Coffejobby nasce dall’esperienza dei #JobClub 2016 e ne conserva l’ispirazione principale: per trovare lavoro occorre “fare rete”, network. Il che significa, anche e soprattutto, mettere in comune saperi, esperienze, competenze, conoscenze.
Ma anche energia, volontà, idee e molta solidarietà, soprattutto se si e’ sulla stessa barca…….come si dice: ” L’unione fa la forza”.
Infatti capita che i contatti di uno possano essere utili ad un altro e viceversa. E’ in questo modo semplicissimo che, in men che non si dica, si costruisce LA RETE, il Network.
Coffejobby vuol essere e diventare un punto di riferimento per strategie, risorse, trucchi per trovare o cambiare lavoro basandosi sull’esperienza diretta di chi ci e’ riuscito. Vuole mettere in campo competenze di chi si “batte sul campo” e scopre le dinamiche adatte a modificare il proprio stile di vita perché e’ soddisfatto del lavoro che fa. Non e’ magia ne’ utopia ma solo una metodologia da imparare.
Quante volte si mandano centinaia di Curriculum senza nemmeno una banale risposta di ricezione? Infatti e’ solo perdita di tempo. I consigli che cercheremo di dare sono proprio per semplificare la ricerca e, possibilmente, arrivare all’obiettivo desiderato.
Cercare lavoro E’ UN LAVORO che porta via tempo ed energia e quindi bisogna imparare a farlo bene senza dispendio di forze e tempo.
Ecco cosa fanno le autrici e gli autori di Coffejobby
– Cercano nel web contenuti interessanti e utili a proposito di varie tematiche relative al mondo del lavoro. “Confezionano” il contenuto trovato con un’immagine, una breve presentazione e il link alla fonte. Infine pubblicano il tutto in un apposito Album tematico come per esempio:
Lavoro e formazione
Lavoro e web
Donne e lavoro
Il lavoro di oggi e di domani
Ricerca di lavoro
– Chi ha un suo sito o blog che si occupa, in vario modo, di lavoro, scrive un articolo, poi fa tutto come sopra. In modo tale che la sua esperienza divenga il più possibile utile a molti. Inoltre il blog stesso gode di un canale in più di divulgazione. Mica poco!
Coffejobby è organizzato in Album tematici. In questo modo i contenuti sono sempre fruibili e riproponibili, senza perdersi nell’abituale flusso dei post, inoltre ognuno può accedere direttamente all’Album di suo interesse.
Quindi…benvenuti a Coffejobby e buon lavoro, a chi ce l’ha e a chi lo cerca.
Vieni a prenderti un caffè da noi, facciamo due chiacchiere di Job
STRAMILANO 2017, ESILARANTE VEDERLA DAL BALCONE DI CASA
Alle 10,30 di stamattina e’ passato il gruppo dei professionisti senza che si bloccasse il traffico e quasi in sordina. Tutine sponsorizzate, pettorali con numeri bassi e scarpette fluo per tutti.
Ma il vero divertimento e’ giunto verso le 12,40.
Ho osservato con divertimento il passaggio di tantissimi uomini, donne, bambini, anziani e giovani, etero e non. Buffi o normali, con palloncini legati al collo o sulla maglietta.
Piccoli gruppi con la stessa maglia, o non gruppi con maglie fuxia e verde fosforescente.
Man mano che arrivavano i gruppi tram bloccati, traffico su una sola corsia e piccola clack ad accogliere amici coraggiosi.
Ma chi glielo fa fare?
Ho visto di tutto e la cosa che piu’ mi ha stupito e’ stata la volonta’ di percorrere l’ultimo chilometro di corso Sempione per arrivare all’Arena spompati, sudati e sconvolti e con le gambe che ormai non rispondevano ai comandi ma andavano a scatti. Fermarsi, impossibile. Procedere a fatica e dopo, e domani .
La prima e ultima volta che mi sono cimentata in questa impresa avevo 13 anni e il solo ricordo dei dolori post corsa di 22 km. mi discosta da questo evento totalmente.
Ho fatto qualche foto per documentare il passaggio di coraggiosi impossibili corridori, magari qualcuno si riconosce tra una sessantina di foto.
Clicca sulla foto per ingrandirla e riconoscerti
Arrivano i primi gruppi….i professionisti son gia’ passatiLa corsa e’ nel vivoQualcuno applaudeI due al centro chiacchierano amabilmente, secondo me si confessano la stanchezzaIl pubblico aumenta e, sulle strisce, un gruppetto fa il tifoVigili in contromano nell’altra corsia; un gruppetto si differenzia per i palloncini verdiIl solitario tra le auto decide di fare un percorso alternativo…..pensa sia più corto?La signora sulle strisce si inginocchia ed incita un’amicaAncora la signora sulle strisce urla a più non posso, come se l’amico, ormai spompato, potesse fare lo sprint finaleC’e’ uno vestito strano, all’altezza dell’auto verde. Intanto ha pantaloni lunghi e cappello da Cow Boy, sembra quasi in mimeticaE’ la volta del gruppo con i palloni bianchi….L’anziano signore, all’altezza del Suv BMW, ha una grinta spaventosa…questo e’ abituato a correre e si vede. Quello in blu, quasi dietro di lui, camminaI giovanissimi, tra i tram, già ritornanoL’incrocio e’ bloccato, i tram fermi e il pubblico e’ numeroso e si senteC’e’ un intruso in biciclettaUna squadra tutta di blu vestitaLa signora col cappello e’ in libera uscita col cane, maun po’ dietro c’e’ il primo che si arrende e si attacca al palo.La signora sulle strisce diagonali e’ stata un’ora ferma poco più indietro al semaforo. All’improvviso, tutta eccitata, e’ partita in quarta inserendosi nella corsa. Voleva fare solo l’ultimo chilometro o voleva farsi un selfie con uno gnocco appena passato.Arancio e blu, le due squadre sulla dirittura quasi d’arrivoSono tantissimi, non finiscono maiIl pubblico e’ sparpagliato ma in aumentoE’ evidente che qualcuno non corre piu’. Stravolto e rosso in viso, camminaPero’ in bici non valeE’ passato qualcuno conosciuto, si sono agitati tutti, sono apparsi i cellulari e foto a gogo’La stanchezza si fa sentireSquadra con palloni rosaIl primo della fila, con la fascia bianca in testa, e’ rigido, secondo me non arriva al prossimo semaforoIniziano leggermente a diradarsi
Anche i richiedenti asilo della caserma Montello e di altri centri d’accoglienza di Milano hanno partecipato alla Stramilano. Tra i 100 in gara, moltissimi ragazzi africani che si sono allenati per settimane per arrivare pronti alla marcia. I rifugiati sono arrivati da diversi centri: oltre a quelli ospitati nella caserma, delegazioni dalle strutture di via Aldini, via Mambretti e via Zoia gestiti da Progetto Arca, oltre che dall’hub di Bresso gestito dalla prefettura. Tutti i migranti di questi centri praticano attività sportive da quando hanno avviato le pratiche per il riconoscimento del diritto di asilo. Molti di loro fanno parte della squadra di calcio Black Panthers, iscritta a diversi tornei cittadini. Sono Le pantere nere
Si sono allenati di sicuro, sono già di ritorno!!!! Le pantere nereUn percorso alternativo per quelli tra le macchine, hanno dato forfaitE’ evidente la stanchezza, il passo e’ trascinato, il viso stravoltoL’ultimo guarda l’ora e cammina tranquillamenteVederli da dietro sembrano molto meno, ma non finiscono maiCon i roller non valeIl giallo sembrerebbe un podista, ma e’ l’unico.L’incrocio si sblocca e i tram riprendono a muoversiE’ l’ultimo gruppetto e ormai camminano sfiniti.Solo soletto passa l’ultimo
Questa e’ una ricetta inventata ma mi sembra che l’esperimento sia proprio riuscito. Grazie ad un bel po’ di caffe’ avanzato, perche’ nessuno ha fatto colazione stamattina, e amaretti e savoiardi in dispensa da consumare ho provato a ricordare la ricetta mentre facevo la spesa e ho comprato solo una confezione di mascarpone, dimenticandomi completamente che la ricetta originale prevede nella crema le uova, i bianchi montati a neve, oppure panna montata.
Dato che e’ inventata è fatta 1 a occhio non ci sono dosi esatte, ma raccomando chi volesse sperimentarla di aggiungere gli ingredienti un po’ alla volta ed assaggiare in continuazione.
INGREDIENTI:
Amaretti
Savoiardi
Almeno 1 bicchiere di Caffè (volendo si può usare anche decaffeinato)
Nella mia cucina non mancano mai alcuni ingredienti come aglio, rucola e pasta d’acciughe. Sono una base eccellente per tante ricette e, aspetto non da poco, condimenti rapidissimi per un ottimo primo piatto mentre la pasta cuoce, quindi anche all’ultimo momento un piatto di pasta “sfiziosa” non e’ un problema.
Le ricette degli avanzi, come questa, sono quelle che scatenano la creatività in cucina. Non sono scritte da nessuna parte e vengon fuori da quello che si ha nel frigo o in dispensa e che, con un minimo di esperienza sui sapori, si e’ in grado di architettare con una certa dose di sicurezza sul risultato.
In questo caso e’ un po’ di polenta avanzata dalla cena della sera prima.
Si puo’ riciclare in tanti modi ma dipende da quanto ne avanza!!! Si puo’ tagliare a strisce alte almeno 1 cm. grigliarla nel forno o friggerla in padella e usarla come contorno. Io ho fatto invece così:
Ingredienti:
1/2 Philadelphia
1 mozzarella asciutta ( quella per la pizza va benissimo)
1/2 busta di formaggi misti grattugiati
Noce moscata in polvere
Polenta avanzata
Preparazione:
Quando la polenta era ancora tiepida e non gia’ irrigidita che si puo’ solo tagliarla l’ho sistemata in una teglia coprendo bene tutto il fondo.
Poi ho spalmato una bella quantita’ di Philadelphia su tutta la superficie, ho aggiunto mozzarella a dadini e una ricca spolverata di formaggi misti grattugiati.
Mettere in forno a 200° per 15 minuti con forno ventilato e poi altri 5 minuti con modalità grill per fare la crosticina.
Se non si ha tempo, coprirla con pellicola per microonde, bucare la pellicola e farla andare alla max potenza per 3/4 minuti. Metterla nel forno tradizionale funzione grill per 5 minuti.
E’ ottima accompagnata con una bella insalata ricca o verdura al vapore a piacere condita con olio sale e pepe.
Al di la’ del piacere di stare in famiglia e di festeggiare non se ne puo’ piu’ di mangiare.
Il panettone o il pandoro non riesco mai a mangiarlo a Natale, non parliamo di Capodanno!!! Se tutto va bene lo assaggio alla Befana, ma poiché il 6 gennaio siamo tutti sparpagliati, non e’ da escludere che l’ultima domenica che chiude le vacanze natalizie la si passi ancora davanti a spumante e panettone ( quello che a Natale non si e’ nemmeno aperto)
Manca quindi l’Epifania, che tutte le feste si porta via e dal 7 si rientra nei “ranghi” di un pacchetto di cracker a pranzo e una cena leggera: o un primo, o un secondo….basta.
Un menu consigliato per chiudere in bellezza
Pappardelle ai funghi
La ricetta e’ semplice e veloce. Far rosolare i funghi Champinion in padella con aglio e olio, volendo, sfumandoli con un po’ di vino bianco. Cuocere le pappardelle al dente e ripassarle in padella con i funghi e un mezzo bicchiere di latte ( sono piu’ leggere che con la panna e le pappardelle si asciugano meno)
Salmone gratinato
Ci sono tantissime ricette fatte in questo modo, ma il segreto di questa e’ nel pangrattato unito a parmigiano, prezzemolo e scorza di limone. Volendo si può spolverare di zenzero in polvere. Irrorare con un bicchiere di vino bianco e infornare a 180° per 20 minuti a forno ventilato più altri 5 minuti in modalità grill per gratinare.
Insalatina colorata
Dopo un primo e un secondo ci sta un’insalatina digestiva con spinaci novelli per insalata, carote tagliate a striscioline, mela a pezzetti e cappuccio tondo tagliato sottilissimo. Il cavolo cappuccio tondo e’ più morbido del classico cavolo cappuccio verde e sta meglio nell’insalata.
Con la frutta nell’insalata io preferisco una vinaigrette con olio, limone, sale e pepe così la frutta non si macchia.
Sorbetto al limone
E’ un’ottima idea, verso la fine del pranzo o cena, quando le portate sono numerose e non siamo più abituati a mangiare tanto, fare una pausa con un sorbetto al limone. Ce ne sono tantissimi in commercio e molto buoni, se non si vuole farlo. E’ carino servirlo in mezzo limone bello e con buccia grossa svuotato.
Ora si può passare ai dolci e forse assaggio il Panettone o il Pandoro nemmeno aperti a Natale senza dimenticare Raffioli e Roccoco’, torroncini e cioccolato.
In questi giorni di fine e inizio anno la temperatura e’ diventata rigida e frizzante, dopo alti e bassi, le serate sono limpide e stellate e la Luna spicca nel buio e affascina………………….
La luna stanotte si prende gioco di me
luna sfacciata e piena di sé
Mi guardi dall’alto quasi come
se fossi superiore a tutti
In fondo sei solo un pianeta che si annoia
fermo li in solitudine
non sei meglio di me, forse solo uguale
Dove sono i tuoi amici?
E un amore ce l’hai?
Potremmo raccontarci di noi
anche tu tieni sveglia la notte e addormenti il giorno
Questa notte fatta di poesia e malinconia
questa notte schiarita dalla tua luce e dalle mie parole
Ti sono amica ti dedico uno dei miei dispiaceri.
Durante i cenoni tradizionali, l’insalata di rinforzo funge quasi da sorbetto. Pare strano , ma dopo si può ricominciare daccapo!!!!!! Oddio proprio no.
Pero’ si può passare ai dolci .
INGREDIENTI
1 cavolo bianco ( l’anno prossimo voglio provare col cavolo romano o quello viola)
Vagavo senza meta e con la disperazione nell’animo, continuando a rigirare tutti i pensieri negativi che da mesi mi affliggono e ai quali non riesco a trovare scappatoia. Ho incontrato tante persone, come mai in tutta la mia vita. Molte hanno girato le spalle, altre hanno dato una pacca consolatoria ma poi hanno girato le spalle comunque. Qualcuno si e’ preso gioco di me promettendo il cielo, il mare, la terra e nel momento in cui mi offriva i doni sul palmo della mano incoraggiandomi a prenderli così la ritraeva chiudendo nel pugno la luce in fondo al tunnel che avevo, per poco, intravisto.
Una ferita, ennesima, al cuore gia’ dolorante, gia’ deluso, gia’ piu’ non in grado di sopportare altri graffi, sempre piu’ sanguinante e inerme, incapace di reagire e di ridare gas per riprendere la strada.
Lo sguardo vitreo e perso nel vuoto in cerca di una soluzione per procedere; i vestiti sempre gli stessi. Tolti e messi sulla sedia la sera prima e rimessi il giorno dopo. Viso scavato dalle perdite e dai tradimenti; solchi d’espressione irrecuperabili.
Un giorno per strada incontro un’anziana signora, elegante, di gran classe con le mani tutte storte dall’artrosi, l’aiuto a salire sul tram e mi ringrazia con un sorriso d’altri tempi. La osservo durante la corsa e non ha una virgola fuori posto. Veste con colori brillanti e ha accessori adeguati ai vestiti. Scarpe e borsa in tonalità, un viso luminoso, una solitudine interiore, un dolore profondo celato.
Scendiamo insieme dal tram e l’aiuto ancora.
-Signora- mi dice- lei e’ stata molto gentile, sto cercando qualcuno che mi aiuti a fare il “nostro” dolce tradizionale per Natale perche’, quest’anno, faccio piu’ fatica del solito con le mani e con la schiena, sa ci vuole molto tempo, e’ una ricetta complessa e lunga.
Le avevo notate, bellissime, affusolate, curatissime, ma storte. Chissa’ se le facevano male oppure erano solamente l’effetto dell’artrosi.
“Se si fida, dato che non mi conosce, posso aiutarla io.”
Un sorriso ancor piu’ bello del precedente illumina tutta la scena e capisco che si fida ma non solo.
Mi da appuntamento per andare a casa sua.
Giungo puntuale carica di gioia e di entusiasmo e vengo accolta con quel sorriso bellissimo e pieno di allegria. Trovo in cucina una birra fresca, un portacenere e un grembiule per non sporcarmi e tutto super organizzato. Diventiamo amiche prima di subito e mentre lavoriamo la pasta del dolce lei mi racconta la sua splendida storia d’amore. Le s’illumina il viso quando parla di lui e, nonostante sia vedova da molti anni, sembra che suo marito l’accompagni quotidianamente in tutto quello che fa.
Chiacchieriamo, chiacchieriamo tutto il giorno mentre il dolce che stiamo facendo è fatto da palline fritte passate nel miele e guarnite di mille colori e confetti e canditi. Sono gli struffoli napoletani. Mi racconta i trucchi del cuoco Monsu’ che con la sua mamma li cucinavano tutti gli anni per i numerosi parenti e amici presenti ai cenoni natalizi nei palazzi che avevano a Napoli e dintorni, persino in Basilicata. Le carrozze, gli abiti da sera; abitudini di un tempo.
Uno dei segreti di famiglia e’ nel goccio di marsala e la buccia grattugiata di un limone nell’impasto. Sul leggio, in cucina, c’e’ il volume “LA CUCINA NAPOLETANA” di Jeanne Caròla, un supporto per ricordare i numerosi passaggi.
Friggiamo centinaia di pezzetti di pasta che si gonfiano nell’olio bollente e poi la vedo intenta a passare quelle palline, appena fritte, nel miele sciolto, girarle a fatica; quanto amore in quel movimento, quanti ricordi le passeranno nella mente mentre meticolosamente avvolge ogni struffolo nello sciroppo ancora sul fuoco. Ogni anno, ogni Natale e’ un rito.
La parte più bella e’ stata la decorazione. Ero lì, disponibile a dare una mano ma al momento dell’impiattamento mi sono un po’ allontanata per osservarla meglio, vederla china sui piatti pieni di struffoli a mettere con artistica maestria tutti quei decori.
Mica buttati sopra così; messi uno a uno.
Le ciliegie candite, la scorza d’arancio tagliata a fettine, frutta candita mista a dadini, confettini piccolissimi d’argento, perle di zucchero all’anice (i famosi “spacca denti”) e sassolini colorati invisibili, gli unici messi cospargendoli su tutta la superfici come fosse una granella.
L’impresa volge al termine e la giornata pure. Sulla porta, mentre la sto ringraziando e salutando, m’invita per la serata della vigilia di Natale a cena. Devo assaggiare gli struffoli che abbiamo fatto insieme.
Accetto.
Arrivo all’appuntamento, parcheggio e mentre scendo dalla macchina vengo attratta dal balcone al terzo piano. Attraverso la strada per vedere meglio e noto delle grosse lanterne e dei grappoli d’abete pieni di mille luci. Sorrido.
Citofono e lei mi dice: “Sali con calma per favore, non suonare alla porta ti apro io quando sono pronta”
Sorrido ancora.
Salgo e resto qualche minuto in attesa sentendo trafficare, ma silenziosamente.
Nel mentre penso a questa strana situazione.
Questa signora mi ha affascinato dal primo istante, ma cosa ci faccio lì in attesa che mi apra. Ripasso come un film tutti gli ultimi mesi così ricchi di disperazione, incertezze, delusioni e dolore. Quando cammino per la strada o salgo sui mezzi in genere mi guardo i piedi, me ne sto per i fatti miei, chiusa nelle mie angosce. Invece lei ha catturato la mia attenzione, quel giorno, sul tram. Ed ora mi trovo dietro la sua porta di casa in attesa di una cena insieme.
Bellissima quella giornata passata in cucina a sentire i racconti di una vita e ad assorbire tutto quell’amore. Guardo la porta e un po’ origlio, sento movimento. C’e’ una decorazione bellissima sullo stipite. Una treccia di legnetti infilati a mano come in una collana inframmezzati a bacche rosse e neve e un lungo fiocco rosso che accarezza un Babbo Natale di legno.
Sento i passi e la porta si apre. E’ buio, le luci sono spente e lei mi accoglie con una luce negli occhi piena di allegria. L’abbraccio e la ringrazio, lei mi dà il benvenuto e mi dice “ Buon Natale, ti aspettavo”
Sembra di entrare in un paese da fiaba, pieno di piccole luci e un’atmosfera di magia.
Entro nella sala e sulla sinistra vedo i nostri coloratissimi struffoli accanto ad altri dolci e panettone e pandoro e un piccolo albero illuminato da led, fili e decori d’argento e, come d’incanto, mi ritrovo in mezzo alla neve. E’ tutto bianco intorno e molto luminoso perché ci sono tanti lampioni, no sono lanterne, bianche con i vetri ai quattro lati e il camino in cima.
Una grande e le altre più piccole. A fianco ad una di esse c’e’ un folletto. Ha un grande naso al centro del viso contornato da una lunga barba bianca e un buffo cappello di lana fatto a maglia con fiocchi di neve disegnati. Mi prende per mano e mi porta a fare una lunga passeggiata in mezzo alla neve, in mezzo al nulla fino a quando le luci delle lanterne non diventano piccolissime e lontane. Ci fermiamo in silenzio al buio, allunga una mano rugosa e mi accarezza il viso guardandomi languidamente a lungo e poi sorride.
Dopo un po’ accenna a tornare, mi volto ma siamo al buio e non vedo nulla. Sulla destra, in fondo in fondo in mezzo al niente s’intravedono dei piccoli punti di luce che ci indicano la via del ritorno. Man mano che ci avviciniamo la luce aumenta e le lanterne diventano sempre più dettagliate e lucenti. Un faro nel buio, un punto di riferimento.
Mi ritrovo seduta ad una tavola bellissima ed elegante dove perfino i tovaglioli sono delle roselline con i calici luminosi. E’ tutto bianco e rosso natalizio e i bicchieri riflettono le scintille delle candele caleidoscopicamente attraverso il cristallo intarsiato. Tutta la stanza e’ illuminata solo da candele piene di magia. In ogni angolo c’e’ una lanterna natalizia e al centro tavola quelle lanterne bianche che hanno illuminato il buio della notte in mezzo alla neve fredda.
Il mio buio e il mio freddo.
Ceniamo chiacchierando di tutto, brindiamo e apriamo i regali.
Che piacevole atmosfera piena di spensieratezza come da tempo non provavo.
La cena finisce, stiamo ancora un po’ insieme davanti ad un bicchiere di Moscato bianco e ai nostri struffoli colorati che chicco per chicco degustiamo complimentandoci dell’ottimo risultato e ridendo per la bella giornata culinaria passata insieme, mista a piccoli incidenti accaduti durante la lavorazione.
E’ tardi, lei inizia ad essere stanca, l’abbraccio forte sulla porta lei ricambia. “ L’ho fatto per te con tanto amore” mi dice fissandomi negli occhi e penetrandomi l’anima.
Che serata magnifica, mi avvio a casa col sorriso sulle labbra e mi addormento ripensando a tutto.
Mi sveglio durante la notte dolorante ad un polso, mi sveglio e nel buio mi massaggio il braccio. Mi sono addormentata con il bracciale che mi ha regalato la signora, lo accarezzo, tocco ogni ciondolo, ripasso con le dita tutte le scanalature, le accarezzo e vedo nel buio notturno quei colori rosso e bianco dei ciondoli e mi riaddormento sorridendo.
Dal giorno di natale sembra che l’aurea che mi circonda abbia ripreso un po’ di energia e colore. Porto quel bracciale giorno e notte e penso a lei in continuazione come se stesse con me dal mattino alla sera. So che mi sta guidando nella giusta direzione fuori dal tunnel e dal buio.
Natale 2016
So che darò fastidio ad alcuni con questo scritto ma, francamente, me ne infischio. Anzi, il motto per il 2017 sara’ proprio questo!