ARCI BELLEZZA LUNEDI’ 7 DICEMBRE – “Un viaggio chiamato amore”
Lunedì 7 dicembre “I Lunedì del Bellezza” incontrano una delle storie d’amore più famose delle letteratura italiana: quella fra la scrittrice Sibilla Aleramo e il poeta Dino Campana.
Dal comunicato stampa:
“Sibilla Aleramo, Dino Campana: poeti, amanti, nelle retrovie della Grande Guerra.
Innamorati e violenti, delicatissimi e straziati, schiavi di un desiderio fatto di gioia e tortura.
Un desiderio così forte da bruciare in pochi mesi: rose trovate in agosto, calpestate e sfiorite a gennaio.Un’amore di carne, sangue e parole.
Poesie, lettere e biglietti d’ingiurie o nostalgia hanno costruito il castello di carta di cui sono stati la Regina e il Re, nel 1916, fino a mandarlo a fuoco.”
Alle 20,00 il menu della serata prevede una cena tipica toscana a
base di bruschette, polenta e cinghiale alle olive a prezzi popolari con gli ospiti della serata (prenotazione consigliata allo 02-58319492).
Alle 21,30 performance teatrale a cura di Lorenzo A.P. Balducci, Valentina Proserpio, Monsieur Bod.
A seguire proiezione del film“Un viaggio chiamato amore” di Michele Placido, con Stefano Accorsi e Laura Morante.
“I Lunedì del Bellezza”: una serie di concerti, spettacoli, film, incontri con personaggi di rilievo della scena culturale, milanese e non, su argomenti vari. Dal cinema al teatro, dalla musica all’arte, dalla letteratura alla storia, dalla scienza alla politica.
Presso il bellissimo scenario del salone del circolo ARCI Bellezza
via Bellezza, 16A a Milano
si alterneranno, ospiti ed eventi, volti ed immagini, suoni, colori e sapori.
Dalle 21 “i Lunedì del Bellezza” entreranno nel vivo, cambiando veste di settimana in settimana. Dal concerto allo spettacolo teatrale, dalla serata cinematografica alla presentazione di un libro e al dibattito/intervista su argomenti vari.
Per partecipare ai Lunedì è richiesta l’iscrizione annuale all’ARCI.”
Conoscere qualcuno completamente non è semplice anche perché è già difficile conoscere noi stessi.
Si può pensare o intuire qualcosa di qualcuno ma dire di conoscerlo completamente forse è un’eresia, un’utopia umana che parte dal nostro ego.
E poi il bello è che molti sono convinti completamente delle proprie asserzioni. Io stesso sbaglio quando mi chiedono, e dico:” si lo conosco”.
La conoscenza è un luogo infinito che non si riesce a colmare. Impossibile a mio giudizio dire di sapere tutto di qualcuno, che sia un familiare, un parente, un marito, una moglie, un compagno, una compagna, figli, amici.
Le filosofie di vita, di pensiero, di fede sono molto ampie e diverse che per impararle non basterebbero 10 vite.
E poi il brutto è quando si affrontano discussioni con persone per le quali il filologico è unilaterale, a senso unico, dove non esiste per loro la possibilità di sbagliare, in quanto si ritengono altamente superiori da sentirsi quasi onnipotenti, superstar, dove a loro tutto è dovuto, tutto lo si deve fare, e loro per gli altri non devono nemmeno pensarci.
“Gli altri” sono persone non alla loro altezza, che non capiscono le loro esigenze, loro devono stare sotto i riflettori e chi è con loro deve rimanere nell’ombra dell’oblio del nulla. Ma facendo così fanno poi allontanare tutti, a partire dagli amici salendo fino alle persone a loro più vicine.
Il cervello ha il ruolo più importante di tutti nel gestire le parole ed i suoni che fuoriescono dalla nostra laringe, dalla nostra bocca. La lingua è una delle armi più pungenti che l’Homo sapiens possa usare per provocar danno.
E i danni a volte sono irreparabili.
Or dunque la conoscenza di qualcuno a finir di frase è impossibile; l’unico che può dire veramente di conoscerci è Dio padre onnipotente, il quale giusto giudice di vita, crea le strade alle persone per come si sono comportate nelle varie fasi del loro cammino.
La notte, spesso, quando la nostra anima è in tempesta, non si riesce a riposare. Le onde che si schiantano contro gli scogli come se volessero disintegrarli. La terra trema per il rumore. La foresta vibra dal boato del ritorno dell’onda nel mare.
I pensieri volano trasportati nel vento, fino alle stelle, cercando risposte guardando gli occhi tristi che mostra la luna sentendo il nostro dolore.
E poi un lampo.
Una scossa dal cielo al cuore. Una voce che dice- figlio, respira il sapore della vita, vivi il giorno con tutto il suo sole anche se piove. Impara a tenere il caldo anche se dentro fa freddo.
Ricorda.
Sei uomo figlio mio. E non devi temere nulla, perché la tempesta serve per poterti fare ricominciare guardando il giorno dopo l’alba di un nuovo e splendente giorno. –
Tutto iniziò tanto tanto tanto tempo fa, quando durante una notte tempestosa arrivarono a cavallo dei crociati alla nostra umile dimora a Tivoli, in mezzo alle campagne.
Io e mio fratello, forti e grandi, accogliemmo questi messaggeri. Provati dal tempo e dalle battaglie, chiesero a noi umili contadini, mostrandoci i sigilli papali, se saremmo voluti essere CROCIATI, combattere per la sacra madre chiesa nel nome di Dio per debellare il male che ci circondava. Annuimmo e, prese le poche cose di necessità, in quanto come campagnoli non avevamo ricchezze se non la nostra terra, sellammo i cavalli e partimmo alla volta di Roma. Arrivati al cospetto del Vaticano, davanti ai generali, prestammo giuramento. Di li a poco io e il mio giovane fratello, soltanto 20 enne, partimmo per la prima battaglia in terra santa.
Fu cruenta e dura. Amici conosciuti nel tempo caduti con valore, ed io e mio fratello sopravvissuti alle fauci del nemico, sconfiggendoli e mentendo le linee. Il nostro valore e la nostra intelligenza fu notata dal generale dei generali, e ci chiamò a sè durante un banchetto di una sera di mezza estate. Ci parlò e ci disse di volerci mettere a capo di validi soldati, di una delle compagnie del grande Roberto di Normandia, uno dei sei grandi comandanti che guideranno tutti gli uomini nella grande battaglia di ASCALONA. Felici ed entusiasti, senza pensiero, come due ragazzini, io e mio fratello accettammo. Uscendo dalla tenda del generale, ci mettemmo le braccia sulle spalle, uno di fronte all’altro, scuotendoci e gioendo della grande notizia. Il giorno dopo cavalcammo come due fulmini per raggiungere Roberto di Normandia al suo accampamento. Arrivati a destinazione, presentate le credenziali e le referenze, Roberto di Normandia sorrise a voce alta e brindò ai due nuovi comandanti.
Mi chiese il nome e l’età, e la stessa cosa lo fece a mio fratello. “Io sono Alessandro da Tivoli e ho 35 anni”. Mio fratello rispose “Io sono Filippo da Tivoli, ho 20 anni e sarò l’ombra di mio fratello”. Roberto di Normandia, sorpreso della nostra età, ci congedò e ci disse di presentarci all’alba.
La mattina successiva, assieme a tutti i comandanti, guardammo il piano della battaglia, e dopo vari consigli espressi da tutti, me compreso, ci dividemmo i compiti. Noi con la nostra piccola compagnia, appostati al centro, dentro al bosco, avremmo dovuto intervenire al segnale di Roberto di Normandia. Dopo circa 6 ore di marcia, arrivammo nelle nostre posizioni, prendemmo posto. Io guardai mio fratello, cresciuto quasi di un anno, valoroso come una tigre, e abbracciandolo gli dissi “Dio è stato generoso con noi, abbiamo vissuto fino ad oggi. Se lui vorrà ci lascerà ancora su questa terra per continuare a servirlo, ma se in paradiso fosse richiesta la nostra presenza, spero di saper essere un ottimo fratello come lo sono stato per te qui. Io comunque non ti perderò di vista sul campo e se fosse necessario sacrificherò la mia vita per te.”
Dal mio viso iniziarono a scendere alcune lacrime, un misto di gioia per aver vissuto tanto con mio fratello, e di dolore nel pensare che uno di noi due potesse non rivedere più l’altro. Mio fratello, con un sorriso angelico, mi guardò e con voce calda e rilassata mi disse “Non temere fratello, Dio qualsiasi cosa decida, lo decide per renderci grandi”. Io rimasi ammutolito e spiazzato, ma sentii un brivido caldo che mi attraversò il cuore arrivando all’anima.
Passarono altre due ore, e si fremeva e ci si innervosiva per l’attesa. Guardai i miei compagni, mai considerati come soldati ma come fratelli, guardai Filippo, gli misi bene l’armatura di maglia d’acciaio sulla testa e gli infilai l’elmo della tigre. Alzai lo sguardo al cielo, vidi una notte molto scura, e una goccia mi scese sulla guancia. Da li a breve iniziò a piovere. Il freddo non si sentiva in quanto l’adrenalina nel corpo era alta e non ci faceva provare le rigide temperature.
Vidi in lontananza dei bagliori. Erano frecce infuocate che il lato destro ed il lato sinistro scoccavano contro il misto esercito Egiziano- Etiope e contro il potente califfo Al Af dal Shaahan Shah, già incontrato dai crociati in altre battaglie. Roberto di Normandia arrivò e ordinò la carica. Come un branco di leoni e lupi ci scagliammo a spade elevate contro i fanti dell’opposta fazione. Non so dire quanti fendenti ho dato, ne quanti nemici ho ucciso; non so dire di quanti tagli avesse la mia pelle, di quanti colpi il mio corpo; ma so che durante quella battaglia successe qualcosa di irreparabile.
Non smettevo di guardare il mio giovane fratello, unica mia vita, e se lo vedevo in difficoltà, con forze e con la rabbia, mi facevo largo nella battaglia per andare al suo fianco a proteggerlo. Schiena contro schiena, come già altre volte era successo sui campi delle guerre. Ma ad un certo punto, udii un sibilo, quello di una potente freccia scoccata da un arco capace di uccidere da grande distanza, scagliata da chi ne aveva già scagliate a migliaia andando sempre a colpo sicuro. Cercai di capire da dove stava arrivando, e chi dovesse colpire, ma nonostante avessi una vista da lupo, con gli schizzi di fango sulla faccia che scendevano sugli occhi per la pioggia non riuscivo.
Ero terrorizzato, ed ecco un colpo, una spinta ed un grido.
Finii a terra, mi girai immediatamente e vidi quello che non avrei mai voluto vedere, ciò che un fratello non vorrebbe mai pensare. Mio fratello mi spinse e prese lui la freccia diritta nel cuore al mio posto, salvandomi la vita.
A quel punto il mio urlo di rabbia, di dolore, di tristezza si levò nell’aria, spaventando chi era vicino a me, amici e nemici. Balzai in piedi e corsi da Filippo. Lui mi guardò, mi sorrise, e mi disse ” vedi fratello mio, Dio ha voluto me e non te a comandare un esercito fatto di angeli. Tu adesso mi avrai sempre al tuo fianco e nessuno mi porterà mai via da te perchè nessuno potrà toglierti il mio ricordo dal cuore. Non essere triste per me, ma felice perchè andrò a compiere grandi cose in cielo. Ti voglio bene Alessandro. tu sei sempre stat……….” e mi sospirò tra le braccia. A quel punto lo adagiai nel fango, gli chiusi gli occhi e, accecato dalla bramosia di vendetta, assetato
del sangue dell’arciere, iniziai a volteggiare la mia spada, dalla lama ancora lucente nonostante il sangue dei morti.
Colpii continuamente i nemici, facendoli cadere come alberi abbattuti, con il mio scudo con l’aquila forgiata sopra, evitai almeno 10 frecce dell’uomo fino ad arrivare innanzi a lui. Lo guardai fisso negli occhi, e lui rise. E nella sua lingua per me incomprensibile disse parole continuando nella sua burlosa risata. Estrasse la sua spada, con fattezze diverse da quella degli altri soldati suoi amici, e si lanciò verso di me. Io non provavo più niente, non sentivo se qualcuno mi avesse ferito, non sentivo più la pioggia, non provavo più sensazioni, se non quella di vedere il sangue di colui che aveva ucciso parte della mia anima. La lotta fu cruenta e lunga, mi ferì più volte, ma non in modo mortale. Anche io lo ferì. E poi, durante un suo attimo di distrazione, avendo la mano forse guidata da Dio, inflissi il colpo decisivo. Lo vidi cadere, incredulo, tenendo con le mani la lama della mia spada. Spirò.
In quell’attimo esatto udii dietro di me delle urla ed esultanza. La battaglia in coincidenza era finita. I nemici si ritirarono. Avevamo vinto. Ma guardando il campo mi misi a piangere, per tutti i morti lasciati, i compagni, gli amici, e andai verso mio fratello. Lo presi in braccio e lo portai in parte, ove nessuno era presente. Pregai per lui, e piansi per diversi minuti.
Fui raggiunto da Roberto di Normandia, scese dal suo maestoso cavallo nero, si inginocchiò a fianco a me, pregò, e mi disse che mio fratello avrebbe avuto degna sepoltura. Lo ringraziai.
Il giorno dopo fu così.
Lo onorammo. e io rimasi solo, ma con lui sempre dentro di me dove non morirà mai. Da quel giorno affrontai altre battaglie, perdendo altri amici, fino a quando, ormai saggio con l’età, mi ritirai.
E i ricordi mi fecero compagnia fino alla fine dei miei giorni.
ARCI BELLEZZA PROGRAMMA DI LUNEDI’ 30 NOVEMBRE – FANTASCIENZA
Cultura è Bellezza
AI “LUNEDI’ DEL BELLEZZA” SERATA SULLA FANTASCIENZA CON LO SCRITTORE DARIO TONANI, INTERVENGONO GIUSEPPE LIPPI E FRANCO BRAMBILLA DELLA COLLANA “URANIA”
Lunedì 30 novembre “I Lunedì del Bellezza” incontrano la fantascienza, con una serata “sci-fi” con mostra fotografica e proiezioni.
Alle ore 21 incontro con lo scrittore Dario Tonani, autore della saga di “Mondo9”, edita da Mondadori ed acclamata in Italia e all’estero. Intervengono Giuseppe Lippi e Franco Brambilla, curatore e illustratore della collana “Urania”.
“I Lunedì del Bellezza”: una serie di concerti, spettacoli, film, incontri con personaggi di rilievo della scena culturale, milanese e non, su argomenti vari. Dal cinema al teatro, dalla musica all’arte, dalla letteratura alla storia, dalla scienza alla politica.
Presso il bellissimo scenario del salone del circolo ARCI Bellezza di via Bellezza, 16A a Milano si alterneranno, ogni lunedì sera, ospiti ed eventi, volti ed immagini, suoni, colori e sapori.
Dalle ore 20 sarà possibile cenare a prezzi popolari, molto spesso in compagnia degli ospiti del Lunedì (per prenotazioni 02-58319492).
Dopo le 21 i Lunedì del Bellezza entreranno nel vivo, cambiando veste di settimana in settimana. Dal concerto allo spettacolo teatrale, dalla serata cinematografica alla presentazione di un libro e al dibattito/intervista su argomenti vari.
Al Grand Prix in Giappone Boyang Jin aveva appena stabilito il primato negli elementi tecnici, ma Yuzuru Hanyu è di un altro pianeta: il giapponese ritocca in meglio il punteggio tecnico del cinese e migliora il primato mondiale complessivo di punti nel programma corto: è un esercizio perfetto che vale 106.33
ViaAudio presenta Bianca Casady (Cocorosie) & the C.I.A. Costo del concerto: 15 euro.
All’Arci Bellezza, Bianca Casady, metà del celebre duo delle Cocorosie, “porta in Italia il suo nuovo progetto/spettacolo in cui mette in scena canzoni meravigliosamente costruite con una band, un danzatore e una bellissima parte video, dando vita ad un universo suggestivo, misterioso ed incredibilmente affascinante, sospeso fra teatro, musica e danza” (citando dal comunicato stampa…)
Fuori c’e’ un cielo terso e bellissimo, un po’ inusuale per una Milano solitamente grigia. Ma anche in questa città ci sono giornate meravigliose come oggi, 22 novembre, anche se e’ UNA FREDDA E AUTUNNALE DOMENICA POMERIGGIO
Nonostante il sole, preferisco starmene a casa, sotto il plaid, al calduccio delle mie quattro mura, con mia figlia il cane e il gatto.
Un tè caldo con aggiunta di un goccio di brandy per la tosse, quattro chiacchiere in totale relax…..e i piedi sul tavolino!