Marcella Angeletti ha inventato tanti cappelli bellissimi per ogni testa e ogni circostanza , ma questa volta ha scelto la “nuance ” di grigio più adatta , per millesimare come fosse un “grand cru” dall’annata memorabile, una sua creazione geniale, dotata di decorazioni bianche dal nastro antracite che ne risalta lo stile.
E sono piume bianche leggere e sinuose agitate dal vento della speranza che si estendono per insistere sul cuore della raccomandazione di saggezza casalinga , a mo’ di slogan calcolato, invito al giusto stile di vita, in questo momento cruciale.
La designer non perde l’occasione per rivisitare un cappellino classico, come se la moda di un accessorio semplice, che ci piacerebbe portare anche in casa per recarci dalla cucina al salotto, fosse trasformato in un’arma di resistenza collettiva, capace di dare forza a tutti .
Andrà bene, finirà presto, quest’idea dà libero corso alla nostra immaginazione, annulla la nostra vulnerabilità, spazza via la paura, cosi da poter di nuovo disegnare un progetto di vita, attivare i nostri sogni per ritrovare una vita ancora più ricca di piacevoli sfumature.
CONSIGLIO FASHION :
E’ un modello che sta bene a tutte e tutti, ve lo consiglio per averlo indossato insieme agli altri invitati, al garden party della Marchesa Sylvia Caradessi del Villar Silenzi, l’anno scorso.
La pantera, simbolo della Maison Cartier e la sua storia
Vi è mai capitato di vedere, almeno in fotografia, una signora elegante che porta a passeggio una pantera ?
La Marchesa Casati, e il regno della pantera
nobildonna stravagante e collezionista d’arte che diventerà un’icona dei surrealisti ne portava due al guinzaglio a Venezia.
Siamo nei primi anni del ‘900 , l’animale è di moda.
Nel 1914, Cartier fa realizzare un dipinto ad acquarello dal pittore Georges Barbier “la dame à la panthère”, che rappresenta una signora elegante con ai suoi piedi una pantera nera come invito a una mostra di gioielli.
Jeanne Toussaint e le sue pantere
Il suo regno comincia rue de la paix nel 1933 , Jeanne Toussaint che conosce molto bene Louis Cartier da dieci anni, è nominata direttrice artistica della famosa maison di Parigi fondata nel 1847, è amica di Mademoiselle Chanel, ha creato per la stilista, una collezione di borse.
Jeanne Toussaint
Lei non è sposata, Louis Cartier, separato dalla moglie Andrée Caroline Worth nipote del genio della moda del Second Empire, intimidito dalla sua bellezza, è conquistato dal suo gusto, e dal suo intuito femminile .
Lei porta un po’ di colore e di fantasia nel mondo del nipote del fondatore, che è già una leggenda nel campo della gioielleria, amatore di pietre preziose, ha creato lo stile “guirlande”, poi art decò. Il loro legame sentimentale durerà fino alla morte di Louis nel 1942 .
Questa donna indipendente , non proprio demi mondaine ma un po’ emarginata perché ha rifiutato un destino di borghese, è ricca, i divani di casa sua sono ricoperti di pellicce di pantera, avrà sicuramente incrociato la Marchesa Casati Stampa di Soncino .
Nel 1917 è solo cliente, ordina un beauty case e ci fa mettere una pantera appoggiata sul coperchio.
Ci vorranno vent’anni prima che l’animale diventi un’ icona.
IL MOTIVO E IL REGNO DELLA PANTERA
Il motivo della pantera continua ad affermarsi nel corso degli anni nelle creazioni della Maison, le placche che vanno ad impreziosire borsette da sera si allargano e appaiono le macchie dell’animale sui gioielli.
Non è un caso se , nel 1914 e nel 1915 la tecnica di pavage quando si aggiunge l’onice al diamante viene usata per decorare due orologi, evoca il pelo del felino.
Ma come mai il team di orefici è in grado di realizzare felini così realistici?
Uno dei disegnatori della Maison Peter Lemarchand arrivato nel 1927, lavora in stretta collaborazione con Jeanne Toussaint , si reca regolarmente allo zoo di Vincennes per osservare la muscolatura e i movimenti della pantera .
Jeanne Toussaint
LA DUCHESSA DI WINDSOR
Nel 1947, è una celebrity che contatta la direttrice artistica , la Duchessa di Windsor, moglie di Edoardo VIII, che per lei ha rinunciato al trono d’Inghilterra, e che fa incidere un messaggio d’amore nei regali a Wallis , adora i gioielli al punto che ogni sua mise è studiata per far risaltare un pezzo importante, un modo per mettere a tacere le critiche. Grazie a lei diventa possibile portare gioielli anche di mattina .
I duchi di Windsor il giorno del loro matrimonio, il 3 giugno 1937 (Central Press/Getty Images)
The wedding of Duke of Windsor, Prince Edward and Mrs. Wallis Warfield was celebrated at the Cande Castle, France on June 3, 1937, near Tour. After the ceremony, the duke and “her grace” agreed with the posing on the castle terrace. Left to right: Mr. Hermann Rogers witness of Mrs. Warfield, duchess, Duke of Windsor, and Major Metcalf, first former king of England’s witness. (AP Photo)
Wallis Simpson possiede uno smeraldo cabochon rettangolare di 116,75 carati , diventa una spilla in oro, con una maestosa pantera dal pelo tempestato di macchie in smalto nero seduta sulla gemma.
Un anno dopo la duchessa si reca di nuovo da Cartier, questa volta le due donne si mettono d’accordo per far montare uno zaffiro Kashmir, cabochon di 152,35 carati, grande come una palla di ping pong, la duchessa vuole un’altra pantera interamente coperta di pietre preziose.
Il risultato è strepitoso, questo capolavoro che scelse di portare durante un evento dove era presente la famiglia reale ebbe un significato politico e estetico, fu per lei come una dichiarazione d’indipendenza.
Ordinerà altre due felini, il primo è a forma di bracciale, morbido, si arrotola intorno al polso , la seconda pantera è una spilla , i due modelli sono coperti di onice e diamanti.
Altre signore eleganti s’innamorano presto del felino nato nell’immaginazione di Jeanne Toussaint.
IL SUPERGATTO, la pantera di Jeanne Toussaint
Il Supergatto esercita sempre più fascino sull’alta società.
Dalla messicana Maria Felix, a Daisy Fellowes , mondana e direttrice di Harper’s Bazar , che si fa realizzare il felino nella posizione della pecora, simbolo dell’ordine cavalleresco della Toison d’or, la ricca ereditiera e filantropa Barbara Hutton passando per Nina Dyer, principessa e moglie dell’Aga Khan che nel 1958 commissiona il primo bracciale rigido con 2 teste di pantera in diamanti zaffiri e smeraldi e una broche progettata con elementi che si possono trasformare in orecchini.
L’animale iconico perenne, non finisce d’ispirare i creatori, alle volte è presente sul bracciale di un orologio dove è attaccato o si vede sul quadrante dipinto come una miniatura elegante e colorata. Ma la pantera è anche presente in una preziosa collezione di occhiali .
LA MAISON E IL SIMBOLO DELLA PANTERA
Spesso la Maison crea dei capolavori, nel 2018 fu realizzato un prezioso orologio in edizione limitata, in oro rosa e diamanti, sul quadrante, a ogni movimento del polso si riversa una pioggia di sfere d’oro lasciando apparire una testa di pantera , è derivato dalla tecnica antica della clessidra e frutto di 5 anni di lavoro.
Ma per segnare l’ingresso nel XXI esimo secolo, nel 2014, viene creato una forma stilizzata, sfaccettata della pantera che ritroviamo in eleganti anelli e bracciali .
E’ quello che i curatori della mostra fotografica a Milano, aperta in via Gesù, hanno voluto rappresentare con un modello fosforescente, strutturato in una mega statua dell’animale esotico.
Il visitatore è subito colpito all’ingresso da questo modello tridimensionale, maestosamente futuristico, che si stacca dal fondo rosso tradizionale della famosa Maison.
Quella che nella mitologia greca allattò Dioniso, portatrice di luce e nel medioevo, guardiana del mistero, simbolo di coraggio valore e potere ha sempre rappresentato la femminilità in tutti i suoi aspetti.
E se la donna è un enigma di cui non si ha la chiave, il panorama mediatico ha contribuito a diffondere questo mito.
Non solo nella gioielleria, ma anche nella moda, da Versace a Krizia ( chiamata la pantera del made in Italy), a Dolce e Gabbana, passando per Gucci e Cavalli, l’identità della donna e il suo stile sono strettamente connessi.
Sul catwalk, nella sua definizione felina, non finiremo mai di vedere sfilare la donna pantera , sinuosa, dal look animalier, che si distingue e combatte per i propri ideali.
LA MIA ELEGANZA : UNA FORMA DI APERTURA DELL’ANIMA.
di Michelle Kling Hannover
In un mondo di perpetuo cambiamento, folle e supersonico, l’eleganza può costituire una soluzione per sentirsi più sicuri.
L’elegante porta in se la propria stabilità, in ambienti dove è sempre più complicato superare la fragilità che alle volte deriva da aspetti poco soddisfacenti della propria vita .
Per proteggerci, basta mettere il pilota automatico, mantenere una rotta e una velocità costante, da poter modificare in qualsiasi momento se compaiono elementi nuovi .
Volendo superare il mitico concetto di Mademoiselle Chanel, ” La semplicità è la nota fondamentale di ogni vera eleganza”, forse la storia ci può aiutare a chiarire questa nozione soggettiva che varia con le diverse epoche .
Fino al ‘600 si parla di eleganza degli oggetti, in quel periodo è ancora associato al modo di muoversi e di comportarsi , quello che Saint Simon chiamava “il non so che ”
Siamo ancora nell’era delle leggi sontuarie che rendevano obbligatorio mettere un determinato costume secondo il proprio ceto sociale di appartenenza.
La rivoluzione francese , permette una libertà di ogni genere, e consente di trasgredire , Les incroyables e le merveilleuses ne sono l’esempio stilistico.
Dopo Lord Brummel e i dandy , bisogna aspettare l’800 con “il trattato della vita elegante” di Balzac, per cominciare a vedere l’aspetto fisico nell’eleganza.
Oggi quello che si vede all’esterno, deve rivelare tutto, ma non basta, perché questa stessa attenzione ai dettagli, deve essere tinta di disinvoltura, è cosi che nasce il termine “cool”. Il colore di una scarpa , l’outfit insolito di una tennista, o una clutch particolarmente originale catturano la nostra attenzione con la densità dell’apparenza, che permette a quelli che guardano di proiettarsi in attori o sportivi e imitarli. Non si vive più senza corsi di portamento , bonton , etiquette , strategia comportamentale, gli influencer hanno sostituito i blogger !
E cosi che il celebrity marketing diventa una manovra mediatica per imporre, attraverso l’immagine dominante, lo stile di un VIP, senza verificare se corrisponde veramente alla sua personalità.
Purtroppo il flusso informatico ha sostituito il flusso energetico, la parola d’ordine è sfoggiare , ostentare, con la massima libertà di scelta, senza una minima parte di mistero poetico che l’eleganza dovrebbe veicolare.
Questa possibilità di poter scegliere sempre, alle volte destabilizzante, raggiunge il significato etimologico della parola elegantia derivata da elegans, che sa scegliere, ex ligere, arriviamo cosi a nozioni di disponibilità mentale.
L’elegante, se è di alto livello, è quello che sa decidere se e come far passare un messaggio e far scoprire, a chi ne troverà la chiave, qualche aspetto del suo giardino segreto.
Scelta spontanea, poco calcolata per quadrare con i principi della sua personalità ma che passa per i meandri della seduzione.
Prima di passare al conto alla rovescia chiamato religiosamente e poeticamente CALENDARIO DELL’AVVENTO, vogliamo procedere a una leggera purificazione stilistica?
Lasciamo da parte il rituale degli obblighi, chili superflui, rompicapo per trovare i regali originali.
C’è chi dirà che i tempi sono duri, che la crisi non ci permette di rallegrarci nemmeno nell’ambito familiare.
Diciamo che si tratta di puri errore di giudizio dell’immaginario collettivo dove il know how è troppo formale, razionale e poco creativo !
Vi propongo due piccoli esercizi di stile :
1) contrastare lo spirito poco costruttivo di uno spread impazzito, per ritrovare l’autostima alterata da uno stile di vita che spesso snobba il piacere.
2) fare suonare le campane del pensiero positivo a festa per organizzare i preparativi delle lunghe feste.
Questa resistenza pilotata ci prepara anima e corpo a un atteggiamento più reattivo alle celebrazioni del fine anno e del buon inizio.
E ovvio che la soluzione non è nient’altro che un risorgimento produttivo a base di :
tartufo, tortellini, formaggi artigianali, carne e pesce nostrani, panettone, pandoro, divino amore , cassata, gianduiotti e fichi ricoperti di cioccolata, senza dimenticare la frutta e verdura terapeutica delle nostre terre e il tutto punteggiato da Franciacorta, Brunello,Vin Santo,Valpolicella, Cirò, Marsala ecc….. per provare al mondo che gli italiani non hanno perso la loro gioia di vivere.
La gioia di un popolo ingegnoso spiritoso, che si sa risollevare da qualsiasi situazione, si manifesta anche nel saper apprezzare la cultura come forma di espressione comunicativa, teatrale, musicale, letteraria, artistica e, questa stagione, non è mai stata cosi ricca.
Le feste servono a rimettere gli orologi all’ora giusta ma anche a ritrovare la magia dell’infanzia quando eravamo convinti che tutto era ancora possibile.
Andare a vedere il film non è solo un piacere estetico. Questo capolavoro, è capace d’incantare anche chi non è fanatico di storia, da un quadro politico sociale del lifestyle dell’aristocrazia britannica negli anni ’20 e ’30 prima di un’importante crisi economica annunciata.
E ci si tuffa nelle scene e decori che fanno da contorno ai personaggi minuziosamente studiati che sembrano entrare e uscire con una disinvoltura calcolata .
Dove l’erba è più verde e i costumi più glamour che altrove, le storie di famiglia non fanno in tempo ad essere raccontate, tanto prevale l’immagine della famiglia Crawley quando le Loro Maestà il re e la regina sono ospiti al castello.
Politica e savoir vivre si separano per ricomporsi, in una parata militare dai dettagli sorprendenti e nel ballo finale. Noblesse Oblige.
Nell’immaginare l’apparato e i retroscena di un tale colosso, ricordiamo che il cast racconta di essersi divertito a scoprire nuovi aspetti di personaggi già presenti nelle puntate trasmesse in televisione di Downton Abbey.
E importante notare che l’autore Julian Fellowes che ha scritto storie simili, ha curato personalmente la regia del film.
Vi posso assicurare della qualità dei dialoghi, tradotti benissimo (per averlo visto anche in lingua originale), dalle battute di Lady Violet ai discorsi spiritosi della servitù.
Mi viene in mente la similitudine degli ambienti della stessa epoca, leggendo “La storia di Lady Catherine”. E’ una ricca ereditiera americana, che entra nella famiglia dell’attuale conte discendente della famiglia, scritto da Lady Carnavon, sua moglie, e proprietari di Downton Abbey.
DURANTE I SALDI, SALDATE insieme SAGGEZZA E FANTASIA !
di Michelle Kling Hannover
Dalla semplice spesa quotidiana allo shopping durante i saldi , il bon ton aiuta a vivere meglio.
Salutare quando si entra in un negozio, ma anche quando si esce anche senza avere acquistato niente ; non mettere in causa le competenze del personale; impedire ai bambini presenti in una struttura commerciale di non comportarsi come fossero in un parco giochi, sono alcune delle regole del savoir vivre di oggi e di sempre.
Ognuno avrà cura di aspettare il proprio turno..non impazientirsi alla cassa se le macchine non funzionano. Meglio non insistere sulla qualità scadente di un prodotto, si rischierebbe di passare per maleducato. La negatività non è di buon gusto.
Durante i saldi l’affluenza ci lascia poco tempo per riflettere, teniamo sempre presente gli abbinamenti possibili di un capo e come inserirlo nel guardaroba e nella vita che conduciamo, in quale occasione potrebbe servire.
E’ difficile non farsi prendere dalle emozioni , e non facciamoci ingannare dai prezzi bassi e da oggetti inutili e presentati armoniosamente grazie al visual merchandising.
Chi non ha mai sognato di trovare l’accessorio ammirato in vetrina e ritrovarlo a prezzo scontato alcuni mesi dopo? E’ bello costruirsi un look tanto desiderato , basta non essere tanto schiavi della moda.
Ai giorni d’oggi il vintage non scandalizza più anzi è diventato un pregio. Personalmente ,( e la mia confessione va contro il marketing) il 50% che si trova nei miei numerosi armadi proviene dai saldi , compreso le sontuose toilette di alta moda.
Ragazzi di tutte le età, in questi tempi di crisi, vi consiglio di acquistare capi quanto più basic per poi aggiungerci un accessorio fashion anche per distinguersi dalla massa .
Il mio Job Club e’ iniziato circa un paio di mesi fa e si e’ svolto in QF, un co-working creato da due giovani neo mamme.
Casualmente, o forse no, il gruppo che si e’ presentato fin dalla prima sera era formato da donne, tranne un giovane che alla volta successiva ha ben pensato di non ripresentarsi. Unico uomo in mezzo a tanto gentil sesso si sara’ sentito un pesce fuor d’acqua. I nostri incontri settimanali sono stati decisamente unici e incredibili, man mano che si procedeva in questo percorso mi rendevo conto di un gruppo unico e molto forte. Competenze di elevato livello, donne e mamme dai 50 anni in giu’, li, insieme, per cambiare o cercare un lavoro; in ogni caso alla ricerca di una propria dimensione non solo professionale.
La nostra guida Daniela Tidone della Scuola triennale di counseling – Sistema Eduzione ha condotto il “gioco”, i test, le analisi. Quante volte ci ha detto quanto la scuola di counseling le ha cambiato la vita. Non faccio fatica a comprenderlo.
Il percorso si snocciola di volta in volta non solo nello spiegare come si fa un curriculum o un colloquio di lavoro. Notizia assai interessante, ma non il cuore della questione o della situazione da tutte noi vissuta.
Nella realtà siamo state invitate, una per una, a cercare non solo un nuovo lavoro, un nuovo settore nel quale inserirsi anche a 50 anni, ma a conoscerci meglio e a verificare se attraverso competenze messe sul piatto, anche non lavorative, ci fosse qualcosa che ci illuminasse lo sguardo come quando si pensa ad un sogno, si pensa a qualcosa che appaga.
Ecco quindi che si stravolgono le aspettative e le si proietta in campi che mai ci saremmo aspettate di voler esplorare. Bellissimo anche il desiderio di volersi aiutare l’un con l’altra.
Così abbiamo creato una sorta di Banca Ore attraverso la quale ognuna ha messo a disposizione del gruppo le proprie competenze e, previo accordo, avrebbe potuto approfondire o capire o imparare qualche competenza delle altre per procedere nella ricerca del nuovo lavoro. Oppure avrebbe potuto analizzare qualche argomento utile alla propria vita.
Il gruppo ha subito qualche abbandono, ma il nucleo, presente fin dalla prima sera, ha continuato sempre più coeso e unito, con intese inaspettate e feeling che si stanno consolidando.
Oggi riflettevo sul valore di questo percorso che sta dando dei frutti non indifferenti e non soltanto nella ricerca del lavoro.
il Job Club ha come scopo quello di mettere insieme persone diverse che uniscono le proprie energie in un momento dove la ricerca del lavoro può essere difficile, avvilente castrante angosciante e deprimente.
Un vecchio detto dice “L’unione fa la forza”. E’ vero!
Condividere le proprie esperienze, o angosce , o difficoltà fa sentire meno la solitudine di un periodo difficile. Discuterne insieme, aiuta a cercare insieme alternative. Cio’ che non viene in mente a te può venire ad un altro. L’esperienza dell’altro può suggerire soluzioni a te.
Non so per quale motivo ma spesso, in questi ultimi mesi, questo Job Club mi ricorda quando sono rimasta in cinta di Veronica, la mia prima figlia. Non ci si rende conto di aspettare un bimbo fino a quando non si muove per la prima volta dentro di te. Tutti dicono che quel movimento assomiglia alle farfalle nella pancia dopo un colpo di fulmine. Non e’ così. In quel caso senti che sono i tuoi organi che si muovono e provocano quello sfarfallio. Mentre quando e’ un bimbo, ci si rende conto che e’ altro da te che si muove all’interno di te e il fruscio leggero, appena accennato e’ la prima consapevolezza che stai portando dentro di te un altro essere umano che ti appartiene, almeno fino al parto.
Potresti parlarne con molte donne, anche tua madre che ha sentito te per la prima volta in modo analogo, ma non sara’ mai come l’hai sentito tu. Con il secondo, il primo movimento e’ stato totalmente diverso. Comunque in quel meraviglioso viaggio avventura, inevitabilmente, mi sentivo sola e quella sensazione non mi piaceva, nonostante fossi affascinata ogni giorno da un miracolo così incredibile come una gravidanza, per giunta la prima.
Mi iscrissi ad un corso pre-parto di acquagym e solo lì riuscii a condividere ogni minuto di quella fantastica avventura, con gli stessi entusiasmi e le stesse paure e, quando abbiamo partorito, siamo rimaste amiche continuando a condividere argomenti di genitori e figli, l’adolescenza, la maturità, l’università continuando a scambiarci informazioni e a confrontarci.
Così percepisco questo Job Club, nato per la necessita’ di essere aiutata a trovare la strada e gli strumenti per reinserirmi nel lavoro e adesso lo sento come la nascita di una nuova vita. All’inizio mi dicevo mha! Servirà a qualcosa, dove mi porterà.
Mi sta portando in situazioni che mai avrei lontanamente immaginato. Mi sta conducendo in ambienti nuovi, contatti interessanti, la disperazione dell’inizio e’ totalmente cambiata mutandosi in nuovi entusiasmi e scoperte.
Qualcuna di noi ha cambiato lavoro, qualcuna sta elaborando come migliorarlo e come farlo evolvere affinché le calzi meglio addosso,qualcuna con il supporto della competenza di un’altra sta avviando un nuova strada, qualcuna sta cercando di focalizzare che direzione deve prendere nel prossimo futuro.
Tutto ciò e’ grandioso e, aggiungo che, mentre la società lavorativa ti fa sentire emarginato per eta’, perché non ti e’ stato rinnovato un contratto, perché sei stato all’estero per 1 anno o perché hai un curriculum variegato e vieni considerato un’inconcludente o poco affidabile, questo percorso rafforza le capacita’ di ognuno, rende giustizia alla personalità di ognuno, rimettendolo al centro dell’attenzione per il suo stesso valore; insomma energia pura che ricarica le pile.
Così con il gruppo, abbiamo deciso di vederci anche fuori dal co-workng che ci ospita, di frequentarci e continuare a confrontarci cercando di aiutarci.
Mai avrei immaginato che sabato scorso potessimo organizzare una delle cose che più mi rimarranno in mente di questa avventura.
Minacciava temporale ma avevamo organizzato un Picnic serale per stare insieme un paio d’ore, dopo aver cercato varie soluzioni e avendo il desiderio comunque di trovare un posto tranquillo ed economico.
Francesca ha messo a disposizione una pagnotta di pane nero e cereali e ben due bottiglie di vino bianco da lei imbottigliate. Il resto del gruppo ha portato qualcosa che accompagnasse quel meraviglioso pane.
Ma dove?
Dopo vari messaggi e ipotesi, Francesca ci ha ospitato sul suo balcone all’ottavo piano da cui si vedono le montagne .
Ha apparecchiato per terra con un telo rosso e cuscini giganti, e in 2 mq di spazio ci siamo godute la serata.
Niente pioggia ma una gradevole brezza, un cielo limpido e un tramonto meraviglioso che calava sulle montagne in lontananza. Pane, vino, creme di formaggi, bruschette …uno spettacolo.
Un picnic su quel balcone che non dimenticherò mai grazie al Job Club.
4 donne, nuove amiche nella stessa barca, nelle stesse necessita’, piene di ricchezza interiore e competenze in campi diversi, ma spontaneamente ritrovate per il piacere di unire le forze e conoscerci meglio.
Il Job Club mi ha permesso di entrare in contatto con il Self Empowrment di Massimo Bruscaglioni e il Conseling di Maria Cristina Koch, con sistema Eduzione e Monica della Giustina e La Casa di Vetro.
Sto conoscendo persone ricche di umanità, positive, in gamba e pronte ad essere di supporto per un consiglio o un confronto. Chissà cos’altro mi aspetta.
Se penso a qualche mese fa, quando ero disperata, mi guardo indietro e con grande gioia vedo quel periodo lontanissimo e mi sento piena di nuove speranze e avventure da scoprire.
Anche solo per questo il Job Club ha fatto effetto.
Sempre più spesso sono circondata da amici che a 50 anni o giu’ di li’ si trovano all’improvviso senza lavoro. Il momento economico che stiamo vivendo e’ drammatico. Aziende che chiudono, licenziamenti a tappeto, fabbriche dimezzate, negozi chiusi .… tanti a casa!!!
Avvilente. Dopo una vita di lavoro, un’esperienza acquisita, una maturità, un senso del dovere e di responsabilità, competenze assimilate e costate tanti sacrifici …… diciamocelo, il mondo del lavoro attuale, isola. Sembra quasi che per la società le competenze non valgano un granché. All’estero non e’ così, per i senior c’e’ enorme rispetto. Per questo molti scappano dall’Italia, meraviglioso paese per gli stranieri! Non più per noi.
Meglio spremere un giovane neo, anche senza neo, laureato in stage sottopagati ( a stento un rimborso spese) facendogli fare di tutto e di più rimandandolo a casa, la sera, stremato. Forse un rinnovo di stage, stesse condizioni sopra descritte, e poi …….. Poi forse un contrattino.
Nel frattempo il 50 enne cerca disperatamente lavoro e manda CV senza nemmeno uno straccio di risposta, un grazie o un “crepa”.
Will Smith – La ricerca della felicita’- Quando ottiene il lavoro
Si iscrive nelle liste di disoccupazione, dove ha l’obbligo di successiva iscrizione alla DID, disponibilità immediata al lavoro ( presumo qualsiasi esso sia). Fatto questo e’ obbligato ad iscriversi ad uno degli enti accreditati dalla Regione Lombardia, pensando di trovare lavoro; pensa che mandando il CV sarà inserito in una banca dati dove spera che domanda e offerta, prima o poi, s’incontrino.
Niente di tutto ciò.
La maggior parte degli Enti ha intascato la quota della Regione ma in realtà non offre alcun servizio, al momento non hanno nulla! La restante parte fa formazione. Oh! Fantastico, almeno e’ qualcosa.
La domanda però e’ la seguente:
Un 50 enne, laureato, con un’esperienza lavorativa di tutto rispetto, oppure un qualsiasi altro operatore in qualsiasi settore, anch’esso con anni di esperienza sulle spalle, rimasto senza lavoro, cosa se ne fa di un corso di formazione? La sua formazione l’ha bella che fatta, con l’esperienza, con un titolo di studio messo in pratica in stage passati, corsi specialistici e master .
Ma e’ necessario che rifaccia a 50 anni un’altra formazione, pagata dalla regione (per carità tanto di cappello ai fondi messi a disposizione) ma se il povero 50 enne cerca lavoro come può perdere del tempo utile per fare formazione. La vita a Milano e’ la più cara in Italia, una liquidazione dura molto poco, salvo quelle liquidazioni da urlo che non necessitano la ricerca di un nuovo lavoro o un’iscrizione alla disoccupazione.
Cercare, trovare un impiego, scrivere un CV, una lettera di presentazione e’ un lavoro vero e proprio e sicuramente comporta molte energie e parecchio tempo. Auto promuoversi comporta altrettante delusioni e perdita di fiducia tanto da mandare in crisi anche il più forte, fa cadere in depressione anche il più tenace. E quanti ce ne sono, ahimè!!!!!
Detto ciò mi sono imbattuta in qualcosa che nemmeno sapevo potesse esistere.
Un bel progetto finanziato dal Comune di Milano, utile ovviamente a chi non ha fretta di trovare lavoro: JOB CLUB
Il progetto Job Club è nato nel 2013 come iniziativa no-profit di due professionisti. Negli anni, grazie soprattutto al passaparola, il progetto ha coinvolto enti pubblici (Comune) e privati sempre di maggiore importanza, aiutando migliaia di persone a trovare lavoro insieme. L’obiettivo e’ la possibilità di cambiare e far ripartire il mercato del lavoro italiano e di dare nuove opportunità a chi cerca un posto di lavoro.
Perche’ funziona Job Club
Gli ideatori del progetto:
Nicola Giaconi
Psicologo e career coach, autore di libri sulla scelta e la ricerca del lavoro quali “Trovare il lavoro che piace“, “Trova il tuo lavoro” e “Scegli la tua professione”. È co-autore con Riccardo Maggiolo del libro “I soldi leggeri” e creatore del sito di bilancio delle competenze Job Design. Ha collaborato con numerosi enti e istituzioni in tutto il territorio italiano: da venticinque anni aiuta le persone a cercare e trovare lavoro.
Progetto Job Club.
incontro di presentazione dell’iniziativa 04 maggio 2016
Il Comune di Milano sostiene questo progetto. Chi entra in Job Club per cercare lavoro riceve supporto, consigli, sinergie con altri nelle sue stesse condizioni, non si sente perso e solo,ritrova la voglia di rinnovarsi e di riproporsi. A buon bisogno riesce a trovare il lavoro che lo soddisfa. Ma soprattutto crea nuove relazioni, assorbe dagli altri esperienze e conoscenze nuove.
Crea una Rete
Oggi e’ tutto rete e in rete, persino il successo incredibile dei network marketing di ultima generazione che viaggiano sul passaparola e sul creare rete.
Job Club è tutto…..totalmente gratuito. Tutte le persone coinvolte in questo progetto, dai trainer ai fondatori ,forniscono il loro lavoro e servizio gratuitamente portando le proprie competenze per il desiderio di cambiare le cose e offrire un’altra opportunità, per ricreare un tessuto sociale,un supporto attivo al lavoro di tutti junior, over, senior senza discriminazioni.
12 le sedi a Milano dove potersi iscrivere, secondo orari e logistica comoda al singolo. Bisogna provare!!!!!
Se si ha la fortuna di trovare un lavoro che piace, non lo si considera più un lavoro ma una passione.