattempo ti guardi intorno, ti giri e lui non c’e’ più. Ti offre un caffè e lo aspetti un’ora perché nel frattempo, attratto da chissà che e’ già sparito, sta già facendo altro. Mi ricorda troppo mio figlio e quindi lo amo tantissimo. Adoro questi giovani menti così vivaci e intenibili, spesso con problemi a scuola perché non vengono capiti, perché non stanno fermi nel banco, perché il pomeriggio invece di studiare fanno altro………Altro e’ creare!
Quella vivacita’ che traspare dallo sguardo cela una creativita’ incredibile che si e’ sviluppata ancor prima delle gambe e delle braccia, ancor prima della parola; stava gia’ nel cuore.
Daniele e’ un portento. Il classico “giamburrasca” buono che mentre ne fa una ne ha gia’ pensate 100. Ha una parlantina veloce perche’ ha troppe idee in testa e la parola non e’ così rapida quanto le idee , viaggia veloce per dirle tutte in una volta.
Mi fa morire ogni volta che lo incontro. Mi racconta suo padre Paolo che Daniele, fin da piccolo, invece che giocare con “Game Boy o Play Station ”stava tra gli operai in fabbrica e rubacchiava avanzi di pelle e tessuti per mettere alla prova le sue idee, sperimentava e chiedeva agli artigiani come si faceva questo o quello. Fin quando un giorno, in azienda giunge il noto Manolo Blahnik per ordinare una linea di borse.
Daniele, con la sua beata innocenza di ragazzino, all’epoca aveva poco piu’ di 10 anni, vedendo un disegno del grande Manolo gli disse che non sapeva disegnare scappando via in laboratorio e tornando poco dopo con un modellino assemblato con carta colla, cucitrice e piume .
Allo sconcerto dei genitori reagi’ entusiasta Manolo che da allora “pretende” l’intervento di Daniele nella produzione dei suoi modelli. Da quel momento Daniele non va piu’ a “rompere le scatole” agli operai, ma insieme a loro progetta e sperimenta.
Papa’ Paolo e Mamma Flavia non nascondono la felicita’ che nel profondo li colpiva, allo stesso tempo erano particolarmente critici e osservavano attentamente come la creativita’ del figlio, pian piano si sviluppasse. Poteva essere una cosa momentanea come spesso capita ai giovanissimi che s’infiammano per qualcosa, ci si buttano a pesce per poi esaurire in tempi piu’ o meno rapidi l’entusiasmo iniziale e passare ad altro.
Del resto e’ normale, anzi, magari tutti i ragazzi potessero sperimentare piu’ cose per poi scegliere la loro strada. Non a tutti e’ dato avere questa chance, ma a parer mio, e’ corretto che un genitore osservi il proprio figlio e assecondi la sua passione se passione e’. Altrimenti avra’ solo sperimentato.
E sulla scia della verifica Paolo e Flavia hanno iniziato ad incoraggiare Daniele a perseguire e alimentare questa creatività. Hanno protetto il figlio davanti ad insegnanti incompetenti e poco lungimiranti che si lamentavano della disattenzione, forse, o mancanza di compiti di Daniele perche’ vedevano gli sforzi e le rinunce che Daniele faceva per perseguire la sua passione.
Sara’ mica facile rinunciare a feste e discoteche per disegnare un paio di scarpe….magari qualche volta non se ne ha voglia, ma non Daniele.
Del resto il ragazzo non passava i pomeriggi in giro a bighellonare, li passava a lavorare, a conoscere il mestiere, i trucchi dell’artigianalità, a toccare i materiali, a vedere gli accessori e provava e cuciva e tagliava e incollava per giornate intere e pure serate e weekend. Si potrebbe mai rimproverarlo? La passione del mestiere l’ha respirata fin da piccolo, ma la rapida evoluzione della sua creatività ha dell’incredibile.
Paolo e Flavia non gli hanno reso la vita facile perché il mondo del fashion e della moda e’ fatto di squali, figuriamoci con un ragazzo, che nel frattempo aveva raggiunto i 13 anni e poteva realizzare il suo sogno con la prima sfilata. Rispetto alla produzione artigianale di borse dell’azienda di famiglia, la scelta di Daniele ha puntato sulle scarpe……e che scarpe!
I giornali hanno parlato del piu’ giovane design al mondo persino Il Sole 24 Ore
La scelta di una linea di scarpe ha messo a dura prova Daniele nel dover dimostrare che era la sua strada e la famiglia cha ha deciso d’investire in lui. Mi colpiscono i genitori che fin da subito hanno responsabilizzato il giovane e gli hanno insegnato il valore del lavoro. TUTTA la famiglia ha affrontato insieme questa nuova avventura di produrre un settore nuovo.
Daniele ha dovuto imparare a fare i conti, a calcolare investimenti, tempi, materiali, spese e guadagni e renderne conto all’amministrazione dell’azienda.
L’apprezzabile scelta genitoriale esce decisamente dal coro e le motivazioni sono fondamentali per la crescita di un giovane.
Daniele nasce in una famiglia storica dell’artigianato milanese, sarebbe stato facile mettergli tutto a disposizione, aprirgli la strada e finanziarlo. Invece saggiamente non e’ stato così affinché lui imparasse fin da subito a conquistare la fiducia, il rispetto e la stima dei suoi genitori, dei fornitori, degli artigiani.
Ha dovuto crederci per primo per convincere e ce l’ha fatta.
Il confronto continuo e costante gli ha permesso di crescere, di scegliere, di diventare sempre piu’ bravo. Facile avere un papà che dice sempre si…. E poi cosa s’impara? Invece per Daniele ci sono stati parecchi NO
La conquista, la sfida, benché dura, e’ una delle cose più importanti e soddisfacenti. E l’obiettivo e’ stato raggiunto.
Fondamentale e’ stato, per lui, avere alle spalle una famiglia solida, unita, che ama profondamente il proprio figlio e la sua stessa storia dal 1908; che l’azienda e’ casa; che i collaboratori, gli operai, gli artigiani sono la forza motrice e fanno la serietà , la tradizione, l’etica dell’azienda stessa nella tradizione del Made in Italy.
Paolo e Flavia, oggi che Daniele ha dimostrato quanto crede nel suo lavoro, fanno mezzo passo indietro e gli lasciano più autonomia, pronti ad un consiglio se chiesto, disponibili all’aiuto anche se non viene chiesto affinché Daniele diventi un professionista a tutti gli effetti; ma già lo e’.
La prima sfilata di Daniele a cui ho assistito due anni fa, e’ stata organizzata da lui stesso in tutto e per tutto.
E’ stata fatta alle Fornaci Curti, un posto incantevole e di altrettanta tradizione di artigiani del cotto dal 1400.
Il gadget per gli ospiti era una pochette di seta dello stesso colore principe della collezione
Le hostess agli accrediti, compagne di scuola; a ricevere gli ospiti, mamma e papà; la sorella e le amiche , in passerella; gli amici chi alla musica, chi fotografo, chi video maker
Tutta la famiglia e gli amici più stretti coinvolti nei lavori, nelle fatiche dell’organizzazione di una sfilata, nell’allestimento, nelle prove e nel disallestimento. Questa atmosfera da grande famiglia si respira come si entra in azienda e loro la trascinano nelle sfilate di Daniele.
Durante la sfilata ero affascinata a scrutare l’emozione negli sguardi di mamma e papa’, la soddisfazione e la gioia.
Quando sulla passerella, alla fine, e’ apparso l’autore di tanta creativita’ ed eleganza aveva un viso contrito quasi arrabbiato……………..invece era ricco di adrenalina e tensione sfogata in un pianto liberatorio subito dietro le quinte, in contemporanea a mamma Flavia che si lasciava andare in qualche lacrima mista di affetto, soddisfazione, stima per il figlio e per quanto aveva realizzato, eseguito e portato sotto gli occhi di tutti. Non parliamo dell’abbraccio corale degli amici quando e’ arrivato Daniele, come fosse l’ultimo giorno di scuola e i ragazzi fanno un casino pazzesco.
Quasi fantascienza al giorno d’oggi dove le emozioni diventano occasioni rare.
A sfilata finita mi ha tanto colpito quando Daniele mi ha chiesto se mi fossero piaciute le modelle. Ma come avrei mai potuto dirgli di no. Daniele ha la sensibilita’ fine di un animo pulito, attento agli altri, sensibile ai drammi sociali come l’Anoressia che colpisce tanti giovani . Le sue modelle sono le amiche, la sorella; ragazze normali, belle nella loro giovinezza che siano magre o piu’ in carne; alte o normali; chi piu’ truccata, chi meno; capelli acconciati da loro, abiti adeguati ma portati da casa.
La sfilata e’ stata semplice, fine, accogliente, bella….corale. Gli applausi alla fine non finivano piu’ e anche in papa’ Paolo ho visto l’emozione e la soddisfazione.
Quale ragazza non aspetta con ansia di indossare le sue prime décolleté?
Probabilmente, le capita, a spasso con la mamma, di ammirare nelle vetrine le scarpe col tacco. Di solito quando mamma esce, ruba le sue scarpe e scimmiotta davanti allo specchio una camminata ondeggiante e fa finta di essere grande.
Ma la prima volta che le acquista, ne vedrà’ 1000, ne proverà’ 100 prima di scegliere.
Magari immaginerà’ di metterle con quell’abito o quell’altro. Sicuramente penserà’ di sfoggiarle, la prima volta, per una festa con gli amici, un compleanno, una serata in discoteca. Ovviamente sognerà’ che in quell’occasione sia presente il ragazzo di cui e’ pazzamente innamorata, e nella sua mente si svilupperà’ il film di quell’incontro.
Le prime décolleté sono uno schianto, sono da riporre con cura quando si ritorna a casa, sono da coccolare, sono certamente da amare quanto la femmina che c’e’ in ogni donna.
Queste décolleté sono speciali, sono fatte su misura, sono fatte a mano, sono di materiale pregiato. Pianta media perché siano comode e non fastidiose, non dolorose. Mai una donna deve patire per sentirsi bella, elegante e sinuosa.
Gia’ solo per questo sono uniche.
Sono esclusive anche perche’ le indossa un uomo che non ha mai indossato questo modello: Stefano Ferri e la parte femminile che vive dentro di lui.
Ritirate oggi pomeriggio e pronte ad inaugurarle per la prima uscita serale all’evento di “Vienna ora o mai piu’”.
Queste décolleté sono progettate da un design di soli 19 anni: Daniele Amato
Stefano in una foto scattata da sua figlia in pieno centro a Milano.
E’ l’immagine della gioia, della spensieratezza in un pomeriggio tra padre e figlia che giocano e se la ridono insieme.
Quando ho conosciuto Stefano, nella stretta di mano, forte, vigorosa e sicura, ho capito che saremmo diventati amici.
Quando mi ha raccontato di come la sua parte femminile e’ emersa, ho avuto la netta percezione di quale lotta, guerra, dolore e sofferenza quest’uomo ha patito. Ho potuto comprendere e percepirne il percorso perché ho una figlia che ha sofferto gravemente di anoressia. In questi lunghi anni di malattia più volte mi ha spiegato cosa le succede nella testa quando l’anoressia s’impossessa del suo cervello ordinandole, col suo stesso tono di voce, di non nutrirsi. Ben inteso che per mia figlia e’ una patologia, mentre per Stefano una questione di identità. Due situazioni totalmente differenti, ma meccanismi assolutamente uguali.
Il possesso della mente di un altro te stesso diverso da te.
Quando Stefano parla di come si e’ manifestata Stefania, avverto nettamente come questo “altro sé” ha iniziato a invadere i suoi pensieri, i suoi gusti e sentimenti. Quando dice che Stefania era gelosa, capisco quali sensazioni potesse scatenare nella sua testa rispetto ad un’eventuale e possibile compagna, amica, fidanzata. Essendo Stefano un puro, posso immaginare quali sentimenti sconosciuti e contrastanti potessero aggrovigliarsi nel suo cervello fino a sconfiggerlo moralmente e fargli perdere l’identità.
Il lavoro costante e la ricerca da uomo intelligente quale e’ , profondamente onesto e sincero ha fatto breccia un po’ alla volta; una profonda analisi ha messo le cose in ordine e le ha affiancate facendo nascere un equilibrio in cui oggi Stefano vive.
Per giungere a tutto questo la lotta interiore ha attraversato lunghi campi, combattuto estenuanti battaglie superando tante sconfitte e ottenendo ben poche vittorie ma alimentando una sensibilità per pochi. Stefano e’ a 360°, vede il mondo con ottiche maschili e femminili diventando quindi l’amico, l’uomo, il compagno perfetto.
La meraviglia e’ che Stefano veramente ha dentro di se’ due persone: non e’ personaggio, ne’ travestito. Se lo si guarda attentamente quando sorride ha una dolcezza femminile, quando e’ serio ha lineamenti maschili.
Le mani le muove in modo maschile, ma l’aspetto e’ femminile. Ha un passo maschile ma quando e’ seduto e’ armoniosamente femminile.
Cita Stefano con grande ironia facendo sua una frase di Francois Ozon:
“Mi ricordo cosa ci dicevano da bambini. I bambini nascono sotto un cavolo, le bambine nascono sotto un fiore. Io devo essere nato sotto un cavolfiore».”
Un’altra considerazione mi viene spontanea nel momento in cui Stefano parla di sua moglie.
Ho carpito, involontariamente, una breve telefonata tra loro in cui emergeva con forza il tono del dialogo di entrambi. Pacato, dolce, rispettoso. Sono sposati da 15 anni oggi, che e’ già un record di suo! In una situazione del genere, non certo facile per nessuno dei due, hanno scelto di onorare e salvare l’ Amore e quello per la figlia. In un mondo che si fa sempre più arido, sempre più freddo ed egoistico, questo rispetto per l’Amore e’ grandioso.
Mi resta nelle orecchie una frase di Licia: “ come dici sempre tu, Stefano…..”, rivolto a colui che ti protegge e che noi donne idealizziamo in un’ uomo.
Ecco, credo che entrambi si siano protetti a vicenda nei momenti più brutti; che entrambi, insieme e uniti, proteggono la loro bambina e le insegnano il rispetto per l’altro…..in qualsiasi modo si vesta.
La battaglia di Stefano e’ proprio quella del rispetto e della libertà di essere se stessi ……..………..sempre.
Stefano e’ anche giornalista ed e’ conosciuto nel mondo del mice per la sua attività di grande comunicatore. L’ufficio stampa, comunicazione e marketing veste i panni dello scrittore e pubblica il suo primo romanzo riscuotendo gran successo di pubblico e critica con tre ristampe.
Chi ha detto che la tecnologia non può sposare l’eleganza, la raffinatezza e lo stile ?
Un sogno che diventa realtà. Grazie al lavoro del jewellery designer italiano Marco dal Maso e dell’ ingegnere informatico cinese Wang Jieming si può indossare un bellissimo ciondolo o braccialetto creato con servizi multipli incorporati per renderci la vita più facile e smart. MOLTO SMART!
La piccolissima batteria a forma di cuore collocata dentro il gioiello racchiude un device caricabile via bluetooth che si lega con la app, e offre una serie di modalità per metterci in contatto con il mondo esterno in maniera rivoluzionaria.
Michelle Kling e il gioiello smart “We Bloom”
Indossare un oggetto di valore di questa portata è magico. Possiamo esprimere le nostre emozioni con chi vogliamo; possiamo attivare il gadget per la nostra salute e la nostra sicurezza come lanciare un’allarme; possiamo controllare il nostro benessere come in estate misurare l’intensità del sole e scegliere una protezione solare; o possiamo farci ricordare una ricorrenza.
Un gioiello che come un fiore barocco, impreziosisce la più semplice delle mise, è declinato in diversi colori fashion, esprime un’ altra dimensione mentale caricandoci di energia comunicativa, e ci fa raggiungere una filosofia di vita. Non è un caso se è stato inventato nel paese orientale del Tai Chi Chuan .
ciondoli smart dalla collezione We Bloom
“We Bloom”, sarà disponibile in pre-order dal 26 ottobre sul sito www.totwoo.com
Primo giorno di scuola, mentre attendevamo l’apertura del portone , Jacopo si era arrampicato su un palo della luce; invece gli altri bambini aspettavano con emozione il loro primo ingresso alla scuola elementare, perché erano diventati grandi.
Una signora mi si avvicina con un sorriso sulle labbra, l’aria un po’ sorniona, un sopracciglio leggermente alzato. Mi chiede se quel bambino biondo era mio figlio. Io annuisco con aria da povera mamma stanca, orgogliosa ma provata dall’esuberanza del bambino.
Lei mi dice: “ Mi ricorda tanto mio figlio, gli faccia fare tanto sport. Li provi tutti finché non trova quello che gli piace. E’ l’unico modo per sopravvivere!!!!!!”