“LA GUERRA TOTALE”. COSA HA FATTO QUEST’UOMO

“LA GUERRA TOTALE”. COSA HA FATTO QUEST’UOMO

Casa di Vetro in via Sanfelice, 3 a Milano,

 Progetto History & Photography

“LA GUERRA TOTALE”

COSA HA FATTO QUEST’UOMO

Cosa ha visto quest’uomo, cosa ha fatto, cosa e’ stato costretto o ha voluto o dovuto fare? Si è difeso, e’ stato aggredito? E’ sporco di fango o di sangue…

E’ un uomo morto, morto dentro e per il resto dei suoi giorni, da qualsiasi parte stia, ovunque vada e se avrà un futuro, moglie, figli. E’ comunque morto!

“LA GUERRA TOTALE”. COSA HA FATTO QUEST’UOMO
“Soldati tedeschi dopo uno scontro in strada. In mano uno ha una pistola Luger e un’accetta usata per il combattimento corpo a corpo” gennaio – febbraio 1943 Novorossijsk, URSS (Russia) Autore sconosciuto Archivio sconosciuto Fonte Reddit.com

 

LA MOSTRA

Bellissima e coinvolgente questa mostra che racconta la seconda guerra mondiale, curata da Alessandro Luigi Perna e prodotta da Eff&Ci – Facciamo Cose, si inserisce all’interno del progetto History & Photography.

Il secondo conflitto nelle più belle e iconiche fotografie del National Archives and Records Administration e della Library of Congress, che a loro volta conservano immagini delle collezioni della US Navy, dell’US Marines Corp, dell’US Army e altri.

E’ rivolta a tutti, a scuole e università, le immagini sono visibili via web (anche una volta terminata l’esposizione) sia ai professori per fare lezione in classe in autonomia che ai privati per l’home vision –  due nuovi servizi che rendono il progetto H&P all’avanguardia in Italia.

E’ una mostra raccontata attraverso gli occhi umani di chi guarda, chi ricorda, chi ha approfondito studiando immagini e fatti.

L’essere umano in tutte le sue sfaccettature compresa la crudeltà che ha coinvolto interi popoli e nazioni. Alcune immagini possono essere simili ma solo a significare che l’eccidio non e’ avvenuto in un sol luogo, in un solo campo, in un sol ghetto, su un solo treno. Ovunque e non solo in Germania e non solo tra gli ebrei.

 

“LA GUERRA TOTALE”. COSA HA FATTO QUEST’UOMO
“Questo bambino terrorizzato era quasi l’unico essere umano rimasto vivo nella Stazione Sud di Shanghai dopo i brutali bombardamenti giapponesi”
28 agosto 1937 Shanghai, Cina Autore H. S. Wong (1900–1981) © courtesy U.S. National Archives and Records Administration

Lo scempio umano è reso tangibile dalla scelta delle immagini dove si coglie, attraverso lo sguardo di un uomo, un bambino, una donna anziana, il vuoto, la paura o il nulla totale in occhi vitrei. Persone annientate nell’anima, nel corpo, nella dignità.

“LA GUERRA TOTALE”. COSA HA FATTO QUEST’UOMO
“Due sconcertate signore anziane si trovano tra le rovine spianate dell’ospizio che era stato casa loro fino a quando Jerry (*) non ha lasciato cadere le sue bombe. La guerra totale non conosce limiti. L’ospizio è stato bombardato il 10 febbraio a Newbury, Berkshire, in Inghilterra” (*) Soprannome utilizzato nei paesi anglosassoni per i Tedeschi 11 febbraio 1943 Newbury, Berkshire, Inghilterra, Gran Bretagna Autore sconosciuto o non fornito © courtesy Franklin D. Roosevelt Library Public Domain Photographs, 1882 – 1962 Collection/ U.S. National Archives and Records Administration.

DOMANDE ESISTENZIALI

Splendida la descrizione e introduzione di Alessandro Luigi Perna, curatore della mostra, che pone alcune domande scatenate dallo studio , dalla ricerca e dalla scelta delle immagini, ma domande sull’animo umano che tutti dovremmo porci, oggi più che mai.

“È stato moralmente giustificabile l’utilizzo da parte degli Americani della bomba atomica contro il Giappone? È stato eticamente corretto processare nazisti e fascisti (gli sconfitti) per i loro crimini? E poi condannarli a morte uccidendoli per impiccagione e fucilazione? E a che fine avere memoria oggi dei fatti criminali di allora? Solo per ricordarsi quanto il mondo può essere violento? Oppure per trarne una qualche forma di lezione? E quale lezione si può trarne? La violenza dei totalitarismi fascisti e nazisti è stata sconfitta con le armi: c’è un’altra via possibile se la cultura e l’educazione ai principi dei diritti umani non bastano? Tutte domande oggi terribilmente di attualità che attendono ancora non solo delle risposte definitive ma anche un sistema morale ed etico coerente che sia in grado di produrle.” Alessandro Luigi Perna

 

“LA GUERRA TOTALE”. COSA HA FATTO QUEST’UOMO
“Una donna tedesca esce da un edificio in fiamme a Siegburg, in Germania, trasportando con sé alcuni dei suoi beni. Il fuoco è stato acceso da un sabotatore nazista” 13 aprile 1945 Siegburg, Germania Autore sconosciuto o non fornito © courtesy U.S. National Archives and Records Administration

 

“LA GUERRA TOTALE”. COSA HA FATTO QUEST’UOMO
“Con l’immagine lacerata del Führer accanto al suo pugno chiuso, un generale della Truppe d’Assalto Popolari giace morto sul pavimento del municipio. Si è suicidato piuttosto che affrontare le truppe dell’esercito americano che hanno conquistato la città il 19 aprile 1945″ 19 aprile 1945 Lipsia, Germania Autore sconosciuto o non fornito © courtesy U.S. National Archives and Records Administration

Sarebbe d’obbligo portare classi intere a sentir raccontare la storia attraverso queste immagini e, ancor più, sentirla narrare da un appassionato Alessandro Luigi Perna, curatore,  e Federica Candela, produttrice,  della mostra. Quando accoglie i visitatori introduce  con enfasi e coinvolgimento emotivo incredibile per quanto sia stato rivelatorio e sconvolgente studiare e creare la mostra stessa. Mai il suo tono, il suo atteggiamento scende di tono, di ora in ora, di visitatore in visitatore.

LA MOSTRA NELLA MOSTRA

Alla mostra si aggiunge un’altra mostra, riservata e offerta solo a chi decide di vedere immagini più crude raccolte in un album a parte.

Ecco, guardando quell’album, molto ben realizzato, benché abbiamo già visto tanto, son rimasta incredula e sconvolta  a quanto ancora di crudele si potesse fare a bambini, uomini, donne e anziani. Non riesco a togliermi dalla mente quegli occhi, la mancanza di reattività.

Follia della crudeltà e poi qualcuno ancora sostiene che tutto ciò non e’ mai esistito.

Assolutamente da vedere.

“LA GUERRA TOTALE”

COSA HA FATTO QUEST’UOMO

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HUMAN RIGHTS: LA FOTOGRAFIA PROTAGONISTA DELLA STORIA DELL’ONU

HUMAN RIGHTS: LA FOTOGRAFIA PROTAGONISTA DELLA STORIA DELL’ONU

HUMAN RIGHTS: LA FOTOGRAFIA PROTAGONISTA DELLA STORIA DELL’ONU

Il 10 dicembre  1948 si e’ firmata la dichiarazione universale dei diritti umani.  A distanza di 70 anni da quella firma si e’ inaugurata la Mostra  HUMAN RIGHTS LA STORIA DELL’ONU (E DEL MONDO) nelle più belle immagini dell’archivio storico fotografico delle nazioni unite per il progetto history & photography, la storia raccontata dalla fotografia.

Casa di Vetroin via Sanfelice, 3 a Milano, apre le porte al pubblico per far conoscere la storia dell’Onu, e di conseguenza del mondo utilizzando come mezzo  le piu’ belle immagini della United Nations Photo Library.

La storia e’ raccontata dalle immagini identificative di vicende delle Nazioni Unite per episodi salienti rientrando nel progetto History & Photography

Geniale l’organizzazione che permette di pagare il biglietto (€ 5,00) una sola volta e tornare a godere della storia e delle immagini ogni volta che si vuole fino al 22 giugno 2019.

Gli argomenti, gli episodi son talmente tanti che non basta una visita sola. Inoltre e’ un periodo storico poco approfondito nelle scuole o indirizzi di studio, ed avere la possibilità di tornare, e tornare ancora, permette di poter studiare a fondo un periodo storico contemporaneo ed importante per la societa’ umana e politica di oggi.

Così si puo’ fare una prima visita, guardare una panoramica , farsi colpire da un’immagine che racconta uno specifico episodio, appuntarselo e poi tornare a scoprire qualche altro momento d’interesse per poi approfondire anche quello.

E’  fantastico l’allestimento dietro il quale c’e’ un lungo lavoro di ricerca sia d’immagini che di fatti; il percorso e’ studiato cronologicamente e  rappresentato da fotografie d’archivio in bianco e nero per terminare, con fotografie a Colori.

Ogni fotografia e’ accompagnata da una didascalia che descrive brevemente l’immagine, la data un titolo, ma quando varchi la soglia della mostra viene consegnato un libretto integrativo che arricchisce le didascalie spiegando piu’ dettagliatamente quella foto e quel relativo episodio.

Questo penso sia stato il lavoro più prezioso.  Basterebbe fare un giro senza quel libretto per capire che si potrebbe uscire bersagliati da tante immagini e date e, per quanto apprezzabile la scelta delle splendide fotografie, si rimarrebbe un po’ disorientati. Quel piccolo volume storico che spiega piu’ a fondo cosa rappresentano le immagini e il percorso iconografico ha un valore di studio  e di immediato approfondimento da poterlo ulteriormente analizzare.

La storia dell’Onu e del mondo contemporaneo e’ rappresentata dalle immagini che raccontano vicende dal 1945 fino ad oggi con missioni militari e civili in cui l’ONU e’ stata protagonista evolvendosi al passo con gli accadimenti storici.

Per come e’ allestito lo spazio piu’ che una mostra e’ un’immersione nella storia, quella piu’ vicina a noi e che spesso e’ conosciuta da pochi esperti.

 Inoltre c’e’ un archivio dedicato alle mostre precedenti raccolte  in grandi cataloghi plastificati che permettono, in totale liberta’, di consultare le mostre precedenti. Il visitatore gode piu’ e piu’ volte  della mostra ogni volta che lo desidera attraverso le immagini accuratamente scelte, e gli appassionati di fotografia possono apprezzare anche la storia della fotografia e la sua evoluzione.

Curata da Alessandro Luigi Perna  e prodotta da Eff&Ci – Facciamo Cose   la mostra e’ composta da  una sessantina di  immagini in bianco e nero e a colori per raccontare la storia attraverso le immagini, che a parer mio, e’ il modo migliore per un impatto mentale – emotivo che non si disperde nel tempo. A maggior ragione oggi giorno in cui tutto e’ così rapido e veloce,  una fotografia rimane nella mente  se colpisce e, in questo caso, ci sono molte immagini che colpiscono davvero!

 Sono previste visite guidate e foto proiezioni per le scuole di Milano, ma e’ interessante e innovativo che le scuole di tutta Italia possono utilizzare in classe le fotografie  della mostra, anche quando la mostra chiudera’ i suoi battenti per mettere in pista un altro progetto, visionandole in Slide-show su lavagne digitali attraverso una connessione web, un link riservato e una password.

La scuola diventa digitale e connessa e il progetto History & Photography  diviene un unicum in Italia e forse nel mondo.

Un po’ di rassegna stampa:

Corriere.it

Lifegate

Dailycases

Arte.it

La Stampa

Avvenire

National Geographics

Rai Scuola

Sky Tg24 video

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SGALLERY, L’ARTE NELLO SPAZIO IN DIVENIRE

SGALLERY, L'ARTE NELLO SPAZIO IN DIVENIRE

SGALLERY, L’ARTE NELLO SPAZIO IN DIVENIRE

Second Gallery di Expowall, è il secondo spazio espositivo di Pamela Campaner e Alberto Meomartini  e curato da Andrea Albanese dedicato alla fotografia, all’arte, al design e al vintage.

Uno spazio che cambia totalmente ogni tre mesi per renderlo sempre nuovo attuale in continuo rinnovo e movimento. Sono in vendita tutti gli oggetti  esposti non solo le immagini ma anche i componenti e i complementi d’arredo in cui sono immerse le fotografie. E’ un nuovo concetto di vivere l’arte, poterla apprezzare e acquistare. Un grande salotto dove ti siedi e consulti un libro, ascolti musica con casse bluetooth alimentate da petrolio come le vecchie lampade di una volta.

Il titolo dell’attuale allestimento fino a fine febbraio Unexpected Beauty” è una collettiva fotografica in cui le immagini sulle pareti incontrano l’arte moderna ed etnica: ci sono alcune immagini di Romano Cagnoni, Pietro Donzelli, William Batsford, Simone Sbaraglia, Giulio Cerocchi, Nicola Carignani.

 

L’obiettivo di questo nuovo spazio all’interno de La Casa di Vetro immerso in un’architettura industriale a Milano e’  sviluppare e potenziare l’eredità della fotografia. Il risultato è uno spazio che sembra  una casa, un salotto culturale che diventa galleria d’arte e insieme  concept store , dove gli artisti ospitati non restano bloccati alla galleria fine a se stessa ma convivono.

Le pareti cambieranno colore in base a nuovi allestimenti e mostre e temi,  così che ogni volta che ti capitera’ di passare da quelle parti non troverai mai lo stesso ambiente e le stesse opere. Ogni volta sara’ una storia nuova.  Pamela Campaner, Alberto Meomartini e Andrea Albanese racconteranno, con il loro coinvolgente entusiasmo, quanto l’arte debba essere alla portata di tutti.

Le fotografie della collezione sono sapientemente abbinate ai dipinti di Albanese, ma ci sono anche oggetti etnici assai curiosi poltrone vintage e vecchie radio posizionati con abilita’ e raffinatezza in mezzo ad opere di artisti che fanno dell’artigianato la loro arte. Come i bottoni o il  Bouquet di  Cinzia Mauri.

SGallery  esprime la voglia  di una galleria di casa, con uno stile smart, qualcosa di divertente e curiosa ed economicamente fattibile , per disperdere l’idea che l’arte,  la fotografia artistica, il complemento d’arredo e il vintage è per pochi privilegiati.

Come dice Pamela Campaner, “La fotografia è mista e abbinata a mobili, oggetti vintage, pezzi di design, sculture e dipinti. L’idea era di creare una vera e propria galleria di casa con un cenno a tutto ciò che riguarda lo stile di vita in generale “.

L’allestimento e’ stato curato e manualmente eseguito da Andrea Albanese e dal suo occhio artistico, che ha suddiviso gli spazi aperti con grande gusto, ogni tanto qua e la’ un suo quadro, rigorosamente senza titolo. Ha l’aria di un uomo libero, uno sguardo profondo e saggio, realizzato nelle sue forme d’arte piu’ svariate complesse e semplici.

Ruba la frase a Picasso:”Quando l’ispirazione arriverà, mi troverà lavorando” …..e’ quello che gli ho visto fare durante l’allestimento.

Ama i materiali di recupero, per ridare vita a ciò che si butta o che non si vuole più.

Non c’e’ da stupirsi quindi di entrare e rimanere affascinati, fare un primo giro e poi farne un altro, soffermarsi, riflettere, pensare e farsi attrarre da ogni oggetto. Avvicinarsi, guardarne le forme, i colori, i soggetti. Rifare ancora un altro giro e….. stare.

 

 

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SPOSTARE I LIMITI SENZA ROMPERLI

SPOSTARE I LIMITI SENZA ROMPERLI

SPOSTARE I LIMITI SENZA ROMPERLI

Fiato alle donne per le donne, un suono soave per le mie orecchie.

Mica facile spostare o esplorare i limiti, confini, barriere, demarcazioni, senza rompere tutto. Una bella impresa, e di impresa vi racconto, e i limiti non si sono rotti, anzi .

Giovedì  26 gennaio alla Casa di Vetro c’e’ stata la presentazione del libro “ESPLORARE I CONFINI”  di Luisa Pogliana, esperta ricercatrice e scrittrice sociologica. Collabora con riviste professionali approfondendo il tema del management femminile e il lavoro delle donne sulla base della propria esperienza professionale come donna e manager.

Con lei all’incontro Maria Emanuela Salati , responsabile Formazione, Sviluppo e Welfare, ATM Milano e Marcella Mallenpresidente di Prioritalia per raccontare le loro esperienze in azienda.

SPOSTARE I LIMITI SENZA ROMPERLI
Maria Emanuela Salati , responsabile Formazione, Sviluppo e Welfare, ATM Milano e Marcella Mallen, presidente di Prioritalia. Luisa Pogliana e Maria Cristina Koch

Aria nuova nelle aziende quindi, portata dalla visione più aperta femminile. Non e’ una questione di conflitto tra uomo, che ha sempre ricoperto un ruolo di comando, e donna, ma una questione di mentalità più aperta per apportare innovazione ai principi usuali del management.

Alcuni uomini iniziano ad accogliere le innovazioni femminili e ad avere un occhio più attento, una sensibilità più attiva a comprendere alcuni importanti cambiamenti. Quando questo sodalizio riesce a combinarsi ne guadagna l’azienda.

Uno dei temi sensibili e’ per esempio la maternità.

Far capire e valutare i costi di una donna introdotta a livelli manageriali che deve abbandonare il lavoro temporaneamente per maternità quanto costerà all’azienda?

E’ assolutamente fondamentale valutare in termini economici e capire che sostenerla e favorire il suo rapido ritorno costa meno all’azienda che ricominciare da zero con un’altra donna: perciò mettere a stretto confronto costi-benefici . Perché? Molte, diventate mamme, non ritornano al lavoro per mancanza di servizi. E il lavoro di queste donne? La loro esperienza, formazione, capacità, potenzialità, motivazione costruita in anni che fine fa’? Finisce nel nulla tanto quanto il valore dell’azienda stessa che la perde per sempre. Dovrà l’azienda ricostruire quel tessuto femminile sul quale aveva investito e ricominciare da capo.

Quando questo supporto alla maternità si e’ verificato in un’azienda il rientro al lavoro è stato elevatissimo e in tempi limitati e l’azienda ne ha beneficiato totalmente, oltre a rendere la Neo-mamma una donna realizzata, che darà tutto  ai colleghi , ai collaboratori e all’azienda stessa.

Nel dibattito e’ emersa un’altra situazione che ha raccolto tutto il mio consenso e mi ha affascinata per quanto potesse risultare fin banale, ma geniale e a cui pochi avrebbero avuto il coraggio di pensare, perché inusuale. E’ proprio l’inconsueto che potrebbe veramente rovesciare una situazione.

Nel caso, in un’azienda piena di stranieri addetti principalmente a magazzinieri o lavori manuali sono stati fatti dei test per conoscere le competenze di ognuno. Si e’ scoperto che tra loro molti conoscevano 3/4  lingue, oppure alcuni erano laureati in discipline molto particolari ma non riconosciute in Italia. Bene, a queste persone sono state cambiate le mansioni sfruttando al meglio le loro specifiche competenze e posizionandoli in categorie piu’ attinenti alle loro caratteristiche.

L’azienda ha avuto un rilancio incredibile. C’e’ stato un ribaltamento, un’energia nuova, una vitalità dilagante e un entusiasmo che non potevano che apportare nuova linfa. Fatturato in miglioramento, nuovi posti di lavoro….pare poco?

I modelli rassicuranti e consolidati sono stati rovesciati dalla realtà’ evidente e dall’innovazione di favorire quella realtà diverse per ogni azienda. E’ un modo di pensare libero da cui può nascere il nuovo.  Partire dalla realtà, non confinarsi nei modelli stantii.

Queste nuove manager sono autodidatte, apprendono mentre agiscono.

Del resto io penso che la società di oggi dovrebbe incanalarsi in questa direzione dando spazio soprattutto alle donne che hanno caratteristiche genetiche particolari.

Per carità, siamo complesse e a volte “arzigogolate” ma abbiamo delle risorse davvero incredibili. Sara’ il fatto che portiamo nel grembo una piccola vita destinata a diventare un uomo o una donna; sara’ che ce ne dobbiamo distaccare appena lo abbiamo messo al mondo; sara’ che dobbiamo condurlo nei primi passi….sara’ perché diventiamo madri un po’ alla volta osservando nostro figlio e siamo madri diverse per ogni figlio perché ci adattiamo alle sue caratteristiche per meglio farlo emergere. Siamo più abituate ad adattarci a situazioni diverse; abbiamo una mente molto piu’ aperta e abituata ad accogliere e a dare. Sfido qualsiasi madre a negare che in base al carattere dei propri figli agisce in un modo piuttosto che in un altro. In famiglia, che in fondo e’ una piccola azienda, siamo l’ago degli equilibri e se non riusciamo in questo ruolo la famiglia, capita spesso, va a rotoli. Siamo mediatrici, osservatrici, teniamo sotto controllo tutti i componenti della famiglia, le loro personalità, le loro diverse caratteristiche, persino i “figli” pelosi, ma sembra ci venga naturale e a volte non gli diamo il giusto peso perche’ ci pare ovvio. Io dico che siamo proprio brave, invece.

Forse per questi motivi abbiamo una visione diversa di ciò che ci circonda e siamo naturalmente più abituate ad uscire dagli stereotipi e ad avere un progetto nella testa secondo il nostro punto di osservazione che e’ molto ampio.

Nella dirigenza  non siamo inquinate da prototipi di management tipicamente maschili perché e solo da poco che siamo, in qualche azienda, al posto di comando.

I manager vedono le cose dalla stessa angolazione, seguono le stesse regole di sempre. Quelle poche donne arrivate ai vertici recentemente  vivono una vita diversa, e vedono le cose diversamente non adeguandosi alle antiche e radicate visioni ma sulle proprie realizzando politiche aziendali non usuali e pero’ vincenti. Proprio perché sperimentano osservando la realtà , quindi partendo da ciò che hanno sotto gli occhi in quel momento, in quel periodo. Domani vedranno un’altra cosa, la prospettiva cambia, analizzeranno la nuova angolatura.

Fare un lavoro con soddisfazione, col cuore e con l’anima, sentirsi valorizzati e rispettati, ricoprire un ruolo che appaga e di cui si e’ ripagati economicamente e moralmente e socialmente e’ la realizzazione di una buona vita.

Il lavoro che queste donne stanno facendo e’ difficile ma fondamentale a creare una nuova    cultura aziendale per adottare soluzioni diverse con visioni più innovative e ridare energia ad una società tanto mortificata in questo periodo.

 “Vogliamo valorizzare e far circolare pensieri e pratiche innovativi che vengono dalle donne nel management. Per allargare gli orizzonti manageriali con beneficio per le aziende e per chi vi lavora.”

SPOSTARE I LIMITI SENZA ROMPERLI

Da “Esplorare i confini”

“CONTA QUESTA “NORMALITÀ” NON LE SPLENDIDE ECCEZIONI”.

Per dire che tutte possiamo trovare una possibilità, qualcosa alla nostra portata.

SPOSTARE I LIMITI SENZA ROMPERLI
Luisa Pogliana e Maria Cristina Koch

Aggiungo:

questa dovrebbe diventare normalita’, invece fa notizia

 

 

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IL MIO #JOB CLUB E’ COME UN PICNIC SUL BALCONE

IL MIO #JOB CLUB E’ COME UN PICNIC SUL BALCONE

IL MIO #JOB CLUB E’ COME UN PICNIC SUL BALCONE

Il mio Job Club e’ iniziato circa un paio di mesi fa e si e’ svolto in QF, un co-working creato da due giovani neo mamme.

Casualmente, o forse no, il gruppo che si e’ presentato fin dalla prima sera era formato da donne, tranne un giovane che alla volta successiva ha ben pensato di non ripresentarsi. Unico uomo in mezzo a tanto gentil sesso si sara’ sentito un pesce fuor d’acqua. I nostri incontri settimanali sono stati decisamente unici e incredibili, man mano che si procedeva in questo percorso mi rendevo conto di un gruppo unico e molto forte. Competenze di elevato livello, donne e mamme dai 50 anni in giu’, li, insieme, per cambiare o cercare un lavoro; in ogni caso alla ricerca di una propria dimensione non solo professionale.

IL MIO #JOB CLUB E’ COME UN PICNIC SUL BALCONE

La nostra guida Daniela Tidone della Scuola triennale di counseling – Sistema Eduzione ha condotto il “gioco”, i test, le analisi.  Quante volte ci ha detto quanto la scuola di counseling le ha cambiato la vita. Non faccio fatica a comprenderlo.

IL MIO #JOB CLUB E’ COME UN PICNIC SUL BALCONE

Il percorso si snocciola di volta in volta non solo nello spiegare come si fa un curriculum o un colloquio di lavoro. Notizia assai interessante, ma non il cuore della questione o della situazione da tutte noi vissuta.

Nella realtà siamo state invitate, una per una, a cercare non solo un nuovo lavoro, un nuovo settore nel quale inserirsi anche a 50 anni, ma a conoscerci meglio e a verificare se attraverso competenze messe sul piatto, anche non lavorative,  ci fosse qualcosa che ci illuminasse lo sguardo come quando si pensa ad un sogno, si pensa a qualcosa che appaga.

Ecco quindi che si stravolgono le aspettative e le si proietta in campi che mai ci saremmo aspettate di voler esplorare. Bellissimo anche il desiderio di volersi aiutare l’un con l’altra.

Così abbiamo creato una sorta di Banca Ore attraverso la quale ognuna ha messo a disposizione del gruppo le proprie competenze e, previo accordo,  avrebbe potuto approfondire o capire o imparare qualche competenza delle altre per procedere nella ricerca del nuovo lavoro. Oppure avrebbe potuto analizzare qualche argomento utile alla propria vita.

Il gruppo ha subito qualche abbandono, ma il nucleo, presente fin dalla prima sera, ha continuato sempre più coeso e unito, con intese inaspettate e feeling che si stanno consolidando.

Oggi riflettevo sul valore di questo percorso che sta dando dei frutti non indifferenti e non soltanto nella ricerca del lavoro.

il Job Club ha come scopo quello di mettere insieme persone diverse che uniscono le proprie energie in un momento dove la ricerca del lavoro può essere difficile, avvilente castrante angosciante e deprimente.

Un vecchio detto dice “L’unione fa la forza”. E’ vero!

Condividere le proprie esperienze, o angosce , o difficoltà fa sentire meno la solitudine di un periodo difficile.  Discuterne insieme, aiuta a cercare insieme alternative. Cio’ che non viene in mente a te può venire ad un altro. L’esperienza dell’altro può suggerire soluzioni a te.

Non so per quale motivo ma spesso, in questi ultimi mesi, questo Job Club mi ricorda quando sono rimasta in cinta di Veronica, la mia prima figlia. Non ci si rende conto di aspettare un bimbo fino a quando non si muove per la prima volta dentro di te. Tutti dicono che quel movimento assomiglia alle farfalle nella pancia dopo un colpo di fulmine. Non e’ così. In quel caso senti che sono i tuoi organi che si muovono e provocano quello sfarfallio. Mentre quando e’ un bimbo, ci si rende conto che e’ altro da te che si muove all’interno di te e il fruscio leggero, appena accennato e’ la prima consapevolezza che stai portando dentro di te un altro essere umano  che ti appartiene, almeno fino al parto.

Potresti parlarne con molte donne, anche tua madre che ha sentito te per la prima volta in modo analogo, ma non sara’ mai come l’hai sentito tu. Con il secondo, il primo movimento e’ stato totalmente diverso. Comunque in quel meraviglioso viaggio avventura, inevitabilmente, mi sentivo sola e quella sensazione non mi piaceva, nonostante fossi affascinata ogni giorno da un miracolo così incredibile come una gravidanza, per giunta la prima.

Mi iscrissi ad un corso pre-parto di acquagym e solo lì riuscii a condividere ogni minuto di quella fantastica avventura, con gli stessi entusiasmi e le stesse paure e, quando abbiamo partorito, siamo rimaste amiche continuando a condividere argomenti di genitori e figli, l’adolescenza, la maturità, l’università continuando a scambiarci informazioni e a confrontarci.

Così percepisco questo Job Club, nato per la necessita’ di essere aiutata a trovare la strada e gli strumenti per reinserirmi nel lavoro e adesso lo sento come la nascita di una nuova vita. All’inizio mi dicevo mha! Servirà a qualcosa, dove mi porterà.

Mi sta portando in situazioni che mai avrei lontanamente immaginato. Mi sta conducendo in ambienti nuovi, contatti interessanti, la disperazione dell’inizio e’ totalmente cambiata mutandosi in nuovi entusiasmi e scoperte.

Qualcuna di noi ha cambiato lavoro, qualcuna sta elaborando come migliorarlo e come farlo evolvere affinché le calzi meglio addosso,qualcuna con il supporto della competenza di un’altra sta avviando un nuova strada, qualcuna sta cercando di focalizzare che direzione deve prendere nel prossimo futuro.

Tutto ciò e’ grandioso e, aggiungo che, mentre la società  lavorativa ti fa sentire emarginato per eta’, perché  non ti e’ stato rinnovato un contratto, perché sei stato all’estero per 1 anno o perché hai un curriculum variegato e vieni considerato un’inconcludente o poco affidabile, questo percorso rafforza le capacita’ di ognuno, rende giustizia alla personalità di ognuno, rimettendolo al centro dell’attenzione per il suo stesso valore; insomma energia pura che  ricarica le pile.

Così con il gruppo, abbiamo deciso di vederci anche fuori dal co-workng che ci ospita, di frequentarci e continuare a confrontarci cercando di aiutarci.

Mai avrei immaginato che sabato scorso potessimo organizzare una delle cose che più mi rimarranno in mente di questa avventura.

Minacciava temporale ma avevamo organizzato un Picnic serale per stare insieme un paio d’ore, dopo aver cercato varie soluzioni  e avendo il desiderio comunque di trovare un posto tranquillo ed economico.

Francesca ha messo a disposizione una pagnotta di pane nero e cereali e ben due bottiglie di vino bianco da lei imbottigliate. Il resto del gruppo ha portato qualcosa che accompagnasse quel meraviglioso pane.

Ma dove?

Dopo vari messaggi e ipotesi, Francesca ci ha ospitato sul suo balcone all’ottavo piano da cui si vedono le montagne .

Ha apparecchiato per terra con un telo rosso e cuscini giganti, e in 2 mq di spazio ci siamo godute la serata.

 

Niente pioggia ma una gradevole brezza, un cielo limpido  e un tramonto meraviglioso che calava sulle montagne in lontananza. Pane, vino, creme di formaggi, bruschette …uno spettacolo.

IL MIO #JOB CLUB E’ COME UN PICNIC SUL BALCONE

Un picnic su quel balcone che non dimenticherò mai grazie al Job Club.

4 donne, nuove amiche nella stessa barca, nelle stesse necessita’, piene di ricchezza interiore e competenze in campi diversi,  ma spontaneamente ritrovate  per il piacere di unire le forze e conoscerci meglio.

Il Job Club mi ha permesso di entrare in contatto con il Self Empowrment di Massimo Bruscaglioni e il Conseling di Maria Cristina Koch, con sistema Eduzione e Monica della Giustina e La Casa di Vetro.

Sto conoscendo persone ricche di umanità, positive, in gamba e pronte ad essere di supporto per un consiglio o un confronto. Chissà  cos’altro mi aspetta.

Se penso a qualche mese fa, quando ero disperata, mi guardo indietro e con grande gioia vedo quel periodo lontanissimo e mi sento piena di nuove speranze e avventure da scoprire.

Anche solo per questo il Job Club ha fatto effetto.

IL MIO #JOB CLUB E’ COME UN PICNIC SUL BALCONE

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